sabato 19 giugno 2010

Signoraggio bancario parte terza

Dopo mesi torno a scrivere di signoraggio. Ormai non se ne ricorderà più nessuno ma ne avevamo parlato qui e qui. Copio e incollo tutto il post che ho scritto per il blog fnb sul quale la discussione era partita (che direi che ora si conclude).

Nell'altro post avevamo discusso dei rapporti vigenti tra stato e banca d'italia e dei redditi da signoraggio che dalle dinamiche ad essi legate vengono a crearsi. Quindi, del significato tout court della parola "signoraggio".

Nel trio di filmati sorgente di tutta questa discussione però, sotto il titolo signoraggio, si arriva poi a formulare ben altre accuse che con il signoraggio c'entrano forse più poco ma che pur tuttavia sono importanti e che ho tentato nel mio piccolo di approfondire.

Buona parte del secondo filmato è dedicato a descrivere un meccanismo economico secondo il quale le banche arriverebbero a prestare fino a 10 volte il denaro che hanno nelle loro casse: in questo modo - questa mi par di capire sia l'accusa - esse genererebbero guadagni dal nulla prestando alla gente del denaro che in realtà non posseggono; prestito che genera a sua volta interessi e reddito a discapito del debitore (che in questo modo verrebbe truffato perché si è fatto prestare denaro che in realtà prima del suo arrivo era solo carta) e a discapito anche del risparmiatore (perché dopo questa serie di passaggi non potrà che generarsi insolvenza: perché se i 100 che io deposito diventano 1000 e vengono tutti prestati, quando torno in banca a riaverli indietro dove sono finiti? E, poi, quanto si saranno svalutati?).

Funziona davvero tutto così? La risposta è per certi versi paradossale: il meccanismo è in effetti questo (o molto simile a questo) ma le conseguenze non sono tragiche come possono sembrare. La spiegazione però è articolata e cerchiamo di arrivarci per gradi attraverso definizioni appropriate della terminologia di cui peraltro nel filmato si fa uso.

Riserva frazionaria: è la percentuale dei depositi bancari che per legge un istituto di credito non può erogare. E' composta da riserva obbligatoria (da accantonarsi presso la banca centrale come una sorta di garanzia tra banche), riserva a garanzia dei conti correnti (fondo interbancario a garanzia dei correntisti) e riserva legale e statutaria (una percentuale dei depositi che una banca decide volontariamente di accantonare, entro un massimale stabilito per legge). Il filmato fa l'esempio di una banca con riserva frazionaria complessivamente fissata al 10 per cento. Ciò significa che se la banca ha 100 in cassa dovrà accantonare 10 e potrà utilizzare gli altri 90.

Moltiplicatore monetario: è definito come il rapporto tra l'offerta monetaria (cioè la moneta effettivamente utilizzabile dalla comunità: in pratica, quella nelle tasche della gente e quella depositata nelle banche dai risparmiatori) e la base monetaria (cioè la moneta effettivamente esistente: quella che è circolante più quella che è nelle riserve); è quindi una quantità matematica che descrive il rapporto esistente tra la moneta "percepita" dalle persone e quella realmente esistente. E, a seconda di quanto vale questo rapporto, o allo scopo di modificarlo, vengono decise le politiche economiche degli stati e con esse i tassi di interesse.

E' quindi assodato (già solo per la stessa esistenza del termine "moltiplicatore monetario") che - attraverso determinati passaggi che adesso cercherò di spiegare - si vada a creare una quantità di moneta "inesistente" della quale le banche sono origine. Questa moneta si aggiunge a quella già esistente e viene utilizzata al pari di quella vera. Resta da capire come si genera questa quantità di moneta e lo facciamo con un esempio.

Cella da buon risparmiatore qual è ha 100 e un bel giorno decide di versarli in banca. Il giorno dopo Calle si sveglia e decide che vuol comprarsi l'ultimo gioco della Konami e per questo motivo si fa fare un prestito dalla stessa banca in cui Cella ha appena versato i suoi soldi. La banca - nel momento in cui Cella le aveva lasciato i suoi 100 - avrà accantonato 10 nella riserva. Saranno quindi prestabili 90 e supponiamo che Calle se li faccia dare tutti. Supponiamo, poi, che dieci minuti dopo che Calle esce dalla banca, Cella decida di comprarsi una macchina e che paghi con un assegno di 100 che quindi gira ad una terza persona che lo verserà sul suo conto. A questo punto che succede? La banca non ha più i 90 di prima che ha prestato e non può liquidare in contanti più di una certa quantità contenuta nella riserva a garanzia dei correntisti che, nel nostro caso, è una quantità minore di 10 e quindi minore di 90. Quello che quindi avviene è un trasferimento automatico da un conto all'altro, cioè uno dei clic di cui parla Grillo.
Cosa è successo quindi? Da 100 di partenza abbiamo mosso moneta per un ammontare di 190 e con questo abbiamo fatto acquisti. E questo meccanismo potrà ripetersi infinite volte - i 90 dell'assegno diventano 81 prestabili e così via - fino a generare (nel caso di una riserva obbligatoria del 10%) un offerta di moneta pari a dieci volte il capitale iniziale (è dimostrato matematicamente qui).

Anche nel caso di passaggio di moneta tramite assegno, però, sebbene tutti i soldi fisicamente non si spostino, la prima banca dovrà versare alla seconda il corrispondente 10 per cento relativo alla riserva obbligatoria e ciò avverrà o in banca centrale o in camera di compensazione. Questo fatto è già di per sé una garanzia alla consistenza del sistema: di un qualunque movimento una banca deve rispondere con uno spostamento di denaro "all'antica" per una cifra pari alla riserva obbligatoria. Qualora questi passaggi fossero sportivi, la banca ad un certo punto non avrebbe più riserva per compensare i debiti nei confronti delle altre banche.

Inoltre, svolgendo i passaggi a ritroso (cioè chi ha ricevuto un prestito lo restituisce e chi ha versato dei soldi li ritira) - non fosse per gli interessi acquisiti o pagati - tutto tornerebbe nell'equilibrio iniziale.

Quello che mi interessa puntualizzare è che - vero il fatto che simili passaggi aumentano l'offerta di moneta mantenendone inalterata la base - questi passaggi sembrano essere nella logica della nostra economia. Cioè, i miei occhi non vedono macchinazioni o complotti delle banche per guadagnare alle mie spalle emettendo denaro fasullo come era (forse) stata l'impressione iniziale.

E' vero che l'aumento dell'offerta di moneta genera inflazione: i governi ne fanno strumento di sviluppo e si può essere d'accordo o non d'accordo (argomento molto complesso). Ed è vero che ogni immissione di nuova moneta avviene sulla base di un prestito, cosa che in qualche modo ci porta ad essere in una sorta di stato di sudditanza nei confronti delle banche. Ma tutto è alla luce del sole e non mi sembra ci siano passaggi oscuri. E' solo la nostra economia che funziona così.

Probabilmente, rivedendoli adesso, essendomi informato un po' di più, scoprirei che i tre filmati non contestavano nella sostanza né più né meno la struttura della nostra economia e che i passaggi oscuri me li sia immaginati io causa la mia ignoranza. Non lo so.
Quello che so adesso, alla fine di questa piccola indagine, è che i soldi in banca è meglio non tenerceli perché si svalutano ma non perché te li rubano... ed è una bella differenza!


2 commenti:

  1. Io non so quali siano gli argomenti delle altre fonti complottistiche ma mi sono occupato solo dei tre filmati che avevo visto io... Comunque grazie del sggerimento...

    Sul discorso del complotto neonazista andrei un po' cauto: un conto è dire che gruppi di estrema destra (e anche neo nazisti) apoggiano queste tesi, un altro è dire che se le sono inventate loro... Per esempio mi pare che anche Grillo - che neonazista direi che non è - spesso si butti su questo tema...

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  2. Qualcuno scrisse già quello che ho dimostrato io adesso. Vista poi la strada intrapresa da Grillo la tua obiezione Doson rimane senza difese.

    Sono certo che i tuoi amici che ti posero il problema e l'amico sardo di Tommi (mai più visto, spero che stia bene) hanno votato M5S, a riprova "locale" delle mie tesi appena esposte.

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