giovedì 13 gennaio 2011

Link - 13 Gennaio

  • Un bell'articolo uscito sull'Espresso nel 1977 e rispolverato da Gilioli, su un giovane imprenditore milanese, Silvio Berlusconi;
  • Il Buongiorno di Gramellini su scuola, famiglie e cellulari;
  • Di nuovo Gramellini sul nuovo nome del pdl, e in aggiunta il generatore automatico di nuovi partiti di Berlusconi, di Metilparaben;
  • Dal Post, spezzone di Ballarò di martedì sera, in cui Rodotà da lezioni a Gelmini e Cota;
  • Visto che a noi italiani non ci sconforta più niente, un'altra desolante immagine dei paesi europei che riconoscono un qualche tipo di unione omosessuale, dal blog di Giovanni Fontana;
  • Spinoza sul nuovo nome del pdl, la Giffords e il papa;
  • Foto di Haiti, un anno dopo il terremoto, da Big Picture;
  • Ultimamente mi piace seguire saltuariamente la NBA, c'è un giovane (1989) cestista di nome Blake Griffin al primo anno di NBA che è enorme e fa schiacciate sensazionali (la butta dentro da un metro sopra il canestro), questa è la sua top ten del 2010.

Buonumore

La Musica... Solo la Musica ci mette in contatto con l'Assoluto. E più di tutte le altre arti ci mette in comunicazione con l'artista, come intellettuale ma soprattutto come uomo. C'è qualcosa di mistico in un'esperienza estetica come quella musicale, qualcosa di esoterico, di occulto, di inspiegabile. I 5 sensi sono tutti importanti, ma strutturalmente gerarchizzati. Il tatto e la vista sono terreni. L'olfatto e il gusto sono terreni ma permeati anche di qualcosa di spirituale, ministri di memoria.

Ma solo l'udito, SOLO l'udito ha, oltre a tutte queste cose, anche una prerogativa tutta divina.

martedì 11 gennaio 2011

Proletariato? Ma va là...

Cari amici,
terzo post in un giorno. Ho una domanda per tutti quanti... Qual'è la condizione del proletariato oggi? Oddio... Ma ho usato davvero quella parolaccia? PROLETARIATO? Ma non ero io quello che, qualche post fa, promuoveva un'emancipazione da certi concetti del passato? Che cosa succede?

Ve lo spiego io cosa succede. I luoghi in cui si discute, questo blog compreso, si attaccano troppe volte a dei ragionamenti astratti che rischiano di dimenticare la natura concreta delle cose. Forse questo era ciò che, una vita fa, il buon Fabione voleva dire con quel commento scambiato per supercazzola. E beninteso che io sono un vero maestro a fare ragionamenti astratti, storiografici o filosofici, come saprà chi si prende la briga di leggere i miei prodotti grafomani. Ebbene ora voglio, in un qualche modo, ispirato dalle nobili parole di Marchionne di questi giorni, tornare a certa concretezza perduta.

L'assunto fondamentale è che il proletariato esiste. Esiste. Quante volte si è sentito dire che certe distinzioni non ci sono più? Che il proletariato non esiste più? Come se il miglioramento delle condizioni di vita cambiasse l'oggettiva (ma guai a nominarla) differenza sociale che vive nella nostra civiltà. Ma di che cosa parlo? Parlo di coloro, un pò più modernamente che dal passato, che vivono solo ed esclusivamente con i frutti del proprio lavoro e, spesso, stenterebbe, se non esistessero i fidi bancari, a chiudere il mese dignitosamente. Coloro che non possono fronteggiare spese improvvise. Coloro che non hanno alcun tipo di proprietà o aiuto esterno (la base economica di una famiglia alle spalle). Coloro che senza il loro lavoro sono perduti. Perciò per me, seppur in una accezione forse più ampia, il proletariato esiste. Ma è innegabile che le cose sono cambiate. Non stiamo parlando di neorealismo italiano (famiglie composte da padre, madre e 8 figli... Magari ci sono alcuni di noi che hanno uno o entrambi i genitori nel ruolo dei figli di cui sopra, il che probabilmente non comporta una situazione favorevole, ma su questo sorvolerò). Che cosa è cambiato? E' la CONSAPEVOLEZZA. La classe operaia (consentitemi questo supposto anacronismo che tanto anacronismo non è) è divisa, perduta, si appoggia ai valori per essa sbagliati, non ha più una classe politica di riferimento. Non è, in definitiva, più consapevole di ciò che è. Nel migliore dei casi si ritrova, nell'anno 2011, ad avere a che fare, proprio per questa inconsapevolezza e per altri fattori esterni, con dei ricatti inauditi e databili anni Sessanta. Mio padre ha dormito in fabbrica 8 mesi ai tempi affinchè certe cose cambiassero. Anche grazie a queste lotte sono cambiate. E ora si sta azzerando tutto. Anche perchè il potere dato al lavoratore è nullo, in questi tempi (su come "fattori esterni" o "questi tempi" abbiano annullato tale potere dirò un'altra volta). Non so se siano più possibili azioni come quelle di allora. E poi, come dicevo, la classe operaia non sa più con chi, con cosa identificarsi (giacchè per il mondo essa non esiste praticamente più) e quindi è bloccata nel suo agire.

La cosa preoccupante è che nessuno sembra curarsene. Da un lato c'è un colto tedesco che si turba per un pene coperto da un profilattico in una scuola media. Dall'altro abbiamo giovani intellettuali (anche qui) che si baloccano su questioni formali, certi di potersi non preoccupare troppo di certi problemi relegati ai confini. Al centro, ed è la maggior parte della gente, c'è chi crede che certe cose non esistano più, che chiunque ne parli sia un populista o un (lo dico piano) comunista che tira fuori le solite vecchie menate sul (oddio... no no... NOOOO) PROLETARIATO.
Il vostro corrispondente dall'Emilia

Tristan und Isolde: COMMENTO

Cari amici,
finalmente il tanto atteso commento finale. Altre opere non richiederanno un tale dispiego di forze.

L'orchestra che per prima dovette eseguire il "Tristan" dopo uno sguardo alla partitura dapprima si rifiutò di suonarla. Dovrebbe bastare questo a rendere la rivoluzione in atto con questo lavoro. Pensate per un secondo a come funziona qualsiasi musica "normale" (non parlo delle grandi sperimentazioni elettroniche o degli enormi passi avanti fatti con il metal, il punk o il rock dagli anni Settanta in poi): una serie di suoni, una melodia, che poi chiude in un modo "definito" (io non conosco la teoria della musica, ma ho un'idea di cosa si sta parlando: esistono leggi, nei sistemi tonali, che regolano quali debbano essere le note a disposizione). Per la prima volta, nel Tristan, si vede che le melodie, i gruppi di suoni, sono volutamente "spezzati", sospesi, senza soluzione, a rendere la passione che prende i due amanti e che non trova sazietà in questa vita. La partitura è piena di dissonanze, spesso impercettibili. Inutile dirlo, la prima vera risoluzione e definizione del suono si ha nel finale Liebestod di Isolde, in cui ogni dramma trova pace. La sensazione è allora di stasi, di sonnolenza, di cristallinità, di ultimo sospiro. Gli allestimenti moderni dell'opera sono arditissimi. La presenza scenica e gli atti compiuti sono quasi nulli, incuranti dello spettatore ottocentesco, poco preparato a una simile visione cinematografica. Il peso dato alla parola e all'impianto poetico, tutto di mano wagneriana, con tanto di assonanze (Liebe-Leben-Sterben, amore-vita-morire) è totale.

I temi musicali usati da Wagner per richiamare le situazioni sono sottili, a differenza che in altre opere. Se in altre opere wgneriane i temi sono associati a oggetti e facilmente riconoscibili, qui è tutto come filtrato, come chiuso in una campana di vetro. Il tema dello sguardo, il tema della passione, il tema della morte per amore sembrano tutti figli della stessa idea sonora e serve un pò di allenamento per individuarli. Un esempio di come essi sono usati a livello drammatico, a confermare l'assunzione della musica a personaggio principale? Quando Tristan spira tra le braccia di Isolde, si sente il tema dello sguardo, lo stesso che si era sentito dopo che avevano bevuto il filtro ma interrotto bruscamente a metà. Il sorgere del sole alla fine del secondo atto quando i due vengono scoperti è accompagnato da una variante del tema della morte per amore, profezia del loro destino.

Wagner è troppo spesso dimenticato anche come poeta. Il suo testo è indubbiamente prolisso, incredibilmente irreale e incompatibile con un film moderno (la litigata tra gli amanti nel primo atto è costituito da una decina di cicli di 3 minuti di parole ciascuno in media; la lentezza della scena non sembra voluta per un intento espressivo o canzonatorio nei confronti del pubblico ottocentesco, e questo è un difetto innegabile). Eppure le trovate e gli apporti personali del compositore alla storia (il fatto che i due si amino PRIMA di bere il filtro, l'assenza di motivi medioevali troppo marcati che facilitano la rappresentazione in epoche moderne, l'imprintig filosofico di tutto il testo) sono fattori che impreziosicono di molto la struttura e la valutazione generale del lavoro. Vista dal vivo, la scena d'amore è un momento mistico, una fuga dalla realtà, in termini estetici e non solo. D'altro canto, il monologo infinito di Tristan nel terzo atto è una sfida ardua anche per un appassionato incallito come me: la musica è ferma, le parole si susseguono con una lentezza misurabile, dopo un pò arrivi a chiederti: ma quando finisce?

Le ultime critiche sono per eventuali neofiti. SCONSIGLIO vivamente la visione o l'ascolto di quest'opera senza una preparazione adeguata. A preparazione avvenuta, che è un pò lo scopo di questa rubrica, si potrà affrontare qualsiasi cosa, quindi anche questa.

Capolavoro insuperato, il mio voto da 1 a 5 è 4 e mezzo. Una volta che lo si può avvicinare è in grado di regalare tanto. Spesso fanno capolino suoni che non avevi mai sentito negli ascolti precedenti, che ti trasmettono qualcosa di nuovo, di diverso sulla vicenda che, diciamocelo, archetipica quanto vuoi ma un pò banalotta (almeno senza l'aggiunta metafisica di Wagner).

Curiosità. Assieme alla Tetralogia (per cui però il discorso è completamente diverso), il Tristan è l'unica opera di Wagner rilevante a non prendere ispirazione da temi religiosi. In essa, e in modo diverso nel Parsifal (che andrò a vedere a Torino a fine mese), ha messo credo la sua vena irriverente e meno convenzionale, presentando i due eroi come privi di una qualsiasi religiosità riconducibile a quella cristiano-protestante. Una morale e una religione la loro, in definitiva, unicamente volta all'espressione del loro ego e del loro amore.
Hitler era ossessionato dalla visione nichilistica del Tristan. A Vienna, quando ancora barboneggiava o si arabattava qui e là, l'ha visto all'opera quaranta volte (fonte documentata: si veda la biografia di Hitler scritta da Joachim Fest). Del resto non aveva i CD come li abbiamo noi.

Il vostro amico corrispondente dall'Emilia

Ciao Faber

Cari amici,
solo un paio di righe in memoria del grande poeta genovese (18 febbraio 1940-11 gennaio 1999). Sono certo che merita un posto particolare nella memoria di tutti i genovesi e di tutti gli italiani in genere. Nei vostri commenti vi prego di ricordare alcuni dei brani che preferite. Lo farò pure io.
IL CHIMICO

Oggi al Parlamento


Oggi, dopo 19 giorni di vacanza il parlamento è tornato al lavoro, e in aula i presenti erano ben 9 su 630, contando il vicepresidente Buttiglione. Si prospetta un grande anno per la nostra classe politica.


lunedì 10 gennaio 2011

Link - 10 Gennaio

  • Gramellini sulle celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia;
  • Matteo Bordone sulla nascita del figlio di Elton John e compagno, molto interessanti le sue riflessioni;
  • Leonardo su Cesare Battisti e sulla Lega Nord;
  • Tempo di raccolte di fine anno: la prima è una bellissima raccolta del Post delle notizie dell'anno in ogni paese del mondo, una per paese. Un lavoraccio, ma un gran bel risultato!
  • Seconda raccolta: timeline dei film dei 2010, con incassi settimana per settimana;
  • Altra raccolta di fine anno -questa volta di Repubblica-, dei crimini e dei criminali più improbabili del 2010;
  • Con un po' di ritardo, l'ultimo post del 2010 di Spinoza;
  • Le prime foto dell'anno di Big Picture, sull'eclissi solare e sul referendum in Sudan.
  • Una bella rassegna di foto di street art con le strisce pedonali e altre strisce stradali segnaletiche;
  • Un po' di video belli e/o divertenti, da Giavasan;
  • Il meraviglioso video di presentazione dell'ennesima Era Glaciale, col solito Scrats.


No all'educazione sessuale!

Da un articolo di Repubblica.it veniamo a conoscenza del pensiero del papa su educazione sessuale e altri insegnamenti blasfemi: "Proseguendo la mia riflessione - ha detto Ratzinger - non posso passare sotto silenzio un'altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un'antropologia contraria alla fede e alla retta ragione".

Provo a indovinare quali sono gli insegnamenti all'indice:
1. il preservativo e` un contraccettivo
2. la masturbazione non provoca cecita`
3. la pillola del giorno dopo non e` da considerarsi omicidio preterintenzionale
4. omosessualita` e pedofilia non sono facce della stessa medaglia
5. chiunque compia abusi su un minore va denunciato alle forze dell'ordine
6. il vescovo non appartiene alle forze dell'ordine
7. ...

Qualcuno vuole aiutarmi con altri punti?


NB:
Nel caso in cui qualche fedele Ratzingeriano si sia sentito offeso, voglio chiarire che ho scritto una provocazione.
So che i termini della questione andrebbero trattati con maggiore serieta` ma il punto e`: il papa preferisce abolire l'educazione sessuale e tornare ai tempi in cui di certe cose non si poteva parlare? Si o no?
E` davvero cosi assurdo pensare che in uno stato democratico, aconfessionale, l'educazione (sessuale e non) si possa basare su valori laici e non su valori vaticani?
E poi scusate, se c'e` qualcosa di "contrario alla retta ragione" non e` forse la fede in una religione? E non lo dico con spregio, anzi, e` proprio quella la meraviglia delle religioni: saper dare risposte sconcertanti a domande che l'uomo si pone.

Sarei seriamente interessato a discorrere di questo ed altro.

Breve lezione di opera

Cari amici,
per comprendere appieno la portata del "Tristan und Isolde" di Wagner ho bisogno prima di trasmettervi qualche nozione sull'opera del periodo precedente.

Un'opera è una rappresentazione teatrale musicata. Prima di Wagner il "peso" dato alle voci era straordinariamente più grande che quello dato alla musica. Essenzialmente essa fungeva quasi sempre da mero accompagnamento alla voce. All'ascoltatore moderno le opere settecentesche e del primo Ottocento danno la sensazione fastidiosa di essere "un pò tutte uguali" dal momento che le forme canoniche della tonalità erano codificate e il pubblico colto dell'epoca poco accettava mutamenti nella struttura. L'opera era a "forme chiuse", vale a dire una serie di "numeri" vocali, con la musica che si interrompe alla fine di ciascuno. Talvolta si ha l'idea che anche la storia narrata sia in secondo piano (una volta ho visto un'opera bellissima che però aveva l'inconveniente di essere un pò ripetitiva... Un figlio che vuole vendicarsi della morte del padre afferma di volerlo fare QUATTRO volte diverse nell'opera, cinque minuti ciascuna volta, risultando quasi ridicolo...). Tant'è che un ascoltatore di musica classica in genere SA che la musica va cercata nelle sinfonie e nelle opere DOPO la metà dell'Ottocento. I meriti dell'opera precedente sono altri ma non è questa la sede per parlarne.

Ebbene. Con Wagner alcune insofferenze presenti già da qualche tempo e sporadicamente nel panorama degli operisti dell'epoca trovano piena espressione. E proprio nel "Tristan und Isolde". Dell'opera particolare parlerò la prossima volta. Ora continuo spiegando cosa accade con Wagner. La sua idea di "opera d'arte totale" (Gesamtkunstwerk) prevede pari peso alla voce, alla musica e alla presenza scenica. In realtà i pesi dati a ciascun aspetto variano di opera in opera. Quasi sempre in lui si vede una prepotente invasione della musica, un'idea molto vicina alla nostra sensibilità, non abituata a lunghe declamazioni di una voce che gorgheggia. Altra rivoluzione: la musica non si interrompe MAI (se non tra un atto e l'altro), in uno svolgersi autoreferenziale che nulla più ha a che vedere con l'accompagnamento di alcuni numeri da circo. Si tratta a tutti gli effetti di un ulteriore personaggio. Ultima genialata, una cosa che può apparire scontata, ma non lo è, alla luce dell'impressionante stasi precedente: ogni situazione psicologica, ora che la musica non si ferma mai, può essere resa con un motivo musicale che si può riutilizzare, variato o con strumenti diversi, in punti diversi del dramma, per richiamare, raccontare, spiegare, commuovere o far sorridere. Un'idea quindi tutta diversa dalla precedente.

Ora ho le basi per spiegare il "Tristan und Isolde". Una volta in Portogallo ho visto una storia dell'umanità in breve su dei pannelli. Una delle date era il 10 giugno 1865, la prima assoluta del "Tristan".

A presto cari amici...

Il vostro corrispondente dall'Emilia

domenica 9 gennaio 2011

Buon Compleanno da Sarzana

Sono stato impegnato tutto il giorno e nonostante la latitanza degli ultimi tempi ci tengo a fare anch'io gli auguri di buon compleanno al Quinto Postulato, quindi pubblico questa magnifica vignetta che solo i migliori matematici possono comprendere nella sua verità di fondo!Dovrei essere riuscito a pubblicare entro la mezzanotte, uff!
Infine vorrei salutare l'arrivo del buon vecchio One -che si aggiunge a questa schiera di poveri scrittori in erba- esprimendo il mio giudizio sul film di Eastwood: per me 1 stellina!

HEREAFTER : 5 stelline?


















Ah ah ah ci sono anche io!!! spettacolo...belin vi vedevo sempre smanettare su sto blog e, come il bambino viziatello che vede gli altri bambini divertirsi con il giocattolo nuovo, ho deciso di divertirmi un pò anche io.
Venerdi sera ho visto Hereafter di Clint Eastwood e, deluso dalla visione, sono andato un pò curioso a vedere la valutazione de "Il Secolo XIX" del film in questione; il voto funziona nel seguente modo:
1 stellina = mediocre
2 stelline = discreto
3 stelline = buono
4 stelline = da non perdere
5 selline = capolavoro

e indovina un pò il buon Clint quanto prende?? 5 stelline!!! questa è proprio grossa, non è che solo perchè è Clint Eastwood gli è dovuto qualcosa, anzi uno ha grandi aspettative e al limite ne rimane più deluso. Ok il voto è soggettivo e bla bla bla..ma un capolavoro è qualcosa che rimane per sempre , che segna, che riguarderesti 100 volte, che straconsigli a tutti...questo è un film di cui parli 10 minuti e se ti chiedono: "bello?", rispondi "si, carino". Cioè non è tutto da buttare, gli spunti positivi ci sono, ma per essere un capolavoro ne ha di strada da fare e adesso mi spiego meglio.
La storia non è originale, ne abbiamo viste a migliaia, la capacità del regista si vede nel modo di raccontare alcune tematiche: il dramma della vita del sensitivo resa difficile dal dono/condanna (vedi storia con l'infoiata del corso di cucina), il destino che gli ripropone la sua natura nonostante lui tenti di scappare, lo scetticismo con cui viene affrontato il tema dell'aldilà...Clint è bravo nel non rendere patetiche le scene in cui il protagonista usa il "dono" ( trucco usato: ritualità ridotta all'osso cioè solo tocco delle mani, e visione di una specie di aldilà molto vago e senza dettagli), la narrazione è lenta ma mai noiosa, lo spettatore segue la storia aspettando l'evoluzione degli eventi che in realtà non arriva mai se non in una fuga in cui il sensitivo, come guidato dal destino, trova la donna della vita solo perchè, avendo vissuto la morte, può toccarle la mano senza avere visioni!!
Detto questo per me sono 3 stelline, c'è l'attenuante della difficoltà nel trattare temi di questo tipo; ok ok il giudizio è soggettivo, se qualcuno vuole può dargli 4 stelline...ma 5 scordatevelo!!!!


Altri spunti: 1) la canzone di sottofondo nel trailer del film è Sia - Lullaby (ninnananna)

2) l'attrice belga che interpreta la giornalista francese è Cecile De France (mai sentita), ed è una discreta topolona (è nella foto che ho inserito, non sono capace a metterla qui a fianco!!)

3)parlando di altri film di Clint eastwood, per me "Gran Torino" prende 4 stelline e "Invictus" ne prende 5.

Vabbè ragazzi adesso basta che è dai tempi del liceo che non scrivo piu' di tre righe di pseudoitaliano ....

Intervista a Golser


La posizione di Golser espressa in televisione nell'intervista con Lilli Gruber su La7. E sugli abusi sessuali ci sarà un vertice con il procuratore Rispoli

BOLZANO. «Il celibato? Un grande valore e una grande disciplina, ma non è un dogma: se ne può parlare».
Lo ha detto il vescovo di Bolzano-Bressanone Karl Golser, ospite su La 7 della giornalista altoatesina Lilli Gruber, conduttrice di Otto e mezzo. Secondo Golser, dunque, i tempi sono maturi per discutere il celibato sacerdotale. Quest’obbligo è dettato da una norma del Diritto Canonico che affonda le radici nell’XI secolo, ma non è un dogma di fede: in teoria può essere modificata. Infatti, lo stesso obbligo non è previsto per le chiese di rito orientale, che hanno una struttura normativa differente rispetto alle chiese latine.
Il dibattito sul celibato sacerdotale è esploso con lo scandalo della pedofilia. E’ stato soprattutto il teologo svizzero Hans Kung, con una serie di riflessioni pubblicate anche su Repubblica, a spingere su questo tasto. Amico negli anni della gioventù di Ratzinger, Kung è stato successivamente allontanato dall’i nsegnamento della teologica cattolica proprio per le sue posizioni ritenute dalla Chiesa troppo «progressiste». L’accostamento tra pedofilia e celibato è un’equazione che è stata però respinta con forza dalla Chiesa («il problema nella società tocca indifferentemente celibi e sposati») e a metà marzo papa Benedetto XVI è intervenuto ribadendo la «sacralità» del celibato sacerdotale. Parole che qualcuno ha interpreato come una netta chiusura.
Golser, che in passato ha collaborato con il Papa, non è nuovo ad interventi che si smarcano da quello che è comunemente ritenuto il pensiero dominante all’interno delle istituzioni ecclesiastiche. Aveva stupito, ad esempio, alla vigilia della nomina a capo della chiesa altoatesina, la sua apertura sulla tutela giuridica degli omosessuali, pur ribadendo un «no» deciso all’unione matrimoniale per i gay. Ora questa uscita sul celibato sacerdotale, che senz’a ltro farà discutere. Quella di Golser è una voce ascoltata: non va dimenticato che è presidente dell’Associazione dei teologi moralisti italiani. Da notare che un pensiero analogo a quello espresso ieri sera da Golser in tv è stato manifestato recentemente da Carlo Maria Martini, cardinale emerito di Milano e «pulpito» autorevole della Chiesa.


Tornando alla pedofilia, alla Gruber Golser ha detto che «solo adesso la Chiesa Cattolica ha la conoscenza vera e propria che la pedofilia non può essere guarita. Prima si pensava che un sacerdote, se riconosceva di aver sbagliato ed era disposto a fare una terapia, potesse essere inserito in un’altra struttura pastorale. Oggi si sa che non è così e anche la Chiesa chiede la loro rimozione». Quanto ai casi dei sacerdoti omosessuali, Golser ha precisato: «Bisogna distinguere tra pedofilia e omosessualità, che invece non è una malattia. Per l’esercizio del sacerdozio, ciò che vale per eterosessuali vale anche per gli omosessuali, ovvero la capacità di vivere secondo le regole della Chiesa».
Il vescovo ha anche annunciato che lunedì prossimo incontrerà il procuratore Capo della repubblica di Bolzano, Guido Rispoli. Un incontro che nasce dall’iniziativa avviata dalla Diocesi per raccogliere on-line le segnalazioni delle vittime (vere o presunte) di abusi sessuali da parte di rappresentanti della Chiesa cattolica in Alto Adige.
La Procura ha apprezzato la scelta della Diocesi, ma anche ricordato che eventuali abusi vanno immediatamente segnalati alla magistratura, a meno che non ci si trovi di fronte ad episodi che palesemente sono caduti in prescrizione. «Fino ad ora ho riscontrato cinque-sei casi veri di abusi, su una cinquantina di segnalazioni pervenute sul nostro sito - ha detto il vescovo a La 7 - si tratta di vicende drammatiche risalenti a 30-40-50 anni fa, su cui le vittime oggi hanno bisogno di esprimersi». I tempi indicati da Golser, fanno ritenere che non ci saranno segnalazioni che potranno tradursi in inchieste.
Rispoli ieri ha ribadito di apprezzare non poco l’atteggiamento di collaborazione della curia altoatesina: «Una volontà di dialogo che il vescovo Golser ha già dimostrato in passato», ha aggiunto il procuratore. I tempi del grande freddo scoppiato durante il caso don Carli sembrano davvero lontani


Tristan und Isolde: TRAMA

Cari amici,
do ufficialmente inizio alla mia rubrica d'opera, che Ballets ha con grande sensibilità individuato come una possibilità interessante di ampliare il blog. Grazie amico!
Non inizio con uno svolgimento storico dell'opera. Vado più a sensazione. Propongo oggi un capolavoro del solito Wagner (manco a dirlo... varierò lo giuro!).

La trama è patrimonio della cultura archetipica di tutta Europa, base ed ispirazione di altre storie simili. Le versioni della storia sono molto varie e spesso in contraddizione tra loro. Esistono intere biblioteche dedicate ai significati storici, politici, psicoanalitici sottesi alla storia dei due amanti sfortunati. Qui mi limito a dare un sunto della trama nella versione wagneriana, dotata di alcune geniali modifiche che più la avvicinano alla nostra sensibilità moderna.

Tristan è un cavaliere inglese di un Medioevo fuori dal tempo che uccide un cavaliere irlandese per affermare la superiorità dell'Inghilterra, ma rimane ferito gravemente. Viene tratto in salvo su una zattera da Isolde, principessa irlandese, e curato. Dopo del tempo la giovane si rende conto che egli è un nemico e sta per ucciderlo, quando i loro sguardi si incontrano. Perciò lo risparmia e lo lascia andare senza una parola. Tristan torna alla corte di suo zio, il re Marco, e gli propone in moglie proprio la principessa irlandese, certo che questo accrescerà il suo prestigio e porrà fine alle ostilità tra i due paesi. L'opera inizia sulla nave che sta portando Isolde alla corte di re Marco, scortata da Tristan. La donna è visibilmente agitata e delusa dal comportamento di Tristan, che credeva di non rivedere mai più. Perciò, dopo una lunga chiaccherata con la sua ancella, le impone di preparare un veleno mortale per Tristan, che la evita. L'ancella prepara allora al suo posto un filtro d'amore. Durante la violenta litigata che segue tra i due giovani, Isolde finge di essere pronta a sposare Marco, ma di voler prima chiarire. Tristan giunge a capire i reali intenti di Isolde ma beve comunque parte del filtro. Isolde gli strappa la coppa di mano e ne beve a sua volta. Convinti di stare per morire, si guardano come quella prima volta e si abbandonano all'amplesso amoroso. L'ancella accorre e li informa disperata dello scambio dei filtri. Mentre la nave attracca e il re si avvicina, i due vengono separati.


Notte. Isolde attende di spegnere la torcia davanti alla sua stanza, segnale convenuto con Tristan per vedersi. La sua ancella la avverte che la caccia organizzata da re Marco per quella sera probabilmente è una trappola. Isolde non la ascolta e fa calare le tenebre. Parte allora il duetto d'amore più bello (e più lungo) di sempre: 40 minuti d'orologio dove i due amanti si scambiano parole d'amore e di rimpianto. Tutto basato sulla contrapposizione luce-ombra, amore-morte, sembra più una lezione di filosofia tedesca che un mieloso scambio tra innamorati: i due si sentono ingannati dalla luce del giorno e delle convenzioni morali, auspicano la morte per amore e l'avvento del regno della notte, l'unico che può vederli insieme. Sul finale del duettone la musica si agita pesantemente, a rendere l'atto sessuale e l'orgasmo raggiunto dagli amanti. Nell'istante in cui sorge il sole, sopraggiunge il re Marco, che li scopre. In un triste monologo, in cui la delusione dell'amico si fonde alla gelosia dell'innamorato, Marco va avanti a lamentarsi ma senza scomporsi poi troppo. Con un accento bellissimo, Tristan invita Isolde a visitare il suo regno, il regno che tutti gli altri comprende. Isolde accetta. Subito dopo Tristan si lascia ferire da una spada impugnata da un soldato di Marco.

Castello diroccato sul mare. Tristan è morente su un letto all'aperto, assistito da un suo fedele amico. Allucinante il monologo di Tristan, che dura quasi 35 minuti, e prepara la scena finale. Da esso si evince una visione nichilistica della vita. L'amore, il fine ultimo dei due amanti, può essere conseguito solo con la morte, che ha sempre accompagnato la loro storia. Tristan sogna Isolde che accorre dal mare per curarlo. Quando la nave di lei sopraggiunge, lui, in un'ultima spinta di vita, si alza e le corre incontro sanguinante. Isolde arriva, ma è troppo tardi. Isolde lo chiama e cerca di risvegliarlo invano, dopodichè sviene. Nel frattempo Marco l'ha inseguita. Marco, figura di discutibile spessore, si rivolge con parole di perdono a Isolde, che però non lo ascolta. Il Liebestod finale (Morte per amore) è eseguito spesso anche da solo. Isolde si lascia morire sul corpo dell'amato, convinta che nell'alitante Tutto si ritroveranno.

Il post mi sembra già sufficientemente lungo, per cui lascerò un commento particolareggiato sull'importanza di quest'opera per la storia della musica in un post a sè.

Il vostro corrispondente dall'Emilia


Un Anno di Quinto Postulato

Se i miei calcoli sono giusti, è da un anno che esiste il Quinto Postulato. A dire il vero esisteva già dal 30 dicembre, ma aveva un altro nome e ci scrivevo solo io. Poi la chiacchierata a casa Baldis, e io e Lore abbiamo inventato il nome. In un anno abbiamo raccolto 250 post, più di seimila visitatori, 200 amici su Facebook e cinque "blogger", che forse a breve diventeranno sei. L'obbiettivo per il 2011 è di continuare così, raccontando di politica, di informazione e di noi, con l'impegno di tenere qualche rubrica: il solito elenco di link, recensioni di film e libri, la rubrica sull'opera di Bolo, e anche altre se riusciremo.
E un altro obbiettivo è quello di rendere il blog un'area di discussione, con tanti commenti e tanta partecipazione. Un ringraziamento a tutti quelli che ci seguono, pubblicizzateci!

sabato 8 gennaio 2011

Lezione sugli -ismi

Cari amici,
che vi avevo detto? I miei fedeli lettori ricorderanno che avevo predetto alcune uscite ad effetto dopo la sfiducia. Una delle più curiose e peggio riuscite, è l'invettiva anticomunista organizzata a tavolino a "Kalispera" (ma che cos'è? Ballets io non so mettere i video...)



L'esigenza di certi programmi costruiti appositamente per far passare come simpatico colui che ha rovinato l'Italia (come Striscia, ricordate il "Cavaliere Mascarato"?) crea un senso di ridicolo e di straniamento incredibile. Genio della burlata mediatica, il signor B. ha usato un uomo fidato di sicura abilità, Alfonso Signorini, per un'altra performance da ricordare. Sorvolando sullo squallido pretesto usato per dare il via al tutto (una mai chiarita contraddizione tra comunismo e cashmere), posso iniziare il mio post: una riflessione stimolata dal buon B.

Ancora una volta lo scopo e concentrare l'attenzione dei media asserviti al potere su alcune puttanate che facciano distogliere lo sguardo dai punti centrali. Allo stesso modo, seppure con più buona fede (essendoci dei morti di mezzo), la Chiesa sta parlando delle supposte persecuzioni cristiane in atto sulla Terra per non discutere più del problema pedofilia, che sembra scomparso dalle nostre teste e dalle nostre testate, ma non certo da certe parrocchie e dai ricordi delle vittime degli abusi (ancora ultimamente è arrivato un appello al Papa da alcuni cittadini di Malta che chiedono giustizia). Come altre volte cediamo alla tentazione anche noi, cari amici, e diamo importanza a certe cose frivole e non ad altre, più importanti, per sottolineare il declino che ci circonda e deprecarlo.

Parlando del comunismo: "...una ideologia spaventosa. Ricordiamo che è stata l'ideologia più disumana e criminale della storia dell'uomo, che ha prodotto solo miseria e disperazione e più di 100 milioni di morti." Potevo forse aspettarmi più dignità da un settantenne reazionario come il signor B.? Come in uno squallido bar di provincia si fa riferimento ai morti "che hanno fatto anche loro", con quell'inconscio e sottile desiderio di giustificare, o perlomeno RIVALUTARE, il peso degli altri gravi totalitarismi del secolo scorso (revisionismo storico).

Io non capisco come si faccia oggi a parlare ancora di comunismo, fascismo o nazismo. Chi non SA che la seconda guerra mondiale e la guerra fredda sono state le espressioni di cui la Storia aveva bisogno per comprendere che nessuno dei tre -ismi costituiva una soluzione per l'umanità, specie in quella congiuntura storica straordinaria di cui noi facciamo ancora parte, vale a dire il XX secolo e i suoi strascichi? Ha già vinto il quarto -ismo, quello che essenzialmente era sotteso a tutte le forme precedenti del potere, vale a dire il CAPITALISMO, la priorità delle considerazioni "economiche" su quelle ideologiche (Marx lo aveva capito già nell'Ottocento; farò degli esempi a caso: si fa una certa crociata per la terra, non per il Santo Sepolcro; le alte sfere politiche abbracciano una certa religione perchè è utile a uno scopo e così via...). La Storia è come un organismo in evoluzione; essa, e quindi noi, deve ancora capire quale sia, sempre che esista, l'organizzazione politica che meglio esprima il capitalismo. Finora, e fino ad oggi, abbiamo pensato fosse la democrazia. Penso sia ancora vero. Ma di nuovo l'essere umano si trova di fronte ad uno scacco esistenziale, tipicamente novecentesco: come tradurre NEL REALE ciò che ha compreso a livello astratto, razionale? Non si può. Eccoci qui quindi. Con abili affabulatori che ci confondono mettendoci in testa che esistono ancora comunismo e compagnia bella, impedendoci di tentare di risolvere il grave problema che abbiamo di fronte; affabulatori che sono solo divorati dal bisogno di mantenere il potere conseguito. Le idee politiche, quindi anche il comunismo, possono essere carburanti, suggestioni a cui tendere, strumenti dell'interpretazione ma nulla di più.

Tornando al punto, e concludendo, voglio credere che nessuno ancora creda di avere un nemico comunista. Capiamoci... Chi era il target delle uscite di Berlusconi? (al di là della semplice esigenza di far distogliere lo sguardo...) C'era? E se sì, quale, cari amici?

Il vostro corrispondente dall'Emilia