domenica 20 febbraio 2011

Il Discorso del Re


Cos'è. È la storia di Giorgio VI, re d'Inghilterra dal 1936 al 1952. O meglio, è la storia di come ha curato la sua balbuzie. Giorgio VI (Colin Firth) è il secondo figlio del re, insicuro, balbuziente e con problemi fisici nell'infanzia. Il fratello maggiore diventa re alla morte del padre, ma nello stesso anno abdica per poter sposare una donna già sposata e così Giorgio VI si ritrova re d'Inghilterra negli anni più difficili del secolo scorso, con l'ascesa al potere di Hitler e lo scoppio della seconda guerra mondiale. Da anni, con l'aiuto della splendida moglie Elisabetta (Elena Bonham Carter) prova a curare la sua balbuzie senza successo da diversi rinomati logopedisti inglesi, finché Elisabetta non lo porta da un logopedista australiano, Lionel Logue (Geoffrey Rush), che invece di un approccio esclusivamente fisico al problema, lo affronta dal punto di vista psicologico, e lo cura. Ecco, il film è la storia del rapporto tra il re e il logopedista, che per anni (storia vera) sono rimasti amici.
Com'è. È un gran bel film, interpretato in maniera splendida dai tre protagonisti, non a caso è candidato come miglior film, miglior regia, miglior attore, miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista. La storia è molto asciutta, senza colpi di scena, e fin dall'inizio si sa dove si vuole arrivare. Ma ci si arriva proprio bene, grazie alla recitazione in stile teatrale, alla fotografia, allo stile inglese, e alla simpatia del logopedista. E anche al chiaro (e mai noioso) contesto storico.
Perché vederlo. Per le interpretazioni dei tre protagonisti, perché è un film che emoziona, perché c'è la regina Elisabetta bambina. Perché le scene nello studio del logopedista sono meravigliose da ogni punto di vista, fotografia, recitazione, sceneggiatura. E anche perché è un film inglese che parla degli inglesi (e un australiano), interpretato da inglesi (e un australiano). Insomma, non è un'americanata, come possono far pensare le undici candidature agli Oscar.
Perché non vederlo. Perché c'è pochissima azione, perché la storia è quella che è, l'allievo insicuro che con il giusto maestro alternativo e fuori dagli schemi diventa bravo e tutti sono felici. Perché sono sicuro che sarebbe meglio guardarlo in lingua originale con i sottotitoli.
Una battuta. Dimentica il resto, e dillo solo a me.

1 commento:

  1. Beh Ballets devo ricambiare il tuo omaggio. io un paio di sere fa ho visto questo film. Condivido quasi tutto ciò che ne avevi scritto in merito.

    Sono d'accordo con il fatto che i tre protagonisti siano tutti bravi, ma Colin Firth è oggettivamente una spanna sopra. La sua interpretazione balbettante in lingua originale deve essere stato un esercizio tecnico non da poco. Consentitemi di ricordare che l'emozionante discorso finale (appunto "Il discorso del re") è accompagnato dal più bello degli adagi di Beethoven, tratto dalla sua Settima Sinfonia.

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