venerdì 28 dicembre 2012

Magistratura militante: aveva ragione Berlusconi?

Ai piu' cio' che sto per scrivere suonera' eretico. La domanda e': ma alla fine, dopo le recenti discese in campo, i vari scandali che ne hanno coinvolti alcuni e le numerosissime inchieste vip conclusesi in un nulla totale, Berlusconi non c'aveva un po' ragione a proposito dei magistrati politicizzati?

Premessa: le varie campagne berlusconiane anti toga traevano senza dubbio origine dall'evidente tentativo da parte di B di celare alla legge e ai cittadini la presenza di numerosi scheletri nei suoi armadi. Molte delle battaglie verbali e non con i magistrati non erano ispirate da un volonta' di salvaguardia degli interessi dello stato ma perlopiu' dalla necessita' di far percepire come un problema comune il suo doversi difendere da inchieste imbarazzanti e pericolose. E il fatto che negli ultimi anni questi si siano effettivamente accaniti contro di lui (in un qualunque altro caso, a chi interesserebbe se Ruby aveva 17 o 18 anni quando ne' lei ne' la sua famiglia ne' nessun altro si e' sentito danneggiato?) e' abbastanza comprensibile stante il fatto che per vent'anni ha fatto di tutto per non farsi giudicare su questioni molto importanti.

Fatte queste premesse, pero', c'e' molta gente a destra (ma non solo a destra) che ritiene che effettivamente esistano nuclei di magistrati politicizzati e militanti che invece di svolgere il loro gia' rispettabile e ben remunerato lavoro si preoccupano perlopiu' di utilizzare i propri strumenti in modo utilitaristico, come dietro preciso mandato, a rappresentanza di precisi gruppi di potere.

E' chiaro che non ci sono le prove di niente di tutto cio', pero' negli ultimi tempi eventi apparentemente separati se messi insieme contribuiscono a creare un quadro d'insieme che fa effettivamente riflettere.

1) La caduta degli intoccabili. Fino a poco tempo fa, per molti la figura del magistrato era circondata da un'aura di purezza e onesta' che si contrapponeva alla casta di ladri costituita dagli altri politici. In politica, un magistrato poteva finalmente rappresentare il cittadino onestamente, senza giochi di interessi e di potere. Questo era, per esempio, il Di Pietro dell'inizio: adesso ci siamo resi conto dell'abisso esistente tra la figura idealizzata e quella terrena. Brevemente, ha candidato cani e porci, e' stato accusato di essersi intascato in prima persona lasciti destinati al partito, ha fatto eleggere suo figlio e ha raggirato (pur, forse, legalmente anche se la causa e' in corso) alcuni partner politici truffandoli e appropriandosi dei rimborsi elettorali. Umano come e piu' degli altri, avido e animato da interessi privati.

2) La smisurata ambizione. Prendiamo uno come De Magistris: faceva il magistrato, mestiere - come ho scritto - rispettato, prestigioso e ben remunerato; faceva inchieste scomode, aveva piena liberta' di movimento e di azione. Si candida e viene eletto a sindaco di Napoli: senso di responsabilita'? Io non lo capisco: per sentirsi a posto con se stesso, non bastava fare bene il suo lavoro in una nazione in cui il sistema giustizia - per disorganizzazione, arretratezza ma anche fancazzismo - fa acqua da tutte le parti? E, da sindaco di Napoli, perche' creare una lista di sindaci per partecipare alle nazionali? Perche' non basta fare onestamente, bene e tutti i giorni il mestiere di magistrato o di sindaco?! 

3) L'incremento del numero di candidature. Negli ultimi giorni due, e non da poco: Pietro Grasso e Antonio Ingroia. Ce n'era la necessita'? Di nuovo: ma perche' e' cosi' difficile accettare di fare esclusivamente il proprio mestiere? Perche' ostinarsi a non capire non giova alla propria categoria esposrsi? Il magistrato e' un mestiere delicato: cosi' come un impiegato pubblico accetta di non fare un secondo lavoro o un arbitro di calcio di non rilasciare dichiarazioni nel postpartita, e' lontano dalla realta' pretendere magistrati anima e corpo dediti esclusivamente al proprio ruolo, onori e oneri inclusi?
  
4) Inchieste senza risultati. Troppe quelle che rimbalzano sui media ma che poi si chiudono con un buco nell'acqua (basti pensare a tante delle inchieste di Woodcock). Segno che un'inchiesta puo' essere spesso usata a soli fini destabilizzatori, tanto, alla fine, per la sentenza definitiva passeranno anni e l'immaginario comune restera' segnato dai titoloni usciti sui giornali al momento della consegna degli avvisi di garanzia.

5) La questione intercettazioni. Per carita', tante volte, meno male che le intercettazioni escono cosi' uno si fa l'idea di cosa c'e' realmente dietro politica e poteri forti pero',  a pensarci, e' davvero assurdo che - dalle procure - materiale riservato e inpubblicabile esca senza il minimo controllo e a piacimento di chi lo gestisce.. Se non e' uno strumento di potere questo, cosa lo e'?!

Insomma, il succo e': Berlusconi ne ha parlato talmente tanto da ottenere l'effetto contrario, cioe' l'idealizzazione del magistrato. Adesso, a mio parere, e' tempo di ricominciare a guardare ad alcuni comportamenti con un occhio piu' critico..

lunedì 24 dicembre 2012

La scuola, il natale e la religione (di Stato)


In questo periodo natalizio, dove tutti sono piu buoni ed aspettano con gioia la nascita del bambino Gesù (o l'arrivo di Babbo Natale) io, autoinvestitomi "il polemico del VP" , non posso non pensare a ciò che mi ha raccontato mia madre, insegnante delle elementari in una centralissima scuola della mia città.


Qualche giorno fa è stato votato quasi all'unanimità, nel consiglio d'istituto, che l'ultimo giorno di scuola prima della pausa natalizia i bambini di terza, quarta e quinta elementare vengono portati, indovinate un po', A MESSA!!!

E questo vale anche per le altre scuole elementari e medie della città.
Questa decisione verrà ridiscussa tra qualche anno, cioè negli anni che seguiranno non verrà neanche più posta la questione, i bambini verranno accompagnati a messa l'ultimo giorno di scuola, punto.

La cosa secondo me è scandalosa: ma come, le famiglie italiane non hanno che l'imbarazzo della scelta per portare i loro figli a farsi indottrinare (non è un'offesa, si chiama proprio dottrina cattolica): oratori, chiese, gruppi giovanili, e quant'altro, ma cazzo, che sia lo Stato italiano, laico per definizione, ad accompagnarli a messa per mano, questo proprio non mi va giù.



E quindi mi vengono in mente le ore di religione, un orribile retaggio fascista: due ore settimanali durante le quali gli insegnanti (che oltretutto non sono in graduatoria ma vengono indicati direttamente dalla curia -però lo stipendio glielo paga lo Stato- ),  non insegnano la storia di tutte le religioni, per capire e confrontare culture e credenze diverse, ma viene insegnata la religione di stat.. ops , la religione cattolica.




Dico io, ce ne sono di scuole cattoliche?? (private, ma con un regime fiscale un pochino diverso alle altre scuole private italiane, ma lasciamo perdere) e allora se una famiglia decide di iscrivere i suoi figli nella scuola dello Stato, a mio avviso non ci dovrebbe essere neanche la possibilità di scegliere di fare ore di dottrina cattolica, invece alle famiglie italiane viene concesso di scegliere di NON seguire queste ore

Capito? tu puoi scegliere di non far seguire ai tuoi figli le ore di religione, di non farlo portare a messa, ma, per lo Stato italiano, lo standard è PARTECIPARE alle attività cattoliche.


Mi viene in mente l'articolo 7 della costituzione:

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.


però, l'istituzione cardine, cioè la scuola, che fa da ponte tra lo Stato italiano e le giovanissime generazioni, futuri cittadini, offre tutt'altra visione del rapporto con il cattolicesimo, che non è certo visto come una cosa separata, come invece dovrebbe..

Quindi non stupiamoci se mediamente consideriamo normali le innumerevoli e periodiche ingerenze da parte del clero nella nostra politica nazionale: l'indottrinamento legalizzato incomincia fino dalla tenera età.


sabato 22 dicembre 2012

Lavoro e vita in costa azzurra

Dopo il post che avevo scritto qualche mese fa e che descriveva a grandi linee la prospettiva di un lavoro oltreconfine francese ai neolaureati genovesi (e non solo), entro un po' più nel dettaglio di alcune piccolezze che possono rivelarsi importanti nel momento in cui uno si trovi a scegliere tra una proposta italiana e una nella Francia del sud.. Faccio presente che sono un neofita anch'io in Francia e molte delle cose le sto scoprendo a poco a poco quindi passatemi eventuali dimenticanze o imprecisioni..

Partiamo dalla cosa più importante: i soldi. Avevo scritto che in generale qui gli stipendi sono più alti rispetto all'Italia (ed effettivamente è così) ma bisogna stare attenti ad alcune piccole differenze che esistono tra i due paesi per ciò che riguarda il regime fiscale. In generale, un contratto di prima assunzione in un'azienda IT di questa zona ha un lordo non di poco superiore ai trenta mila euro annui a cui poi si aggiungono alcuni bonus tipo rimborso spesa giornaliero che possono variare tra i 5 e i 15 euro al giorno. Una prima differenza con l'Italia è nel concetto di "netto": infatti, a parità di lordo, in Francia la cifra che vi viene accreditata ogni mese sul conto è più alta di quella che vi darebbero nel nostro paese. In altre parole, in Francia, dal lordo viene mensilmente  sottratta una parte minore in tasse rispetto a quanto accade in Italia. C'è un però, e qui sta il punto: mentre in Italia, per ciò che riguarda un lavoratore dipendente, il netto è il netto e non ci sono ulteriori prelievi legati al reddito, in Francia, invece, un 23% del lordo viene prelevato dalla busta mese per mese mentre circa un 8% (percentuale che aumenta all'aumentare del reddito) deve essere conguagliato, una volta l'anno, dal contribuente allo Stato in occasione della dichiarazione dei redditi (in pratica, ogni anno vi parte un po' meno di una mensilità "netta"). Attenti, quindi, a non farvi abbindolare da netti alti che però giocano sulla differenza che c'è nel concetto di netto tra Francia e Italia: prendete il lordo che vi propongono, sottraetene circa un trenta per cento (a meno che il vostro lordo non superi i 40 milla e in tal caso fate il calcolo per esempio qui) e confrontate il netto vero e proprio con quello che avreste in Italia! 

Capitolo casa. Come avevo forse già scritto, il costo di un affitto qui è paragonabile a quello che vi trovereste a pagare in una grande città italiana: si possono trovare monolocali tra i 450 e i 700 euro al mese (a seconda della zona, della vista, eccetera) mentre una camera singola in appartamento condiviso può costare tra i 300 e i 450 euro al mese. Anche qui, se si viene dall'italia, c'è qualcosa in più da considerare: in Francia esiste una tassa di abitazione che deve essere pagata da chi abita nella casa, sia che questo sia proprietario sia che sia inquilino.. E' calcolata in base alla metratura e in base alla zona ed è stimabile più o meno pari al costo di una mensilità di affitto o qualcosa di meno. Nel caso uno sia proprietario della casa in cui vive, beh, si dovrà pagare sia la tassa di abitazione sia la tassa di proprietà (che e' in generale più alta). In più, in Francia è obbligatorio farsi un'assicurazione contro gli incidenti domestici (rottura tubature, o cose così) che va a costare un'altra decina di euro al mese. L'equivalente della tassa sulla spazzatura che abbiamo noi in Italia è compresa nella tassa di abitazione.

Un sacco di costi in più quindi, ma a stare in Francia c'è pure qualche vantaggio: niente bollo sull'auto, benzina meno cara perchè con meno accise, per esempio. Nella zona di Sophia Antipolis, bus economici (20 euro al mese) o addirittura gratuiti per andare al lavoro (anche se non funzionano gran che bene!). E poi 35 ore settimanali (nel caso vi assumano con contratto a 37,5 ore, le 2,5 ore a settimana lavorate in più vengono accumulate mese per mese per andare a costituire giorni di ferie). 

Vita di tutti i giorni in costa azzurra: i prezzi nei supermercati mi sembrano più o meno in linea con quelli italiani anche se ci sono differenze sostanziali su alcuni prodotti (yogurt e cereali incredibilmente economici, verdura e frutta cara, eccetera). Una birra in un pub in costa azzurra può costarvi davvero cara se non state attenti a scegliere il posto, però è chiaro, essendo località turistiche, un bar sul lungo mare può avere prezzi doppi rispetto ad uno più all'interno. Contratti ADSL tra i venti e i trenta euro al mese come per abbonamenti per telefoni cellulari tutto compreso (anche se esistono rare e piacevoli eccezioni come Free che propone 120 minuti di chiamate e sms illimitati per 2 euro al mese!). 

Chiudo segnalando un sito (glassdoor) che raccoglie recensioni di aziende di tutto il mondo fatte anonimamente e spontaneamente da attuali o ex impiegati. Può essere un buon aiuto perchè se siete fortunati può fornire info su stipendi, criteri di assunzione, prospettive e qualità dell'atmosfera e del lavoro all'interno dell'azienda! 

...Buona fortuna!

lunedì 17 dicembre 2012

...e la pizza? e il mandolino?


Come spesso mi succede la voglia di scrivere post mi viene in seguito a battute, scambi di idee e discussioni con amici..
La riflessione che segue, ad esempio, è nata da qualche scambio di impressioni con una amica.

Ieri sono andato al Palazzo Ducale (Genova, per chi non fosse di qui), a vedere la mostra di Steve McCurry.

Premetto che di fotografia non ne so gran che, a quello che si dice McCurry è uno dei piu grandi fotografi esistenti, ma non posso non dire che il ritratto che ha fatto dell'Italia sia, nonostante l'indubbia qualità e il valore delle fotografie (che comunque trovo oggettivamente belle) quantomeno qualunquista.. almeno, ciò che ne traspare dalla mostra

Ecco alcuni degli scatti riguardanti il nostro paese.

























Capito? prima il siciliano con l'aria da mafioso, poi i monumenti in rovina, testimonianza di un passato glorioso e ormai morto, oscurato da una decadenza che si manifesta negli ultimi due scatti proposti, l'Italia del trash e delle veline seminude.

l'Italia è anche il paese delle veline, ma non solo il paese delle veline.
E' anche il paese della mafia e dei monumenti decadenti, ma non solo.



Ebbene, caro McCurry, sarai anche il piu grande fotografo del mondo, ma secondo me hai un po' toppato: l'Italia è il paese delle mille contraddizioni, delle storture, dei cervelli in fuga, dei geni e dei furbetti.. di cose ce ne sono da raccontare, è un peccato che tu ti sia fermato a questo..


venerdì 14 dicembre 2012

Fondamentalismi contemporanei

tratto da Giornalettismo
  
tratto da Il Giornale

tratto da ilDialogo

tratto da Giornalettismo

tratto da La Stampa

Davvero simpatico questo articolo sui matrimoni tra cattolici, pubblicato da CronacheLaiche, di cui vi trascrivo l'incipit:
Sono completamente favorevole al matrimonio tra cattolici. Mi pare un errore e un'ingiustizia cercare di impedirlo. Il cattolicesimo non è una malattia.I cattolici, nonostante a molti non piacciano o possano sembrare strani, sono persone normali e devono godere degli stessi diritti della maggioranza, come se fossero, ad esempio, informatici od omosessuali.

mercoledì 12 dicembre 2012

Déjà vu

   29 luglio 2010                                                  12 dicembre 2012



Per sdrammatizzare, vi propongo la lettura del Buongiorno di Gramellini, sempre molto saggio:

A parte il mondo, cos’altro vorreste che finisse il 21.12.12? Io qualche idea l’avrei: i cacciaballe, i corruttori, i dispregiatori del diritto, i terrorizzati dalla morte che frequentano giovinezze comprabili e mettono fard sulle rughe e capelli arancioni sulla pelata. I populisti che sanno parlare solo alla pancia e hanno l’impudenza di chiamarla cuore. Gli omini di burro che fanno la spola fra il Paese dei gonzi e quello dei balocchi, e se lo spread sale, dicono, chi se ne importa dello spread. I grilli sparlanti che furono comici e adesso affermano senza sorridere: sono così democratico ma così democratico che se qualcuno dei miei ha qualche dubbio in proposito vada pure fuori dalle palle (oh yeah). Vorrei che finissero anche quelli come me, che appena i cacciaballe corruttori dispregiatori terrorizzati populisti ritornano in scena ormai solo come maschere grottesche, gli ringhiano addosso, accampando la scusa che sono ancora pericolosi mentre sono soltanto funzionali al desiderio rassicurante di continuare a parlare e a indignarsi delle stesse cose. Però vorrei che finissero anche quelli tra di voi che hanno ricominciato a parlare indignandosi di Lui, a guardare i programmi dove si parla indignandosi di Lui, a cercare gli articoli dove si parla indignandosi di Lui, salvo indignarsi perché si parla di nuovo troppo di Lui.   Insomma, vorrei che il 21.12.12 Monti entrasse in politica e sfidasse Bersani, centrodestra europeo contro centrosinistra europeo, una campagna elettorale di progetti e non di insulti dove per una volta alla fine si potesse votare il migliore e non come sempre il meno peggio.  

domenica 9 dicembre 2012

Un gradito ritorno




Sono appena tornato da un'uscita per una birra, apro alcuni quotidiani on-line per la consueta sbirciatina serale, ed ecco la notizia che aleggiava nell'aria da tempo..

Ci siamo: il governo Monti sta finendo
Non lo dico con malinconia, io faccio parte di coloro che ha visto questo governo come un' anomalia (scusate la rima) democraticamente parlando.
Un governo comunque per certi versi migliore di tanti altri che invece sono stati legittimamente e democraticamente eletti (e questo si che fa tristezza)

La cosa che mi colpisce è il "come" sta finendo, cioè con il tanto discusso e "atteso" ritorno del personaggio in foto  (eh, ma del resto, lo "hanno assediato per tornare".. si si..)

Adesso bisognerà godersi il triste spettacolo che andrà in scena nel PdL nelle prossime settimane (QUI il buon Facci fa un riassunto del teatro pidiellino degli ultimi tempi)
Microfratture e cigolii interni, del resto, ce ne sono daun po'..



mercoledì 5 dicembre 2012

Energia : Solare a concentrazione




Come già scritto tempo fa, il Sole rappresenta una fonte di energia sterminata, besterebbe sfruttarne una frazione minima per risolvere i problemi energetici mondiali.

Purtroppo tale energia ha un'intensità piuttosto bassa, cosa che ne limita lo sfruttamento.

Se n'era già accorto Archimede da Siracusa, quando, durante la seconda guerra punica (216 a.c.), capì che per utilizzare meglio l'energia del sole occorreva concentrarla. Pare infatti che egli, mediante un sistema di specchi, convogliò i raggi del sole su superfici ridotte (le vele delle navi nemiche) portandole all'autocombustione e salvando Siracusa dall'invasione.


Dico "pare" perchè non è chiaro se questa storia sia proprio "storia" o "leggenda" (a questo proposito, ecco la puntata di Mythbuster dove si cerca, invano, di riprodurre l'esperimento) 



In ogni caso l'idea di concentrare l'energia solare per ottenere energia termica a temperature piu elevate (e quindi energia più "pregiata") è ottima, tanto che, dai tempi di Archimede la tecnologia è andata avanti

Per scopi scientifici questo sistema è stato utilizzato in Francia, a Odeillo e anche nell' ex URSS, a Parkent, per creare forni ad atmosfere supercontrollate per test  spinti sui materiali (temperature dell'ordine dei 3500 °C, mica brucolini!!)




Per la produzione di energia elettrica ci sono diversi impianti sperimentali in studio, tra cui uno dei principali è il "nostro" Progetto Archimede, situato nei pressi di Siracusa (appunto).


Il concetto è abbastanza semplice: mediante delle parabole si concentra la radiazione solare su un tubo, all'interno del quale dei sali fusi vengono portati a temperature elevate (circa 550 °C), che, circolando attraverso appositi scambiatori di calore, accumulano l'energia in un grooosso serbatoio dal quale, mediante altri scambiatori, si produce vapore da far evolvere nelle turbine, con le quali si produce l'elettricita!!

Schema del "Progetto Archimede"


La superficie dell'impianto è di circa 30000 metri quadrati, e la potenza della centrale è di 20 MW, certamente non elevatissima, ma purtroppo, come già scritto, la potenza disponibile è quella che è..
In ogni caso è una strada, a mio avviso, sicuramente valida

 

Ci sono anche sviluppi futuri, tra i quali un progetto europeo MOLTO ambizioso, dal nome emblematco: "Desertec", che consiste costruire una mega centrale nel deserto del Sahara, avente un'estensione vicina a quella del Galles (!!!) che sfrutti questo principio ..
Il progetto era uscito alle ribalte (..) della cronaca circa tre anni fa, e al momento pare che qualcosa si muova




Insomma, sicuramente ci sono ancora tanti passi da fare (soprattutto riguardanti lo "stoccaggio" dell'energia termica, il trasporto dell'energia elettrica prodotta - per quanto riguarda il megafantaprogetto del Sahara-, i costi di realizzazione..) però, a mio avviso, questo modo di sfruttare la risorsa solare è davvero promettente

sabato 1 dicembre 2012

Link - 1 dicembre

  • Ultimi aggiornamenti sul ballottaggio di domenica: continuano i casini su regole, brogli e iscrizioni, Renzi elenca le venti differenze tra "noi e loro" su Facebook, Bersani parla di programma e alleanze su Rebubblica Tv;
  • Filippo Facci fa un bel punto della situazione di quel che resta del Pdl;
  • se le primarie vi stanno allontanando dal PD e questo Pdl allo sfascio non vi convince, potete sempre sostenere l'ultimo movimento nato, quello di Flavia Vento;
  • l'altro ieri l'ONU ha riconosciuto la Palestina come "Stato osservatore non membro", con 138 voti a favore, 9 contrari (tra cui Israele e Stati Uniti) e 41 astenuti, qui c'è la cartina del voto. In Europa, solo la Repubblica Ceca ha votato contro, e qui c'è la spiegazione;
  • Formigoni ne combina un'altra (dopo quella dell'UFO): si presenta in ritardo al gate già chiuso dell'aereoporto e prova ad entrare tirando fuori tutta la sua arroganza;
  • come ogni anno, in questo periodo esce il calendario Pirelli. Quest'anno le foto le ha fatte Seve McCurry (genovesi, se non siete ancora andati a vedere la sua mostra andateci), uscendo un po' dal solito tema "modella nuda", qui c'è un video con il "making of" e qualche spiegazione;
  • l'immagine in alto non è un ritratto, ma è una foto di una donna pitturata e messa a bagno nel latte: ecco i lavori di Alexa Meade.

venerdì 30 novembre 2012

Un paese ridicolo: solidarietà a Sallusti

Scusate, so che il titolo è forte ma provate a leggere fino in fondo.

In questi giorni il direttore di un importante quotidiano nazionale si trova agli arresti domiciliari per un articolo pubblicato cinque anni fa sotto pseudonimo da un giornalista della testata di cui era responsabile. Sto parlando di Alessandro Sallusti e della sua condanna per diffamazione aggravata e omesso controllo.


I fatti sono raccontati molto chiaramente su questa pagina del Corriere, ma li riassumo: una ragazzina di tredici anni finisce ricoverata in neurologia per esaurimento nervoso in seguito a un aborto. Di mezzo c'è anche una decisione del giudice dei minori che, dopo aver sentito la bambina ed essersi assicurato che entrambi i genitori (separati) fossero informati, autorizza l'operazione. Il caso monta sui giornali e Libero pubblica un commento molto tagliente, in cui ricostruisce in maniera falsa e tendenziosa i fatti e infine emette il giudizio:
«Se ci fosse la pena di morte, se mai fosse applicabile, questo sarebbe il caso. Al padre, alla madre, al dottore e al giudice»
Il tutto firmato Dreyfus. Quando un articolo è pubblicato sotto pseudonimi o addirittura non è firmato, ne risponde direttamente il direttore editoriale. Il giudice in questione se la prende (giustamente) e querela per diffamazione il direttore di Libero, ovvero Alessandro Sallusti.

Tra una doverosa querela per diffamazione, alla quale è giusto ricorrere se il giornalista invece di informare DISinforma, e una condanna a 14 MESI DI RECLUSIONE in via definitiva c'è tutto il mio sdegno e disappunto! Non sono esperto di giurisprudenza italiana, non mi sono informato sulle leggi che regolamentano la libertà di espressione e la deontologia giornalistica all'estero, però non ho dubbi: dovrebbero esistere pene alternative per reati di questo tipo, come sanzioni personali o alla testata di appartenenza, provvedimenti disciplinari dell'albo di categoria, radiazioni, servizi sociali o articoli riparatori. 

Detesto il modo di agire del direttore Sallusti, penso sia un pessimo giornalista e sono spesso in forte contrasto con le sue idee politiche ma, per coerenza, non posso tacere di fronte a questa vicenda.

I giornalisti non possono scrivere quello che pare a loro, nell'impunità, ma allo stesso modo non è giusto che rischino il carcere se commettono errori (con o senza dolo) o se esprimono opinioni anche forti. Mi auguro che il parlamento che subentrerà a questo saprà porre rimedio a questa situazione ingiusta e ipocrita.

Altrimenti sarò costretto ad esprimere ancora la mia solidarietà a gente come Sallusti!

ps: segue il video della dichiarazione alla Camera dell'onorevole Renato Farina datata 27 settembre in cui ammette la paternità dell'articolo incriminato e chiede pubblicamente scusa al giudice per aver scritto il falso.

giovedì 29 novembre 2012

Commenti in ordine sparso sulle primarie

Dopo il post a caldo di Tommi, anche io faccio qualche personalissima riflessione sulle primarie e sul ballottaggio di domenica prossima.
  • Prima di tutto, non ho ancora capito se sono state primarie di coalizione o primarie del PD: la coalizione di centro-sinistra non è ancora stata definita (ci sarà anche l'UDC? l'IDV?) eppure c'erano candidati da tre partiti (Tabacci, Vendola e i tre del PD);
  • queste primarie non sono state un successo: hanno votato circa 3.100.000 elettori, tanti quanti quelli delle primarie del 2009 (quelle di Bersani, Franceschini e Marino), e nel 2009 non c'era né il bacino di voti di SEL né i presunti elettori di destra accorsi a votare Renzi;
  • Bersani ha stravinto le primarie: rispetto al 2009 ha perso il 9% dei consensi, ma gli sfidanti erano ben più agguerriti e popolari. Renzi e Vendola hanno preso pochi voti in più di Franceschini e Marino;
  • Vendola si è schierato a favore di Bersani per il ballottaggio, quindi prevedo una vittoria piuttosto netta di Bersani;
  • questo risultato a favore di Bersani rende abbastanza idea della scarsa voglia di rinnovamento che c'è in Italia: davanti alla possibilità di avere un Presidente del Consiglio giovane, mai parlamentare né ministro, si è preferito affidarsi ad uno già del "sistema";
  • secondo me tra i tre candidati (escludiamo Puppato e Tabacci) Bersani è quello che rischierà maggiormente di perdere le elezioni l'anno prossimo: un po' per mancanza di carisma e un po' per il suo atteggiamento pacato, secondo me perderà qualcosa davanti ai vari Grillo, Montezemolo (?), Berlusconi (??), ecc;
  • per le primarie è stato costruito un sito internet in cui sostanzialmente si spiega come votare, ma sono riusciti a spiegarlo male;
  • per il ballottaggio non si sapeva se far votare o no chi non ha votato domenica scorsa; alla fine hanno optato per il si, e hanno fatto un altro sito internet in cui bisogna spiegare per quali motivi non si è votato (influenza, motivi familiari, viaggio all'estero, ecc);
  • il signor Nico Stumpo, che da quanto ho capito si è occupato dell'organizzazione delle primarie, è diventato una celebrità (e anche uno zimbello) in una settimana;
  • spero che l'autore del fotomontaggio dei "Fantastici 5" sia stato licenziato;
  • queste primarie sono ancora ben lontane da quelle americane (vedi l'arbritarietà delle regole o i casini nel conteggio delle schede di lunedì), ma sono il meglio che la politica italiana riesce ad esprimere in questi anni. E stanno prendendo sempre più piede: le abbiamo appena fatte per le amministrative, e anche il pdl si sta muovendo per le sue, Berlusconi permettendo (speriamo si facciano, sarebbero divertentissime!). Alcuni giovani del PD genovesi le stanno proponendo per eleggere anche i parlamentari; visto che cambiano i governi ma non la legge elettorale, questa è un'ottima proposta da prendere in considerazione;
  • nonostante le critiche e la sua fama da "sfigato", nonostante D'Alema e Veltroni, nonostante l'UDC e papa Giovanni, Il PD è per distacco il miglior partito italiano, anzi è quasi l'unico, visto che tutti gli altri sono movimenti o partiti che si basano sugli alti e bassi del loro segretario/capopopolo.
[Ieri sera si è svolto un dibattito tra Bersani e Renzi in vista del ballottaggio, qui un po' di video sugli interventi principali]

domenica 25 novembre 2012

Un paio di riflessioni sulle primarie


Oggi sono tenute le primarie del PD, e a me personalmente questa cosa piace molto: con tutti i difetti che può avere il PD, lo considero comunque il partito piu moderno d'Italia, e queste primarie ne sono un esempio.

E va bene, mi sono lasciato influenzare dall'atmosfera democratica di questa giornata di primarie: ho il sentore di qualcosa di buono che aleggia nell'aria, un po' come quando a Novembre montano le luci di Natale e io incomincio a sentire già profumo di neve e di festività...

 



Una piccola riflessione e un po di polemica però non possono mancare...


Chi mi conosce sa che non sono un renziano, ma sa anche che non sono un "anti renziano".

Quello che ho notato in queste primarie, tra le altre cose, è che si è riproposta la stessa dinamica elettorale che ha caratterizzato il ventennio appena trascorso: essere a favore o contro qualcuno.

In questo caso quel qualcuno è Renzi, e mi viene il dubbio che in realtà non sia una sortà di "necessita" congenita dell'elettorato italiano dover applicare questa modalità, che trasforma quella che dovrebbe essere una competizione in una sorta di "plebiscito personalistico".
E, a giudicare dall'affluenza, sembrerebbe che questo "meccanismo" dia i suoi frutti.

Detto questo, ecco che mentre mi leggo sul sito dell'ANSA gli exit poll, incappo in questo trafiletto, che descrive un episodio che non mi è piaciuta affatto:

Anche il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha votato alle primarie del centrosinistra. Lo ha confermato la stessa Camusso partecipando al programma 'In mezz'ora' su Raitre. Il segretario ha votato a Roma, facendo la fila ai gazebo di Piazza Verbano. Una vittoria di Renzi, ha detto, "sarebbe certamente un problema. Le sue proposte sul lavoro sono molto distanti dalle nostre e sono un problema per il Paese". "Ho votato Bersani", ha affermato.


E brava Camusso, che durante il giorno delle primarie, mentre le urne sono ancora aperte, se ne esce dichiarando chi vota.. Tra l'altro su una trasmissione televisiva piuttosto seguita

Già questo mi fa abbastanza girare le palle, ma secondo me quel che è peggio è la dichiarazione "se vincesse Renzi sarebbe un problema" con la quale, cioè ripropone la trita e ritrita modalità di cui sopra, la modalità del "nemico pubblico".

Secondo me è un fatto abbastanza grave, dato che tale atteggiamento non è tenuto dal fruttivendolo che sta sotto casa mia, ma dal segretario del principale sindacato italiano..


sabato 24 novembre 2012

Tornerò.

Mi sento in colpissima per essere l'unico a non aver ancora scritto. Ragazzi datemi una decina di giorni e tornerò. Con i fuochi d'artificio, lo prometto.

Lore come hai fatto a trovare la vignetta?! MONUMENTALE.
Doson il tuo ultimo post contiene una frase estremamente felice che riporto: "i giovani dovrebbero essere molto più choosy di quanto non siano stati finora e dovrebbero cercare di esserlo molto prima dell’inserimento lavorativo, cioè appena finiscono le scuole superiori.  Dovrebbero essere choosy nello scegliere l’università oppure nel decidere se sceglierla."
Tommi, grazie per averci tenuto a galla.
Ballets a te ho già parlato in merito al suicidio di massa di cui hai scritto.

Non voterò alle primarie.

venerdì 23 novembre 2012

Link - 23 novembre

  • Mancano solo due giorni alle primarie: questo è il sito dove ci si può preiscrivere per andare a votare, e con difficoltà si possono capire anche le complicate modalità di voto. Che sono spiegate molto meglio qui;
  • alcuni commenti o "endorsement" interessanti (e lunghi) sulle primarie: Enrico Sola, Paolo Cosseddu, Pippo Civati e la redazione del Post;
  • a dicembre ci saranno anche le primarie del Pdl: Wil fa il punto della situazione;
  • dopo le primarie le politiche: Gilioli fa un bel riassunto di quali (probabilmente) saranno i cinque partiti principali;
  • ha chiuso il blog di Odifreddi su repubblica.it, dopo che la redazione gli ha cancellato un post sull'attacco Israeliano di questa settimana. Questo è il post di chiusura, e questo è il commento di Mantellini;
  • una delle storie più incredibili che abbia sentito: un suicidio di massa di più di 900 persone, tutte appartenenti ad un movimento religioso fondato dal signore qui sopra. L'articolo è lungo, ma è bellissimo e molto interessante. Un pezzo di storia americana che non conoscevo; 
  • martedì ha compiuto 70 anni Joe Biden, ex vicepresidente e futuro vicepresidente di Barak Obama: la sua vita raccontata in dieci punti da Francesco Costa;
  • foto da Big Picture: il festival delle luci di Diwali, il conflitto della Striscia di Gaza e l'insediamento di Xi Jinping come nuovo leader cinese;
  • finale frivolo: un sito che raccoglie alcuni dei siti internet più inutili della rete. Da vedere!

giovedì 22 novembre 2012

Topolino: Ruby?

So che non è molto onorevole dopo tanti giorni di assenza attiva dal blog pubblicare un post ... "frivolo"... ma il Vpostulato mica deve sempre esprimersi sui massimi sistemi!

Sta già diventando un cult questa vignetta dell'ultimo numero di Topolino, in cui l'antipatico investigatore con le orecchie a sventola corre in questura a recuperare un suo vecchio amico alieno e per difenderlo dalle accuse di furto mosse dal commissario afferma: "e se vi dicessi che è... il nipote dell'imperatore del Giappone?"


Ogni riferimento a fatti o persone reali è puramente casuale (?)

Choosy, un mese dopo


Circa un mese fa, l’uscita della Fornero a proposito dei giovani: troppo “choosy” nella scelta lavorativa, cioe’ troppo schizzinosi. La frase aveva scaturito parecchia indignazione nel mondo giovanile anche perché, andando indietro nel tempo, questa ne seguiva altre che avevano già esasperato i toni, tutte provenienti dal governo dei tecnici: sfigato chi si laurea a 28 anni, sprovveduto chi ancora aspira al posto fisso per il proprio futuro lavorativo.

Personalmente, io non sento di unirmi al coro degli indignati ma devo dire che questa volta il motivo che ha dato luogo all’esternazione della Fornero non l’ho proprio capito. Negli altri casi, le affermazioni dei tecnici su giovani, laurea e lavoro erano state avventate e forse poco diplomatiche ma secondo me andavano a battere una strada che poteva effettivamente portare qualcosa. Insomma, è sicuramente vero che tra i laureati a 28 anni ci sono pure storie di gente che lavorava per pagarsi gli studi o ha avuto difficoltà di ogni genere, ma ce ne sono anche parecchi che ci hanno solo messo molto più tempo. E, se è pur vero che la mancanza di un contratto a tempo indeterminato  ti preclude la possibilità di vivere una vita al pieno delle possibilità, è altresì vero che, a diciotto anni, maneggiare per ottenere un posto fisso in comune “perché non si fa un cazzo e non te lo possono togliere” è un estremo da estirpare. In questa direzione, qualche frecciatina come quelle che erano state lanciate non faceva certo male.

Il choosy della Fornero, invece, mi sembra del tutto campato per aria. Questo articolo del Fatto conferma in cifre quello che chiunque di noi già sa, cioè che, in Italia, la maggior parte della gente che si laurea in una qualunque disciplina, poi finisce a fare tutt’altro nella vita. Segno che così choosy i giovani non sono. Segno anche che il sistema universitario italiano fa schifo, o almeno fanno schifo la sua capacità di interagire ed adattarsi al mondo del lavoro. E fanno schifo anche i criteri di trasparenza che vengono adottati nel presentare il binomio università - prospettive lavorative ai giovani liceali. La realtà – per me – è che i giovani dovrebbero essere molto più choosy di quanto nono siano stati fin’ora e dovrebbero cercare di esserlo molto prima dell’inserimento lavorativo, cioè appena finiscono le scuole superiori.  Dovrebbero essere choosy nello scegliere l’università oppure nel decidere se sceglierla. In tanti altri paesi del mondo le cose sono molto più chiare: ci sono università migliori e università peggiori e , per ciascuna materia, si sa fin da subito quanto, il decidere di cimentarsi con l’una piuttosto che con l’altra, possa o meno precludere determinate prospettive lavorative. In Italia no. Istruzione di alto livello per tutti, pazienza se a ventisei anni, laureato in lettere, scopri che – per fare il commesso – allora avresti preferito impiegare questi anni per imparare a fare l’elettricista e costruirti una professione. La realtà è che, se vogliono costruirsi un futuro, i giovani italiani dovrebbero imparare a snobbare le università di provincia e le materie fini a se stesse, riempire la valigia e andarsi a misurare con istituti di sicuro valore, siano questi in Italia o all’estero, oppure mollare i libri e buttarsi fin da subito su una professione seria.

Ma il choosy della Fornero, non è solo questo. Letto in altri termini è anche una provocazione nei confronti dei giovani ad opera di una delle rappresentanti della generazione che ha maggiormente contribuito a devastare il mondo universitario. Non parlo tanto del fatto che lady Fornero ora sia al governo ma del suo ruolo precedente a quello attuale, cioè quello di professoressa universitaria. La Fornero appartiene alla generazione di docenti che ha sfasciato l’università attuale, con la sua sciatteria e la sua pigrizia. Ordinari che hanno passato gli ultimi vent’anni dedicando molto più tempo a tentar di imbastire truffe mascherate da corsi universitari che a produrre ricerca. Gente incapace di capire il fatto che, in mezzo a università e mondo del lavoro, non ci può essere il vuoto e interessata unicamente a promuovere – con mezzi subdoli - i propri corsi di laurea, allo scopo di ottenere iscrizioni e quindi fondi. Gente che non è mai in ufficio e che non fa nulla e si lamenta quando non ottiene il posticipo del pensionamento. Gente da anni a capo della principale macchina produci disoccupati che esista  e che non si vergogna ad andare in giro adire idiozie sul come dovrebbe funzionare il mondo. Gente che, per anni, ha bandito concorsi di assunzione in cui una buona raccomandazione interna contava piu' di pubblicazioni e collaborazioni internazionali. Gente che non producearticoli, non va a convegni, non fa nulla, perché il divano di casa è troppo comodo. E’ chiaro che non sono tutti così e che tantomeno lo è la Fornero. Ma è altrettanto chiaro che se noi ci meritiamo un choosy, tanti di loro si meriterebbero un calcio nel culo.

Chiudo linkando un post fantastico che ho trovato su un blog che non conoscevo e che tratta lo stesso tema: mi raccomando leggetevelo tutto – commenti compresi – perche’ ne vale la pena! 

giovedì 15 novembre 2012

The Apprentice - Sei fuori!




Ciao a tutti.
Questo post vuole essere uno spunto per ridere ( volendo si possono prendere spunti critici, per esempio in Italia è sempre forte il mito del selfmade man, colui che partendo da niente ha costruito un impero di cui ora gode benefici: ville, feste, belle donne, belle macchine, vacanze in barca e popolarità.. per cui Briatore è considerato da molti un modello vincente).

Mi sono imbattuto nelle pubblicità di un reality, appunto The Apprentice, L'apprendista; è un format che ha avuto successo in altri paesi e quindi esportato anche in Italia (non so se con successo o no). Penso che la prima edizione sia già terminata.

16 candidati (immaginatevi i classici stereotipi del giovane manager:bel curriculum, di presenza, fashion, sicuro di se,  ambizioso, competitivo, con la voglia di "arrivare") si sfidano sotto gli ordini del Boss (Briatore) in diverse prove in cui devono dimostrare abilità manageriali.
Ogni puntata viene eliminato un candidato con la frase-tormentone del boss: "sei fuori!"; l'ultimo candidato rimasto,il  vincente, riceve come premio di poter collaborare con Briatore in una delle sue imprese sotto lauto compenso.

Crozza ha fatto una parodia, secondo me, da sdraiarsi.
Vi riporto un paio di link per capire atmosfera/personaggi del reality

http://www.youtube.com/watch?v=RCiEj8rasvw
http://www.youtube.com/watch?v=L0EEPQ-sbjU

E ora Crozza................John Lennon, sei fuori!


http://www.youtube.com/watch?v=SjyQlmXpMJc
http://www.youtube.com/watch?v=ie-ueKpWLdU
http://www.youtube.com/watch?v=u8zN2aBARgI




mercoledì 14 novembre 2012

I "giovani" in politica


Ciao a tutti

un breve post per sollevare una questione della quale avrei già voluto scrivere tempo fa
Sono anni che ce la meniamo dicendo che la classe politica italiana è "vecchia", che devono entrare "volti nuovi", che c'è bisogno di "rinnovamento".

A me personalmente viene un po da ridere quando questo o quel partito, dati alla mano, si vantano di aver favorito l'ingresso di giovani o giovanissimi, in politica.
Non perchè ritenga che sia una cosa negativa, ma perchè secondo me sono dichiarazioni fuorvianti, per certi versi prive di significato.

Secondo me bisogna capire cosa si intende per "giovane": non sempre la giovinezza anagrafica corrisponde alla freschezza mentale ed al rinnovamento del quale ci sarebbe bisogno.
A me che mi frega se in politica entrano persone di 25-30 anni se poi hanno una mentalità vetusta da prima repubblica?

Per esempio, ai tempi del loro ingresso in politica anche Casini e D'Alema erano giovani (vedi foto)




Cos'è che ci si aspetta da un giovane? Secondo me la freschezza e l'indipendenza di chi non ha per certi versi nulla da perdere, e che quindi abbia, se fosse necessario, la forza di dare contro e non allinearsi con le linee guida del proprio partito.
Per giovane io intendo qualcuno che abbia le palle, eventualmente, di mandare a cagare i capi dei suoi capi, che non rimanga "avulso" dalla chimera del potere, forte del fatto che ha ancora una vita lavorativa davanti a se.
Insomma, da un giovane io mi aspetto che sia politicamente poco ricattabile.



Questo non sembra succedere, almeno nella maggioranza dei casi.

Perchè?

Gli elementi sono tanti, ma secondo me uno dei cardini che fa si che si instauri questo fenomeno è la mancanza di un limite al numero dei mandati, tema a parer mio di primaria importanza, ancora piu importante della riduzione del numero dei parlamentari e riduzione dei privilegi, e tutte le varie favole paventate piu o meno da tutti i partiti.

Parliamoci chiaro: se io sono un giovane di 30 anni che entra in politica con tutte le migliori intenzioni e mi si prospetta l'eventualità di una lunga e ben retribuita carriera politica a tempo indeterminato è difficile che mi metta apertamente di traverso a coloro che, domani, potrebbero darmi la possibilità di ricoprire ruoli politici importanti.
Se sono così forte da non cedere e porto avanti le mie battaglie politiche interne ad uno schieramento, evidentemente la stessa dirigenza farà in modo di favorire coloro che non si mettano di traverso, e verrei isolato. Insomma verrebbe premiato il "giovane-vecchio"
Viceversa se sono un politico di professione da anni ed anni, è ancor piu difficile che rischi il mio posto, dato che un altro lavoro non l'ho mai fatto e non lo saprei fare.





Se ci fosse costituzionalmente un limite del numero dei mandati secondo me le cose cambierebbero radicalmente.
Chi entrerebbe in politica lo farebbe sapendo di non poter pensare di vivere per sempre di quello, quindi, presumibilmente, entrerebbe dopo essersi costruito una propria realtà individuale e indipendente, con lo scopo esclusivo di servire il paese per un certo periodo circoscritto.

Ci sarebbero, magari, 45enni che entrano in politica con alle spalle 20 anni di lavoro, con una maturità e soprattutto un'indipendenza ben diversa di un 30enne che già da 10 anni milita tra le fila di questo o quel partito con la speranza di ricoprire ruoli sempre piu importanti, forte del fatto che, se uno riesce ad entrare a certi livelli potrà vivere solo di quello.

Ma ci sarebbero anche 25-30 enni che entrerebbero sapendo già che quando avranno 40-45 anni non potranno piu vivere di quello, e che quindi avrebbero tutto l'interesse a fare in modo che il mondo che li aspetterà alla fine della loro esperienza politica sia migliore di quello che hanno trovato


Probabilmente è un ragionamento ingenuo, ma secondo me questo tema è volutamente trattato riducendo tutto, in maniera superficiale, alla sola età anagrafica.

Fumo negli occhi, insomma, per non affrontare il problema come andrebbe affrontato


lunedì 12 novembre 2012

Casa Borghezio

Post interamente dedicato a uno dei miei personaggi preferiti in assoluto: Mario Borghezio. Quando lo vedo o lo ascolto parlare, sento un entusiasmo – un affetto quasi – sul genere di quello che mi scaturiscono i protagonisti di alcuni action movie triti e ritriti, visti e rivisti, che quando entrano in scena sei certo che ti regaleranno delle soddisfazioni: Borghezio alla radio o in tv per me è come Stallone nei vari Rambo, come Chuck Norris in Walker, come Steven Seagal in tutta la sua filmografia, come Kurt Russell in fuga da New York.. Insomma, un idolo. Un idolo perché mattatore di una realtà che non è la realtà, o almeno non la mia. E’ probabilmente per questo che lo riesco ad apprezzare: mi sembra di vedere un film o una fiction a puntate di cui lui è il protagonista assoluto e con pieno merito.

Per esempio, mi fa morire una recente variante al suo consueto protocollo per cui, adesso, dopo aver detto le peggiori bestialità sull’uno o sull’altro, si scusa dicendo che non era sua intenzione offendere: geniale! Impazzisco quando, con dieci parole, un insulto e uno sberleffo, riesce a condensare l’intero spirito leghista. E mi strappano un sorriso persino le oscenità che diceva nel primo periodo leghista, nei comizi di Pontida piuttosto che nei raid sui treni o contro zingari e moschee. Mi ricordo che allora le prendevo molto più sul serio mentre adesso mi sembrano tutte vecchie puntate della stessa surreale commedia. 

Ebbene, è da poco uscita una nuova puntata di Casa Borghezio. La trama trascende un po’ quelli che sono i confini soliti, segno che forse, come succede tante fiction che vanno avanti da anni, cominciano a mancare i contenuti. Invece che prendercela con immigrati e palandrane, con Monti e le tasse, oggi si va sull’esoterico. Borghezio assieme al suo collega Fontana, si imbarcano dall’Italia alla volta di Bruxelles. Con loro, una statua della madonna di Fatima da portare niente meno che al Parlamento Europeo. Perché? Perchè solo la Madonna può salvare l'Europa dalla crisi globale. Mah! Sembra tutto semplice ma – non si sa come – la Madonna si ferma ad Amsterdam: è scomparsa, non la si trova più. Il duo interpreta la cosa come un segno: “Significa che dai tecnocrati di Bruxelles proprio non ci vuole andare!” dichiara Borghezio. Potrebbe finire qui ma questa e' una fiction di tutto rispetto e infatti, pochi giorni dopo, arriva il colpo di scena: la Madonna ricompare. Era stata smarrita dalla KLM in qualche deposito bagagli, come un souvenir qualunque, terreno e profano.. Epilogo: il duo cambia meta. La Russia, affinchè questa si consacri finalmente alla Madonna. Siamo al delirio puro.

Qual'e' la morale di questo post? Il seguente paradosso: cioe' il fatto che, estrapolando i contenuti da cio' che e' pura commedia, trovo paradossalmente piu' tollerabile il Borghezio che - da parlamentare europeo - se la prende con gli immigrati, piuttosto che quello che perde tempo inseguendo Fatima. Per quanto non condivida nessuno degli argomenti leghisti, capisco che quel tipo di razzismo e xenofobia nasce dal bisogno di difendere i propri interessi e la propria sopravvivenza in un periodo di vacche magre. Cioe' segue una sua logica, per quanto rozza, primitiva e violenta. Portare in giro per gli aeroporti una statua della Madonna e' puro cabaret e mi fa solo venire in mente il fatto che lo stipendio di parlamentare europeo lo paghiamo noi. Per fare dell'altro.

martedì 6 novembre 2012

Varie: Sicilia, Nate Silver, Marchionne - Della Valle, car pooling, animali

L’elezione in consiglio regionale siciliano del figlio di Raffaele Lombardo, Toti (?) Lombardo. 24 anni, studente in Giurisprudenza (anche se probabilmente sarebbe più corretto usare la formula “iscritto ad una facoltà dove si insegna Giurisprudenza”) dal nulla ha preso piu' di nove mila preferenze. Come avrà fatto? Meglio lasciare la domanda in sospeso onde evitare eventuali querele. A prescindere da lui, comunque, io rimango sempre un po' scettico a riguardo dei politici under trenta (in Parlamento non sono cosi' pochi): sono d'accordo, in generale, sulle correnti rinnovatrici (o rottamatrici/differenzianti) su cui si spinge in questo periodo, ma quando vedo quanto e' difficile nella vita di tutti i giorni "fare carriera" e ottenere incarichi (e stipendi) di un certo rilievo all'interno di un'azienda o di un ambito privato, qualche pensiero maligno mi viene. Sara' invidia (in parte di sicuro) e sara' anche il fatto che nella vita conta anche in buona percentuale il caso, ma i casi di gente che per esempio entra in parlamento a 26 anni o poco piu' mi lasciano perplesso. Per cio' che riguarda l'affaire Lombardo, rimane solo la constatazione del fatto che la Sicilia – quantomeno per ciò che riguarda l’amministrazione regionale – si conferma amplificatore del peggio del peggio che l’Italia ha da offrire. 

Un personaggio sul quale non ho approfondito molto ma che mi sembra avere una storia degna di nota: Nate Silver. E' comparso nell'ambito di un articolo della Stampa a proposito delle elezioni in USA. Beh, questo tizio - classe '78 - a quanto pare diventera' (o lo e' gia', non ho capito) sondaggista di riferimento del team di Obama. Questo ragazzo a quanto pare era balzato alle cronache per avere inventato un algoritmo di tipo statistico che predice il rendimento dei giocatori di baseball in campo (!!). L'algoritmo si chiama PECOTA ed e' il piu' utilizzato per statistiche e previsioni nel suo ambito. Ha trascorsi da giocatore di poker professionista e - a quanto pare - nelle elezioni del 2008 ha azzeccato le previsioni su quasi tutti gli stati. Tanto di cappello ad una carriera cosi': riuscire a unire due passioni e farne un prodotto cosi' apprezzato e' davvero il massimo!  

Lo spettacolare botta e risposta Della Valle - Marchionne a proposito della forzata riassunzione dei alcuni operai fiom e della conseguente volonta' di fiat di cassaintegrarne 19.. Della Valle: "Oggi ci ritroviamo con un mago Otelma delle quattro ruote che spara una dichiarazione al giorno e fa un auto quando gli pare". Marchionne: "Quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole". Bellissimo.

Blablacar: un sito che pubblicizza car pooling. Quando Trenitalia colleziona piu' minuti di ritardo che chilometri percorsi ma il prezzo della benzina non lascia alternative, val la pena di considerare il car pooling. Non ho ancora molta esperienza nel campo ma questo sito mi pare funzioni davvero bene!


Le grandi inchieste de La Zampa, rubrica animalista de La Stampa: qualcuna e' davvero divertente.. (link: 1, 2 , 3, 4, 5, 6)

mercoledì 31 ottobre 2012

Lavorare vicino a casa ma oltreconfine


Siccome mi e' capitato piuttosto spesso di scrivere sul blog di lavoro, prospettive per i neolaureati e non solo, non posso non spendere qualche riga a descrivere l'esperienza lavorativa che ho appena cominciato in Francia.

Usciti dall'Universita' di Genova (ma non solo da questa) pochi di noi sanno che oltre alle mecche lavorative di Torino ma soprattutto Milano, esiste almeno un'altra realta' a portata di mano: quella di Sophia Antipolis. Sophia Antipolis e' un'area collocata in Costa Azzurra, pochi chilometri dietro le citta' di Nizza, Antibes e Cannes (cioe' a circa due ore d'autostrada da Genova): non e' propriamente una citta' ma un agglomerato di aziende e di servizi ai lavoratori di tali aziende, i quali risiedono principalmente nei tre centri che ho elencato prima ma che passano la loro giornata lavorativa qui. Le aziende presenti in quest'area hanno come denominatore comune quello di essere aziende tecnologiche: spaziano dall'ambito puramente informatico a quello elettronico e delle telecomunicazioni, a quello farmaceutico e delle biotecnologie. Insomma, il paradiso lavorativo del laureato in materie scientifiche. Non mancano universita' e istituti di ricerca: l'INRIA (il CNR francese - senza offesa per i francesi) ha una sede importante sul posto e interagisce con alcune delle aziende che hanno sede qui. 

L'azienda piu' importante con sede a Sophia Antipolis e' Amadeus, una multinazionale che si occupa di fornire software in ambito turistico: per dare un'idea delle dimensioni, questa sola azienda da' lavoro a piu' di 4000 dipendenti nella sola sede situata nel sud della Francia. In generale, gli stipendi sono molto piu' alti che in Italia e, se anche il costo della vita e' comunque piu' caro rispetto che da noi (parlo di Genova ma non di Milano), il bilancio rimane nettamente in attivo. Le assunzioni sono continue anche se la concorrenza e' piuttosto alta: Amadeus, per esempio, ha come politica quella di assumere gente da tutte le parti della Francia e del Mondo, privilegiando i curriculum migliori in termini di diplomi, voti ed esperienze maturate, a prescindere dal fatto che questi non siano molto legati al lavoro che ti propongono. Il flusso di assunzioni e' cosi' intenso da essere in parte gestito da aziende di consulenza che svolgono il mero ruolo di cacciatori di teste per Amadeus: scovano curriculum su Monster o su altri motori di ricerca e poi li segnalano ad Amadeus. Nel caso questi dia l'ok, loro li assumono spedendoli a lavorare li' e ricavandoci immagino un bel po' di soldi. Io stesso - a quanto ho capito - riceverei un premio se segnalassi alla mia azienda di consulenza il profilo di qualcuno che dopo la trafila del colloquio venisse assunto (quindi, se siete interessati..).

Ci sono parecchi italiani, per vari motivi: vicinanza, stipendi ma anche perche' evidentemente la formazione che abbiamo e' ben considerata (anche se ho notato che i politecnici di Milano e Torino sembrano essere privilegiati rispetto alle altre universita'). Su internet si trovano anche parecchi blog che descrivono piu' nel dettaglio vita ed esperienze qui, ma comunque in costa azzurra si vive bene: Nizza, Cannes e Antibes non le scopro certo io.. Insomma io, se dovessi scegliere tra qui e Milano, non ci penserei due volte!

Continua qui.

sabato 27 ottobre 2012

Cose estreme


Girovagando su youtube si trovano spesso cose estreme... Ecco quattro video abbastanza pazzeschi


Il primo è il record (anzi ex record) di altezza di tuffo: 172 piedi (52 m circa)
Gli americani sono proprio strani... hanno costruito una torre composta solo da una scala per l'occasione, e c'era anche un sacco di gente a guardare...
Da notare la ripresa dall'alto ma soprattutto la condizione delle fasce per i legamenti di questo soggetto che risponde al nome di Dana Kunze.






Il secondo non è un record ma una figata: la tuta alare.
Questo video è molto "fiero"  come si dice a Genova.
Velocità allucinanti, distanze dal crinale ridotte all'osso e musica da veri "becci" fanno il resto.
Al min 3.02 passa in un punto davvero stretto ad una velocità folle






Terzo video della rassegna vede protagonista l'italiano Brumotti.
Ho scoperto che ha lavorato per striscia la notizia e questo non gli fa onore, ma del resto uno che si è tatuato il suo cognome a caratteri cubitali in stile gotico sul petto non dev'essere del tutto dritto, e infatti a giudicare dal video è proprio così!!
Da notare dove si va a cacciare al min 3.00  !!!!






Ultimo video, sempre in tema di sport estremi: Jamie Thomas è un veterano dello skateboarding che nel 97 ha voluto superare il limite del buonsenso buttandosi giu da un muro alto oltre 5 metri e mezzo. Inutile dire che la tavola si è spaccata all'istante e quindi il salto non è stato ufficialmente "chiuso", ma il tipo non si è fatto nulla.
Quel salto ha preso il nome di "Leap of Faith", e tutt'oggi nessuno è riuscito nell'impresa. Qui sotto il video del primo (ed ultimo) tentativo di Thomas.
A questo link invece date un'occhiata a com'è andata ad un tipo coi rollerblade che provava lo stesso salto!





Al prossimo video inutile!


giovedì 18 ottobre 2012

Solar – Ian McEwan


Mi inserisco nella serie di recensioni di libri e film che ultimamente ha animato il blog proponendo un libro che ho appena finito di leggere e che – strano ma vero – mi è piaciuto. Il libro è Solar, l’autore Ian McEwan.

L’ho scelto in libreria facendomi ispirare dal momento, della quarta di copertina e dal minimo di curiosità che avevo nei confronti dell’autore. C’è chi dice che, in libreria, in realtà non sia tu a scegliere i libri ma siano bensì loro a scegliere te; c’è poi chi si innamora dell’impaginazione e dell’odore prima che del contenuto… Tutte cazzate. Se vai a caso in libreria 99 volte su 100 ti becchi delle sole ma stavolta mi è andata bene.

Non fatevi portare fuori strada dal titolo, qui non si parla di fantascienza: Solar è un romanzo il cui protagonista è un uomo di mezza età alle prese una vita sentimentale sgangherata, problemi di peso e una vita professionale ogni giorno che passa sempre meno stimolante. Michael – questo il suo nome – non è però un uomo qualunque: premio Nobel per la Fisica in gioventù, ormai ha come principale attività quella di vendere  la propria partecipazione e il ritorno che essa porta con sè a conferenze e istituti scientifici. Cinico e disilluso si troverà così a capo di un’istituzione scientifica nata per promuovere la ricerca nell'ambito delle energie rinnovabili e – nel bene e nel male – la sua vita cambierà.

Il libro a me pare davvero ben scritto (sarà che ne venivo da un Grisham!) e personaggio e storia mi sembrano ritratti davvero efficacemente, mettendo insieme cinismo e buoni sentimenti, tragedia e commedia. Inevitabilmente, qua e là McEwan deve scrivere di scienza e la qual cosa – se fatta male – può far cadere le palle al lettore esperto o annoiare il profano: a me, anche in questo campo, McEwan sembra avere lavorato bene ma c’è da dire che io sono una figura a metà, quindi non faccio molto testo.. In ogni caso, lettura consigliata!

martedì 16 ottobre 2012

Il Personal Computer


Una piccola chicca scoperta per caso, che la dice lunga su quanto sia cambiata la società in appena trent'anni, da quando cioè il personal computer ha iniziato prepotentemente ad entrare nelle case della gente comune. Si tratta di un brano di Primo Levi in cui lo scrittore racconta il suo primo approccio con l'informatica: buona lettura!



Due mesi fa, nel settembre del 1984, mi sono comprato un elaboratore di testi, cioè uno strumento per scrivere che va a capo automaticamente a fine riga, e permette di inserire, cancellare, cambiare istantaneamente parole o intere fra- si; consente insomma di arrivare d'un colpo ad un documento finito pulito, pri- vo di inserti e di correzioni. Non sono certo il primo scrittore che si è deci- so al salto. Solo un anno fa sarei stato giudicato un audace o uno snob; oggi non più, tanto il tempo elettronico corre veloce. Mi affretto ad aggiungere due precisazioni. In primo luogo chi vuole o deve scrivere può benissmo continuare con la biro o con la macchina: il mio gadget è un lusso, è divertente, anche entusiasmante, ma superfluo. In secondo, a rassi- curare gli incerti e i profani: io stesso ero, anzi sono tuttora, mentre scrivo sullo schermo un profano. Di cosa avvenga dietro lo schermo ho idee vaghe. Al primo contatto, questa mia ignoranza mi umiliava profondamente; è accorso a rinfrancarmi un giovane che pa- ternamente mi fa da guida, e mi ha detto: - Tu appartieni alla austera genera- zione di umanisti che ancora pretendono di capire il mondo intorno a loro. Que- sta pretesa è diventata assurda: lascia fare all'abitudine, e il tuo disagio sparirà. Considera: sai forse o ti illudi di sapere, come funziona il telefono o la Tv? Eppure te ne servi ogni giorno. E al di fuori di qualche dotto, quanti sanno come funziona il loro cuore o i loro reni? 

Nonostante questa ammonizione, il primo urto con l'apparecchio è stato pieno di angoscia: l'angoscia dell'ignoto, che da molti anni non provavo più. L'elabora- tore mi è stato fornito col corredo di vari manuali, ho cercato di studiarli prima di toccare i comandi, e mi sono sentito perduto. Mi è parso che fossero scritti apparentemente in italiano, di fatto in una lingua sconosciuta; anzi in una lingua beffarda e fuorviante, in cui vocaboli ben noti,come "aprire", "chiu- dere", "uscire", vengono usati in sensi insoliti. C'è sì un glossario che si sforza di definirli, ma procede all'inverso dei comuni dizionari: questi defini- scono termini astrusi ricorrendo a termini famigliari; il glossario pretende di dare un nuovo senso ai termini falsamente famigliari ricorrendo a termini astru- si e l'effetto è devastante. Quanto meglio sarebbe stato inventare, per queste cose nuove, una terminologia decisamente nuova! Ma ancora è intervenuto il gio- vane amico, e mi ha fatto notare che pretendere di imparare ad usare un compu- ter sui manuali è stolto quanto pretendere di imparare a nuotare leggendo un trattato, senza entrare nell'acqua; anzi mi ha precisato, senza sapere cos'è l'acqua, avendone solo sentito vagamente parlare. Mi sono dunque accinto a lavorare sui due fronti, verificando cioè sull'ap- parecchio le istruzioni dei manuali, e mi è subito tornata alla mente la leggen- da del Golem. Si narra che secoli addietro un rabbino-mago avesse costruito un automa di argilla, di forza erculea e di obbedienza cieca, affinchè difendesse gli ebrei di Praga dai pogrom; ma esso rimaneva inerte, inanimato, finchè il suo autore non gli infilava in bocca un rotolo di pergamena su cui era scritto un versetto della Torà. Allora il Golem di terracotta diventava un servo pronto e sagace: si aggirava per le vie e faceva buona guardia, salvo impietrirsi nuo- vamente quando gli veniva estratta la pergamena. Mi sono chiesto se i costrutto- ri del mio apparecchio conoscessero questa storia (sono certo gente colta ed an- che spiritosa): infatti l'elaboratore ha proprio una bocca storta, socchiusa in una smorfia meccanica. 
Finchè non vi introduco il disco-programma, l'elaborato- re non elabora nulla, è una esamine scatola metallica; però quando accendo l'in- terruttore, sul piccolo schermo compare un garbato segnale luminoso: questo, nel linguaggio del mio Golem personale, vuol dire che esso è avido di trangugia- re il dischetto. Quando l'ho soddisfatto, ronza sommesso, facendo le fusa come un gatto contento, diventa vivo, e subito mette in luce il suo carattere: è ala- cre, soccorrevole, severo coi miei errori, testardo e capace di molti miracoli che ancora non conosco e che mi intrigano. Purchè alimentato con programmi adatti, sa gestire un magazzino o un archivio, compilare istogrammi, perfino giocare a scacchi: tutte imprese che per il momen- to non mi interessano, anzi, mi rendono malinconico e immusonito come quel maia- le a cui erano state offerte le perle. Può anche disegnare, e questo è per me un inconveniente di segno opposto: non avevo più disegnato dalle elementari, e trovarmi adesso sotto mano un servomeccanismo che fabbrica per me, su misura, le immagini che io non so tracciare, e a comando me le stampa anche sotto il na- so, mi diverte in misura indecente e mi distoglie da usi più propri. Devo fare violenza a me stesso per "uscire" dal programma-disegno e riprendere a scrivere. Ho notato che scrivendo così si tende alla prolissità. La fatica di un tempo, quando si scalpellava la pietra conducendo allo stile "lapidario": qui avviene l'opposto, la manualità è quasi nulla, e se non ci si controlla si va verso lo spreco di parole; ma c'è un provvido contatore, e non bisogna perderlo d'occhio. Analizzando adesso la mia ansia iniziale, m'accorgo che era in buona parte illo- gica: conteneva un'antica paura di chi scrive, la paura che il testo faticato, unico, inestimabile, quello che ti darà fama eterna, ti venga rubato o vada a finire in un tombino. Qui tu scrivi, le parole appaiono sullo schermo nitide, bene allineate, ma sono ombre: sono immateriali, prive del supporto rassicuran- te della carta. "La carta canta", lo schermo no; quando il testo ti soddisfa, lo "mandi su disco", dove diventa invisibile. C'è ancora, latitante in qualche angolino del disco-memoria, o l'hai distrutto con qualche manovra sbagliata? Solo dopo giorni di esperimenti "in corpore vili" (e cioè su falsi testi, non creati, ma copiati) ti convinci che la catastrofe del testo perduto è stata pre- vista dagli gnomi geniali che hanno progettato l'elaboratore: per distruggere un testo occorre una manovra che è stata resa deliberatamente complicata, e du- rante la quale l'apparecchio stesso ti ammonisce: "Bada, stai per suicidarti". Venticinque anni fa avevo scritto un racconto poco serio in cui, dopo molte e- sitazioni deontologiche, un poeta professionale si decide a comprare un Versifi- catore elettronico e gli delega con successo tutta la sua attività. Il mio appa- recchio per ora non arriva a tanto, ma si presta in modo eccellente a comporre versi, perchè mi permette innumerrevoli ritocchi senza che la pagina appaia sporca o disordinata, e riduce al minimo la fatica manuale della stesura: "così si osserva in me lo contrappasso". Un amico letterato mi obietta che così va perduta la nobile gioia del filologo intento a ricostruire, attraverso le suc- cessive cancellature e correzioni, l'itinerario che conduce alla perfezione del- l'infinito: ha ragione, ma non si può aver tutto. Per quanto mi riguarda, da quando ho posto freno e sella al mio elaboratore ho sentito attenuarsi in me il tedio di essere un Dinornis, un superstite di una specie in estinzione: l'uggia del "sopravvissuto al suo tempo" è quasi scompar- sa. Di un incolto, i Greci dicevano: "non sa né leggere né nuotare"; oggi si ag- giungerebbe "né usare un elaboratore"; non lo uso ancora bene, non sono un dot- to e so che non lo sarò mai, ma non sono più un analfabeta. E poi dà gioia po- ter aggiungere un item al proprio elenco dei "la prima volta che" memorabili: che hai visto il mare; che hai passato la frontiera; che hai baciato una donna; che hai destato a vita un Golem. 
[L'altrui Mestiere - Primo Levi]