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lunedì 17 marzo 2014

Ciao Stefano

Questa è una storia come tante altre che si sono già sentite e come altre ancora che certamente – purtroppo – si sentiranno. La storia di un bravissimo ragazzo, senza colpe, ucciso dall’ennesimo bandito di strada.

La differenza con le tante altre storie, storie vere, che si ripetono, si ripetono, si ripetono è che il ragazzo in questione questa volta lo conoscevo bene. Eravamo amici. E il meno che posso fare è scrivere poche righe per descrivere la smaccata assurdità e crudeltà della vicenda della sua morte: perché davvero alcune volte, al di là della sfortuna, dell’errore umano o dell’imprudenza, alcune volte il senso di ingiustizia e di impunità che circonda queste tragedie ti lasciano sgomento.

Nessuno merita di morire a 31 anni e sono sempre i migliori quelli che se ne vanno ma nel caso di Stefano, nessuno più di lui meritava di non fare la fine che ha fatto. Stefano era un ragazzo semplice, umile e dai saldi valori: prima gli amici del quartiere, una laurea in geologia e il sogno dell’avventura imprenditoriale alla gestione delle miniere di Gambatesa. Poi la fidanzata, l’impegno forse meno affascinante ma più remunerativo di vigile urbano nei comuni di Chiavari e Portofino e le nozze programmate l’anno prossimo.

Tutto filava sulla corsia giusta per Stefano domenica 9 marzo 2014, e pure lui a ben vedere filava sulla corsia giusta col suo scooter. Da Portofino a Chiavari, alla fine del suo turno di lavoro come vigile stagionale. Peccato che sulla sua stessa corsia – ma nella direzione sbagliata – ci fosse pure l’Audi dell’altro protagonista della storia, Andrea, intenta in uno sconsiderato sorpasso di due auto. Pochi attimi, frontale. Stefano sbalzato dieci metri più in là e più nulla da fare. 

Questa storia è tutta una questione di corsie: chi sta dalla parte giusta e chi da quella sbagliata, della vita, della strada; chi ci rimette le penne e chi – forse - non ci rimetterà nulla o quasi. Andrea guida senza patente quella domenica. Non ce l’ha, ritiratagli poche settimane prima perché scaduta e mai rinnovata: forse – con il sert che impone controlli e analisi pulite – è troppo complicato anche solo fare domanda di rinnovo. Personalmente non ho elementi per dirlo. Fatto sta che comunque, nelle analisi di Andrea dell’immediato post incidente, vi sono tracce di cannabis, eroina e cocaina.

Andrea è di Portofino, come suo padre, gestore di un noto ristorante del borgo con frequentazioni e conoscenze altolocate. Ci si può immaginare che la vita di Andrea sia stata di ben altro standard rispetto a quella di Stefano. Andrea comunque dà una mano al padre e proprio quel giorno è in ritardo e ha fretta di arrivare per cominciare il proprio turno e per questo si butta nello sciagurato sorpasso, come probabilmente avrà fatto tante altre volte prima, con migliori risultati. La fretta, l’errore di valutazione ma – per me – anche una totale noncuranza nei confronti della vita del prossimo, vista la gratuità di una manovra già molto pericolosa, effettuata da una persona inabile a guidare. Ha tanti amici Andrea, i giornali ne hanno parlato: alcuni di questi gli esprimono solidarietà tirando di mezzo il calcio. “Forza Inter”, scrivono, come se questa tragedia fosse solo una brutta parentesi e le frivole abitudini settimanali dovessero riprendere come se niente fosse. Evidentemente, neppure una morte come questa basta a rendere umani.

Stefano è morto ma a guardarla bene questa storia è pure peggio di così: dopo pochi giorni di servizio a Portofino, investito da una persona che doveva essere fermata mesi e mesi prima dallo stesso corpo di polizia di cui egli faceva parte. Il tutto avvenuto in una cittadina talmente piccola per cui – volente o nolente – chi vive e lavora lì da anni, magari con incarichi istituzionali o di polizia, è perfettamente al corrente delle situazioni delicate riguardanti i membri della comunità. Ma certe volte non si vede perché non si vuole vedere, perché le amicizie contano più delle vite delle persone, fino a che non succede la tragedia.

Andrea è ora ai domiciliari. Nella sua casa di Portofino. Staremo a vedere quello che soldi, conoscenze  e buoni avvocati saranno in grado di fare. Stefano – invece - è stato salutato dalla città commossa giovedì. Lutto cittadino a Portofino, sindaco e rappresentanze delle forze di polizia presenti al funerale, Virtus Entella (principale squadra di calcio chiavarese, di cui Stefano era tifoso) che depone una corona di fiori in sua memoria nella partita del centenario.

Tante parole sono state spese in questi giorni per ricordarlo e, sebbene sia una magra consolazione, sono contento del fatto che l’addio da parte della città nei suoi confronti sia stato all'altezza della persona che Stefano è stato. Ciao Stefano. 

sabato 15 febbraio 2014

D'ora in avanti, sotto il sedile?

Faccio un po' di pubblicità a questo articolo del Sole 24 Ore che descrive l'ennesima subdola trovata dell'agenzia delle Entrate per fare cassa: tassare del 20% tutti i bonifici provenienti dall'estero e destinati a persone fisiche.

Il principio è sempre lo stesso (ne avevo già scritto tempo fa qui): partire dal presupposto che il cittadino sia in qualche modo in torto, senza sentire la minima necessità di doverlo dimostrare o darne atto in qualche forma. Quindi considerarlo evasore (o sovratassarlo preventivamente, come in questo caso), lasciando a lui l'onere del dover dimostrare di essere invece già in regola. Con tutte le rotture di balle e le incertezze che ne derivano.

In questo caso, l'assioma dell'Agenzia delle Entrate consiste nel fatto che - se una persona fisica riceve una somma tramite bonifico da uno stato estero - questa somma si suppone vada a generare reddito e quindi imponibile. Pazienza se era già stata dichiarata nella dichiarazione dei redditi di uno stato estero, magari UE, o se proveniva da un flusso di tipo patrimoniale. Chissenefrega! Quelli intanto ne trattengono un quinto, senza nessuna prova di illecito, a te dimostrare di essere nel giusto!

Tanto per fare un esempio stupido per chiarire l'assurdita': io - residente all'estero - vado a cena con i miei amici a Genova. A meta' serata dico: "cacchio, mi sono scordato il portafoglio! Pagate voi per me e poi ve lo rimborso con un bonifico appena torno a casa?". Beh, in questo caso, 20% di tasse sul bonifico a meno di non fare pervenire alla banca italiana scontrino e documentazione ad hoc. Gia' assurdo per me - italiano che vive fuori - immaginatevi per uno straniero che nulla sa del nostro paese e dei nostri non sense!

Ah, dimenticavo la norma è retroattiva: vale su tutti i bonifici a partire dal primo febbraio, non importa se è stato comunicato con due settimane di ritardo!

sabato 1 febbraio 2014

Il Fatto e gli Italiani all'estero

Premessa: riconosco che - per quanto scriva sempre più raramente - il criticare il Fatto Quotidiano sia una delle mie attività preferite sul blog. E' una mia fissa.

Allora, è uscito un articolo giorni fa sugli italiani all'estero che descriveva le reali abitudini dei nostri connazionali oltreconfine, appunto. Cioè anche le mie. Mi sono quindi sentito chiamato in causa, ho dato un'occhiata e qui dico la mia.

L'articolo tenta di descrivere in maniera caricaturale il prototipo dell'italiano iper critico con qualunque cosa accada in italia e che - non potendone più di vivere nel nostro paese per colpa di Berlusconi e tutti i suoi effetti collaterali - se ne va all'estero. Quell'italiano che - dovunque sia finito - non riesce comunque a staccarsi dalla sua italianità nelle sue buone e cattive caratteristiche e che non riuscirà mai davvero ad ambientarsi in un ambiente estraneo ma che - ogni volta che torna a casa per le feste - non la finisce mai di rinfacciare ai connazionali quanto tutto vada bene oltre confine e quanto tutto invece vada male a casa loro. Il classico tipo che irriterebbe chiunque.

Ora, posto che il profilo dell'italiano afflitto e lamentevole del tipo che cosa ci rimaniamo a fare in italia? ma inerte e incapace di alcun tipo di iniziativa seria a mio modo di vedere corrisponde proprio a una buona fetta dei lettori del Fatto (ma lasciamo stare, è una caricatura pure questa), l'articolo vuole essere ironico e non va troppo preso sul serio. Per quanto lo faccia male e in maniera grossolana, personifica tutte le cattive caratteristiche che chi più o chi meno, chi cervello, chi no, tutti noi italiani all'estero abbiamo e che ci portiamo dietro quando torniamo a casa, talvolta irritando i nostri connazionali. Un giochino simpatico, volto a dar voce e immagine a quel senso di fastidio che qualche volta alcuni atteggiamenti degli italiani in fuga possono suscitare in chi invece se ne sta bello e buono a casa.

Il giochino non è riuscito gran che perché - oggettivamente - l'articolo è talmente mal scritto che l'ironia la si coglie poco e male e molti hanno finito per sentirsi offesi. Per primi i lettori del Fatto con una miriade di commenti, poi anche altri con articoli o lettere qua e  ad esempio, rispondendo magari punto su punto all'aticolo.

La morale è: impariamo a leggere meglio (noi) e a scrivere meglio (loro). E a indignarci di meno per cose insignificanti. Oppure, semplicemente, smettiamo di leggere il Fatto se questo è il tenore di quello che propone quotidianamente.

Saluti dalla Francia (ah qui sì che si sta bene!!).

lunedì 30 dicembre 2013

Contra Reporters sans frontieres

Ciao a tutti, lo so che manco da un sacco ma bando a ciance e giustificazioni! Guardate un po' questa pubblicità che ho appena visto sulla tv francese:



Ora, probabilmente molti di voi commenteranno che noi italiani ci facciamo la solita figura di merda, che ce la siamo meritata, eccetera, eccetera. Messi sullo stesso piano di Corea, Siria, Cina, Zimbabwe!

Per me invece sono tutte balle e mi sono francamente rotto le palle di vedere come all'estero veniamo trattati con senso di superiorità per quel che riguarda la libertà d'informazione. Non saremo il paradiso in terra - abbiamo tanti problemi, ovviamente - ma metterci alla pari di Siria o Corea è scandaloso. Senza contare poi il finire cinquantasettesimi  in queste pseudo classifiche che questo pseudo ente (lo stesso che ha finanziato la pubblicità di cui sopra) continua ogni anno a pubblicare per me è al limite del ridicolo. Cinquantasettesimi dopo per esempio Niger, Botswana, Samoa, Malta: faccio notare che tutta Samoa ha un quarto della popolazione di Genova (e che se la cerco su google, la sua pagina wikipedia viene dopo quella di Samoa divani!).. Siamo meno liberi di un paese il cui quotidiano più importante ha una tiratura paragonabile a quella del Nuovo Levante! E' davvero difficile non sbottare quando persino gente che viene dal nordafrica (senza offesa, è solo che mi è capitato!) ti parla con la presunzione di chi proviene da un paese più moderno e liberale del tuo! Mi sono rotto le palle: avremo pure un'informazione schiava dei potenti ma - personalmente - trovo ancora più affidabile lo Studio Aperto delle 18 e 20 con i suoi culi e tette e con Mario Giordano che ti fa i sermoni che ciò che esce dalle penne di sti arroganti, ciechi, presuntuosi reporters sans frontieres. E scusate lo sfogo.

martedì 26 febbraio 2013

Identikit del berlusconiano - temptative


Non li vedi sul bus, non li incontri al bar, non li incontri per le strade. Quando parli di politica loro non ci sono mai o, se ci sono, si guardano bene dall'intervenire. Pero' al momento opportuno escono fuori e danno il loro voto a B. La gente vota ancora Berlusconi e, quindi, i berlusconiani esistono. Anche se non li vedi e non li senti. Ma chi sono?

In queste ore se ne sentono e scrivono tante. A sentire il popolino (e.g. facebook), le categorie piu' gettonate sono le seguenti: evasori incalliti in attesa del primo condono utile, pensionati rincoglioniti in coda alle poste per il rimborso dell'IMU, decerebrati con addosso la maglia di Balotelli, borghesotti snob su fiammanti SUV, puttanieri, trafficoni, eccetera, eccetera.

Per me non e' cosi'. O non solo cosi'. Su un trenta per cento puo' darsi pure che un 5-6 sia ascrivibile alle categorie sopra citate, ma rimangono fuori tanti altri italiani. E allora gli altri chi sono? La chiave di lettura e' questa: il fatto che la sinistra non sia riuscita a vincere davvero neppure questa volta dimostra che la maggior parte della popolazione italiana appartiene filosoficamente al centrodestra. Piuttosto che vedere Vendola & co. al governo il 20-25% degli italiani preferisce votare un pagliaccio e una banda di banditi. Niente di personale contro Vendola ma, evidentemente, la sinistra italiana (o, meglio, questa sinistra perche' probabilmente con Renzi sarebbe stato diverso) viene associata dalla maggioranza degli italiani ai tanti cliche' ancora attuali: sindacati oltranzisti e irragionevoli, al weekend lungo che ogni dipendente di trenitalia si concede ogni mese, a migliaia di dipendenti pubblici a libro paga ma senza una vera occupazione utile, a "bella ciao", alle patrimoniali, ad uno stato inquisitore e avido, al futile idealismo sinistroide, alla presunzione di essere intellettualmente migliori, alla festa dell'unita', eccetera, eccetera. Ne ho messe insieme tante, probabilmente sbagliando su alcune, ma se Berlusconi rievoca lo spettro del comunismo ogni volta che deve parlare di Bersani, mica lo fa a caso: nell'immaginario degli italiani la sinistra attuale e' ancora troppo legata alle icone e alle lotte di un passato che per molti e' sbagliato e finche' non tronchera' di netto spostando il suo asse piu' a destra non convincera' mai quel dieci per cento di elettori che le servirebbero per imporsi una volta per tutte in maniera inequivocabile. Se scegliera' di restare quella che e' perdera' ancora, ancora e ancora.

I berlusconiani non parlano e non si fanno vedere perche' esistono ma, contemporaneamente, non esistono. In questi anni di berlusconiani fieri ne devono essere rimasti davvero pochi; e quelli sani di mente sono ancora meno. Gli altri sono tutta gente che non e' berlusconiana 364 giorni su 365 ma che contemporaneamente non vuole un governo pd, per come il pd si presenta oggi. Non parlano nei bus perche'  se li incontri di giovedi', quel giovedi' non sono berlusconiani e sono schifati tanto quanto te. Diventano berlusconiani il weekend delle elezioni, un giorno e mezzo su 365: un voto dato a chi per loro e' comunque meno peggio degli altri. Nella speranza che un giorno si presenti qualcuno di serio a rappresentare pure loro.

lunedì 18 febbraio 2013

Oscar della stupidità

In velocità, sul mio beniamino del momento (questione master esclusa - da chiarire).

Qualche giorno fa, Sallusti in editoriale alla Boffo su Giannino: piccolo uomo, chi lo conosce lo evita. Non contento, rincara la dose via radio alla Zanzara la sera stessa: bizzarro, stravagante, non sa nemmeno far di conto, eccetera.

La sera dopo, invece, faccia a faccia Giannino - Sallusti a Otto e mezzo: le rese dei conti sono sempre belle ma qui - per argomenti e stile - non serve neppure l'arbitro per stabilire chi sia davvero il vincitore.



P.S.




mercoledì 13 febbraio 2013

Beh, allora preferivo Dell'Utri

Antonio Razzi, quarto in Abruzzo per il Senato della Repubblica.
P.S. Il volo Pescara-Zurigo e' stato ovviamente cancellato dopo qualche mese per mancanza di passeggeri.

mercoledì 30 gennaio 2013

La caduta degli dei - Viva le formiche

Mi aggancio all'affaire Corona e al post di Lore di qualche giorno fa per proporre un nuovo punto di vista sulla vicenda. Partiamo da questo articolo  come al solito contro corrente, di Filippo Facci: al di la' della difesa dell'uomo (di cui non so niente e dui cui non voglio sapere niente), Facci secondo me centra il punto che interessa a me: Corona in galera e' la rivincita di noi uomini piccoli, noi ligi al dovere, noi ingobbiti sui libri prima e su scrivanie ora.. Corona in carcere e' la dimostrazione che - ogni tanto - esiste linearita' tra azioni e sue conseguenze. Pazienza se otto anni possano sembrare molti o se non esista parte lesa a processo: e' uno che ha sempre vissuto sul confine tra paparazzo ed estorsore, incurante di regole e autorita'. Come quando, dopo che gli ritirarono la patente, lo ribeccarono a guidare sulla sua Bentley ai duecento all'ora; oppure come quando lo beccarono a spacciare banconote false o a evadere dalla liberta' condizionata (o quello che era), o a corrompere, diffamare, insultare, eccetera, incurante dell'aggravarsi della sua posizione e delle conseguenze a processo; per finire con la fuga, tanto per non farsi mancare niente. Forse pensava che alla fine non sarebbe successo nulla (e in effetti anche io l'ho sempre pensato). Per una volta non e' stato cosi'. La vicenda Corona dimostra che fottersene sempre vivendo il momento al massimo, alla lunga non paga, o almeno in qualche caso non paga: Corona e' un estremo, ma quante volte, all'Universita', abbiamo rinunciato a uscire la sera o a fare tardi perche' c'era un esame, quando il nostro vicino di banco invece se ne fregava e quante volte ci siamo chiesti se in realta' non avesse ragione lui e se non ci sarebbe poi capitato di pentirci di tutte queste occasioni di vita buttate? E, ad ogni sacrificio fatto a discapito di amici, serate, famiglia o vita agiata, quante volte e' capitato di chiedersi se ne valeva la pena e se non avremmo rimpianto i mesi o gli anni e le esperienze buttati? Ebbene, Corona ci fa tirare un sospiro di sollievo: siamo cresciuti con lui e ha sempre rappresentato (in modo estremo) l'altra umanita' che ci ha sempre attratto ma mai del tutto convinto. Quella del vivi ora perche' vent'anni li hai adesso, quella del bevi, fuma e drogati perche' tanto magari a senssant'anni non ci arrivi comunque, eccetera, eccetera.. Noi uomini piccoli viviamo la nostra piccola e amara rivincita. E' arrivato l'ultimo inverno per la cicala, uno dei tanti per noi formiche.


Da un lui a una lei, altro esempio: starlette da isola dei famosi ha ottenuto il successo non commettendo reati ma immergendosi in toto nel vortice della tv, non quella dei documentari ma proprio quella dove l'importante e' apparire e non saper fare.. Sara Tommasi  piu' o meno nostra coetanea, questa cantava e ballava quando noi stavamo chini sui libri: usciti dall'Universita', questa guadagnava centinaia di migliaia di euro tra un'apparizione televisiva e una serata in discoteca, quando noi - causa crisi e non solo - accettavamo lo schiavismo da stage per poche centinaia di euro e facevamo carta straccia dei nostri inutili diplomi. Per tantissimo tempo, uno sfacciato affronto alle nostre scelte "lungimiranti".. Adesso i valori si invertono: amicizie sbagliate, scelte ancora piu' sbagliate, parabola che discende vertiginosamente.. Beccatevi questa intervista:




In sostanza, grazie Fabrizio, grazie Sara. Non abbiamo niente contro di voi ma ci avete fatto un gran regalo: oggi, e solo per oggi, la formica si prende la rivincita sulla cicala. Non accade spesso e non e' la regola ma per poco tempo ci sentiremo piu' sicuri di noi e piu' in pace con noi stessi.Non durera' molto ma fin'ora tanto basta.

mercoledì 23 gennaio 2013

Varie: Facci vs Travaglio, partito lotteria, un po' di Liguria, gruppi acquisto vino


Scorre sangue tra Facci e Travaglio. Lettera di Berlusconi a Travaglio durante Servizio Pubblico: Travaglio diffamatore di professione. Nella lettera, l'elenco dei procedimenti a carico del giornalista, le condanne e qualche accenno alle motivazioni.. Alla maniera di Travaglio. Materiale - come si saprà il giorno dopo - messo insieme da una serie di articoli scritti dalla penna di Facci e pubblicati su Il Giornale nel passato. Travaglio si difende distinguendo tra procedimenti penali e civili e rilancia dicendo che - per il mestiere che fa - un giornalista è talmente esposto al rischio di incorrere in denunce per diffamazione che le si può considerare come normalità (peccato che non trovo il link all'articolo del Fatto). Facci non è d'accordo e risponde sul suo blog, facendo l'esegesi del pensiero del giornalista: la sua accusa e' che Travaglio usi due pesi e due misure per valutare i suoi processi e quelli degli altri e che la distinzione tra civile e penale sia un artificio tirato fuori ad hoc per difendere se stesso: la tesi di Facci invece e' che, civile o penale, sempre di reato si tratta. Tutto questo, circa una settimana fa. Piu' recentemente, il secondo capitolo: Travaglio da Santoro torna sull'argomento e cosi' di nuovo Facci qui. A leggere Facci, sembra essere guerra aperta da anni.. Forte! Io sinceramente stimo tantissimo Facci quando si lancia in ste campagne contro tutto e tutti ma qui secondo me il giusto e' a meta': i due articoli di Facci sono scritti alla maniera di Travaglio, quindi non onesti per definizione dello stesso Facci. Comunque, come sempre, tanta stima! (Ma stima anche per Travaglio). 

Parentesi su Servizio Pubblico di qualche settimana fa: ma gli studenti che protestano per il fatto che si ironizzasse sulle serali non hanno altro a cui pensare?! E' possibile che in Italia qualunque cosa uno dice ci sia sempre qualche categoria che si sente offesa? Ma finiamola! 

A proposito di elezioni, qualche tempo fa era rimbalzata questa bufala.. Il partito lotteria: vinci un seggio a camera o senato e sei a posto per tutta la vita! Un po' come il gratta e vinci.. E dal comunicato stampa sembrava pure una roba seria! A posteriori, visto il casino legato alla presentazione dei simboli, questo non avrebbe affatto sfigurato!

Abbandoniamo le questioni di carattere nazionale per aprire una parentesi regionale. Quest'autunno e' passato abbastanza indenne ma tutti abbiamo in mente le problematiche e le tragedie che le piogge torrenziali degli anni scorsi avevano portato alla nostra regione. Ebbene, al di la' della pulizia dei letti dei fiumi e dei canali di scolo, la regione Liguria sta pensando ad un'altra norma che permetta di controllare quello che e' il degrado dei terreni agricoli intorno alle sue principali citta'. L'idea - se non ho capito male - sarebbe quella di affidarli a chi avesse interesse a sfruttarli e quindi a manutenerli.. L'iniziativa e' contemporaneamente interessante, inquietante e fumosa. Interessante perche', per chi ha un terreno incolto, la possibilita' che qualcuno te lo pulisca a gratis e' sicuramente una manna dal cielo; ma anche perche', effettivamente, in un terreno ben tenuto l'acqua e' ben canalizzata e i danni da forti piogge si possono effettivamente contenere. Inquietante perche' sembra una sorta di spartizione della proprieta' privata che ricorda antichi regimi. Fumosa, perche' davvero vorrei vedere chi ha effettivamente voglia di prendersi a carico un terreno totalmente incolto: se tanto mi da tanto, i terreni nostrani rimangono incolti perche' coltivarli non ripaga (in euro) la fatica spesa. Qualche volta trovi chi lo fa per passione, proprietario o no del terreno, ma secondo me non ce ne sono molti! 

Concludo il post con un po' di pubblicita' ad un'iniziativa che puo' tornare utile e promossa dal sito di un mio amico: copio e incollo il suo testo.. Su www.vinix.it, previa registrazione di un proprio account, è da oggi possibile crare dei gruppi d'acquisto per comprare birra o vino direttamente dal produttore. E' molto semplice: si sceglie un prodotto e se ne comprano quantità modulari (di 6 bottiglie in 6 bottiglie, fino al massimo di un bancale); si può effettuare la transazione in solitaria o partecipando ad una cordata e si paga un prezzo massimo (già inferiore in partenza a quello di enoteca) che verrà ridotto proporzionalmente al numero totale di bottigle acquistato, con risparmio del singolo e di ciascun partecipante (fino ad un massimo del 51% sul prezzo di enoteca). Si possono lanciare cordate individuali a cui possono aderire terzi purchè si abbia lo spazio per stoccare temporaneamente il prodotto acquistato prima che a gli altri acquirenti vengano a ritirarselo. Il pagamento è on line tramite paypal o carta di credito e non è necessario nessun regolamento di conti all'interno del gruppo d'acquisto. Per chi fosse interessato: iscrivetevi su vinix, create un gruppo d'acquisto (eventualmente invitando amici e consocenti in zona o ammettendo le richieste di altri) e lanciatevi nella prova! Vi invito davvero a dare un'occhiata. 

venerdì 18 gennaio 2013

Mario Monti: delusione in progress


Quando aveva cominciato un anno e mezzo fa sembrava un alieno, o ancor meglio un robot, come inquadrato da Crozza: una sorta di entita' severa ed imparziale che, seguendo la logica delle riforme che aveva in testa, aveva saputo distribuire onori e oneri all'uno e all'altro, in nome di un alto interesse comune. Robot perche' qualunque gesto o risoluzione, apparentemente, non aveva nessuna particolare connotazione privatistica: tutto gia' esisteva in una sorta di iperuranio di decisioni politiche. A Monti il solo compito di pescare un bigliettino e assegnarlo al soggetto preposto a metterne in pratica il contenuto, perche' cosi' andava fatto e perche' cosi' era giusto fare. Un esempio di politico responsabile, conscio del proprio ruolo e delle sue responsabilita' e proprio per questo dimentico delle proprie ambizioni personali o di partito: con lui, niente piu' battaglia tra schieramenti, discussione si', ma niente piu' populismo, solo lavoro e responsabilita' per tutti.

E' stato un bel sogno da cui ci siamo bruscamente svegliati. Tralasciamo l'analisi sull'operato del suo governo: si possono avere diverse opinioni e le motivazioni degli obiettivi dichiarati ma non (o parzialmente) raggiunti possono ascriversi a svariati fattori e interessi corporativi. Concentriamoci su cio' che e' avvenuto dopo: la discesa in campo di Monti e la credibilita' che quest'uomo ha perso giorno dopo giorno. 

Tredici mesi spesi a dire che non si sarebbe mai ricandidato, che era solo un tecnico e che non si sarebbe schierato. Tredici mesi spesi a dire che sarebbero stati anni di sacrifici, che l'aumento delle tasse era necessario a salvarci e che, sopportandolo, saremmo risorti dalle nostre ceneri. Tredici mesi spesi a dire che chi avrebbe promesso una riduzione delle tasse non avrebbe fatto l'interesse dell'Italia e che, a breve termine, la situazione tasse non sarebbe potuta cambiare, pena buttar via quanto fatto fino ad ora. Tredici mesi e una constatazione: pagare non piace a nessuno ma, finalmente, ecco una persona che dice le cose come stanno. Al quattordicesimo mese, buttiamo via tutto: Monti si candida, dopo un lungo tira e molla e qualche escamotage per non far sembrare la candidatura come tale.. Cavallo di battaglia? Riduzione dell'un per cento della pressione fiscale.  Ma vaffanculo!

Fara' almeno una lista di gente seria? No, comincia a candidare cani e porci (anche se, al momento, meno cani e mono porci di alcuni deputati dei giri precedenti) forse perche' lo danno come terza o quarta forza in Italia e non se l'aspettava, e allora cerca di recuperare la china candidando personaggi bizzarri. La Vezzali, per esempio: campionessa e cazzi di scherma ma gia' con il pdl e compromessa da una ridicola frase detta a porta a porta che l'ha resa un personaggio schifoso a piu' di mezza italia. Annalisa Minetti, cantante e paratleta: non che cantanti o atleti non possano fare i politici ma perche'? Che bisogno c'e'? Monti, perche' proprio tu? Un carrozzone di gente con tanto di rappresentanti di associazioni gay assieme a cattolici ultra ortodossi tipo Binetti e vari: magari ci sara' davvero discussione ma piu' probabilmente solo il solito gran casino. E poi un'altra considerazione: in tema di rinnovamento della classe dirigente, caro Mario, non potevi almeno tirar fuori dal cilindro un delfino che facesse le tue veci? L'avresti seguito da padre nobile (tanto e' di moda!) e avresti salvato la faccia. Invece no, perche' neanche tu riesci a resistere al fascino della poltrona alla tua veneranda eta'. 

Ultima considerazione: lo spot di Monti al governo e' stato Europa e modernizzazione, sotto tutti i punti di vista. Dal punto di vista politico, modernita' significa sicuramente bipolarismo, modello USA: d'accordo o no, e' in questa direzione che le grandi democrazie europee stanno andando. Monti con la sua candidatura che ha fatto? Ha di fatto smontato la (gia' remota a questa tornata) possibilita' di un'effettiva contrapposizione di due poli durante queste politiche. Ha proposto un'alternativa di "centro" rifiutando di allearsi con il PdL. Sotto questo punto di vista, in barba al predicare modernita', ci ha fatto regredire politicamente di un bel po' di anni. E non sono considerazioni puramente astratte: anche in questo ambito avviene un'evoluzione che ha i suoi tempi e le involuzioni si pagano in termini di decenni. Secondo me, una volta candidatosi, doveva tentare di allearsi col PdL ridimensionando la figura di Berlusconi. Quella sarebbe stata una strada che a lungo termine avrebbe potuto anche essere letta con coerenza rispetto a quanto detto e fatto nei suddetti tredici mesi e che magari avrebbe fatto pure bene al paese.

venerdì 4 gennaio 2013

Varie: disagi aeroportuali, telefonia, giapponesi


A differenza delle altre, questa volta il post è ispirato da un paio di cose che mi sono accadute e non da roba letta, vista o sentita qua e là in giro.

La prima parte del post trae spunto da un susseguirsi di sfighe che mi sono capitate tra una domenica e un lunedì di qualche settimana fa e che mi hanno portato a trascorrere un innumerevole quantità di ore all’aeroporto di Monaco (Germania) tra disagi di vario genere. 

L’aeroporto di Monaco è per certi versi davvero un posto assurdo: pieno zeppo di negozi a cui una persona normale ha persino paura ad avvicinarsi tali sono i prezzi. Forse, nei punti nevralgici per il traffico aereo, gli aeroporti ormai sono più delle vetrine da grandi firme che altro e non è pensabile trovare negozietti alla portata come potrebbe capitare nei piccoli aeroporti nostrani. Sta di fatto che, vagando tra un gate e l'altro, tra turisti normali e giapponesi in mascherina - ma Fukushima non l'hanno avuta loro?! - ho scoperto l'esistenza della Vertu, marca di telefonini d'elite che propone i suoi esemplari a prezzi superiori alla decina di migliaia di euro: la cosa assurda e' che - dal punto di vista tecnologico - questi non hanno niente piu' dei normali telefonini in commercio ma sono solo rifiniti a mano e con materiali pregiati. Da queste cose si capisce cosa vuol dire davvero essere ricchi.

A Monaco ci sono rimasto causa una bufera di neve che ha fatto si' che la mia coincidenza per Nizza fosse annullata, assieme a quelle di molta altra gente. Era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere e per fortuna mi e' capitata con una compagnia di linea (LH).. Albergo, taxi e volo il giorno dopo pagati, ma comunque una faticaccia: una coda di centinaia di metri, a partire da un'estremita' del terminal fino ad arrivare al desk delle prenotazioni. Piu' di quattro ore in piedi, senza cena: qualche barretta e bottiglia d'acqua distribuita ogni tanto. A naso, le stesse lunghe attese e la stessa scarsa attenzione al passeggero all'aeroporto di Fiumicino avrebbero generato urla e servizi nei telegiornali: qui poco e niente. Quando non arriva l'efficienza tedesca arriva la pazienza tedesca.

Detto cio', all'aeroporto di Monaco ti danno caffe' e internet gratis. Persino alcuni quotidiani internazionali sono gratuiti. Ovviamente nessun quotidiano e' italiano: paradossalmente (a parte la Gazzetta), quelli non li trovi neanche a volerli comprare in edicola. Proprio non li tengono: va bene che in Europa contiamo poco pero' qualcuno che prende l'aereo in Italia c'e' ancora.. mah!

Seconda parte del post e rapido cambio di argomento: la mia querelle con Wind Infostrada. Premessa: la vicenda puo' essere vista sia come un errore o dimenticanza da parte di Wind (a chi non capita di sbagliare?), sia come tattica deliberata da parte dell'azienda per truffare ed estorcere agli ex abbonati soldi che non dovrebbero essere pagati. Non ho elementi per dire in quale delle due casistiche si ricada ma mi limito a raccontare la vicenda, a futura memoria. Prima di essere assunto in Francia avevo aderito telefonicamente ad un contratto ADSL con Wind per il mio appartamento a Torino: qualche giorno dopo mi era arrivata la conferma dell'assunzione e quindi avevo prontamente disdetto, in modo tale da rientrare nei termini per la rescissione senza oneri di spesa (cioe' entro dieci giorni dall'attivazione della linea, come scritto sul contratto). A questo punto che accade? Wind non mi fa piu' sapere nulla, finche' un giorno non mi manda a casa una bolletta da pagare per un consumo inesistente. Chiamo e mi dicono che la disdetta era considerata non valida perche' non avevo indicato se ci sarebbe stato o no un subentro. Tralasciando il fatto che bastava telefonarmi e chiedermelo, l'obbligo di fornire tale informazione non esiste ma, tant'e', loro mi hanno considerato non valida la disdetta. Contemporaneamente, e' impossibile contattare telefonicamente qualcuno dell'ufficio che gestisce le disdette (dal centralino non te lo passano) e se gli scrivi (anche tramite punto vendita), nessuno ti risponde o ti ricontatta. Insomma non c'e' modo di risolvere la cosa o anche solo di discuterne. Quindi? O non paghi e lasci che eventualmente si facciano vivi loro o, se non vuoi problemi e sei un tipo pacifico, invii un'altra disdetta - ormai fuori tempo e quindi onerosa - e ti paghi i consumi inesistenti. Quanti, per dare un taglio alla cosa e non pensarci piu', faranno cosi' e quanti soldi Wind incassera' senza averne diritto? Comunque, a quanto pare non sono l'unico ad aver avuto problemi con Wind: qui, ad esempio, un'altra testimonianza.

venerdì 28 dicembre 2012

Magistratura militante: aveva ragione Berlusconi?

Ai piu' cio' che sto per scrivere suonera' eretico. La domanda e': ma alla fine, dopo le recenti discese in campo, i vari scandali che ne hanno coinvolti alcuni e le numerosissime inchieste vip conclusesi in un nulla totale, Berlusconi non c'aveva un po' ragione a proposito dei magistrati politicizzati?

Premessa: le varie campagne berlusconiane anti toga traevano senza dubbio origine dall'evidente tentativo da parte di B di celare alla legge e ai cittadini la presenza di numerosi scheletri nei suoi armadi. Molte delle battaglie verbali e non con i magistrati non erano ispirate da un volonta' di salvaguardia degli interessi dello stato ma perlopiu' dalla necessita' di far percepire come un problema comune il suo doversi difendere da inchieste imbarazzanti e pericolose. E il fatto che negli ultimi anni questi si siano effettivamente accaniti contro di lui (in un qualunque altro caso, a chi interesserebbe se Ruby aveva 17 o 18 anni quando ne' lei ne' la sua famiglia ne' nessun altro si e' sentito danneggiato?) e' abbastanza comprensibile stante il fatto che per vent'anni ha fatto di tutto per non farsi giudicare su questioni molto importanti.

Fatte queste premesse, pero', c'e' molta gente a destra (ma non solo a destra) che ritiene che effettivamente esistano nuclei di magistrati politicizzati e militanti che invece di svolgere il loro gia' rispettabile e ben remunerato lavoro si preoccupano perlopiu' di utilizzare i propri strumenti in modo utilitaristico, come dietro preciso mandato, a rappresentanza di precisi gruppi di potere.

E' chiaro che non ci sono le prove di niente di tutto cio', pero' negli ultimi tempi eventi apparentemente separati se messi insieme contribuiscono a creare un quadro d'insieme che fa effettivamente riflettere.

1) La caduta degli intoccabili. Fino a poco tempo fa, per molti la figura del magistrato era circondata da un'aura di purezza e onesta' che si contrapponeva alla casta di ladri costituita dagli altri politici. In politica, un magistrato poteva finalmente rappresentare il cittadino onestamente, senza giochi di interessi e di potere. Questo era, per esempio, il Di Pietro dell'inizio: adesso ci siamo resi conto dell'abisso esistente tra la figura idealizzata e quella terrena. Brevemente, ha candidato cani e porci, e' stato accusato di essersi intascato in prima persona lasciti destinati al partito, ha fatto eleggere suo figlio e ha raggirato (pur, forse, legalmente anche se la causa e' in corso) alcuni partner politici truffandoli e appropriandosi dei rimborsi elettorali. Umano come e piu' degli altri, avido e animato da interessi privati.

2) La smisurata ambizione. Prendiamo uno come De Magistris: faceva il magistrato, mestiere - come ho scritto - rispettato, prestigioso e ben remunerato; faceva inchieste scomode, aveva piena liberta' di movimento e di azione. Si candida e viene eletto a sindaco di Napoli: senso di responsabilita'? Io non lo capisco: per sentirsi a posto con se stesso, non bastava fare bene il suo lavoro in una nazione in cui il sistema giustizia - per disorganizzazione, arretratezza ma anche fancazzismo - fa acqua da tutte le parti? E, da sindaco di Napoli, perche' creare una lista di sindaci per partecipare alle nazionali? Perche' non basta fare onestamente, bene e tutti i giorni il mestiere di magistrato o di sindaco?! 

3) L'incremento del numero di candidature. Negli ultimi giorni due, e non da poco: Pietro Grasso e Antonio Ingroia. Ce n'era la necessita'? Di nuovo: ma perche' e' cosi' difficile accettare di fare esclusivamente il proprio mestiere? Perche' ostinarsi a non capire non giova alla propria categoria esposrsi? Il magistrato e' un mestiere delicato: cosi' come un impiegato pubblico accetta di non fare un secondo lavoro o un arbitro di calcio di non rilasciare dichiarazioni nel postpartita, e' lontano dalla realta' pretendere magistrati anima e corpo dediti esclusivamente al proprio ruolo, onori e oneri inclusi?
  
4) Inchieste senza risultati. Troppe quelle che rimbalzano sui media ma che poi si chiudono con un buco nell'acqua (basti pensare a tante delle inchieste di Woodcock). Segno che un'inchiesta puo' essere spesso usata a soli fini destabilizzatori, tanto, alla fine, per la sentenza definitiva passeranno anni e l'immaginario comune restera' segnato dai titoloni usciti sui giornali al momento della consegna degli avvisi di garanzia.

5) La questione intercettazioni. Per carita', tante volte, meno male che le intercettazioni escono cosi' uno si fa l'idea di cosa c'e' realmente dietro politica e poteri forti pero',  a pensarci, e' davvero assurdo che - dalle procure - materiale riservato e inpubblicabile esca senza il minimo controllo e a piacimento di chi lo gestisce.. Se non e' uno strumento di potere questo, cosa lo e'?!

Insomma, il succo e': Berlusconi ne ha parlato talmente tanto da ottenere l'effetto contrario, cioe' l'idealizzazione del magistrato. Adesso, a mio parere, e' tempo di ricominciare a guardare ad alcuni comportamenti con un occhio piu' critico..

sabato 22 dicembre 2012

Lavoro e vita in costa azzurra

Dopo il post che avevo scritto qualche mese fa e che descriveva a grandi linee la prospettiva di un lavoro oltreconfine francese ai neolaureati genovesi (e non solo), entro un po' più nel dettaglio di alcune piccolezze che possono rivelarsi importanti nel momento in cui uno si trovi a scegliere tra una proposta italiana e una nella Francia del sud.. Faccio presente che sono un neofita anch'io in Francia e molte delle cose le sto scoprendo a poco a poco quindi passatemi eventuali dimenticanze o imprecisioni..

Partiamo dalla cosa più importante: i soldi. Avevo scritto che in generale qui gli stipendi sono più alti rispetto all'Italia (ed effettivamente è così) ma bisogna stare attenti ad alcune piccole differenze che esistono tra i due paesi per ciò che riguarda il regime fiscale. In generale, un contratto di prima assunzione in un'azienda IT di questa zona ha un lordo non di poco superiore ai trenta mila euro annui a cui poi si aggiungono alcuni bonus tipo rimborso spesa giornaliero che possono variare tra i 5 e i 15 euro al giorno. Una prima differenza con l'Italia è nel concetto di "netto": infatti, a parità di lordo, in Francia la cifra che vi viene accreditata ogni mese sul conto è più alta di quella che vi darebbero nel nostro paese. In altre parole, in Francia, dal lordo viene mensilmente  sottratta una parte minore in tasse rispetto a quanto accade in Italia. C'è un però, e qui sta il punto: mentre in Italia, per ciò che riguarda un lavoratore dipendente, il netto è il netto e non ci sono ulteriori prelievi legati al reddito, in Francia, invece, un 23% del lordo viene prelevato dalla busta mese per mese mentre circa un 8% (percentuale che aumenta all'aumentare del reddito) deve essere conguagliato, una volta l'anno, dal contribuente allo Stato in occasione della dichiarazione dei redditi (in pratica, ogni anno vi parte un po' meno di una mensilità "netta"). Attenti, quindi, a non farvi abbindolare da netti alti che però giocano sulla differenza che c'è nel concetto di netto tra Francia e Italia: prendete il lordo che vi propongono, sottraetene circa un trenta per cento (a meno che il vostro lordo non superi i 40 milla e in tal caso fate il calcolo per esempio qui) e confrontate il netto vero e proprio con quello che avreste in Italia! 

Capitolo casa. Come avevo forse già scritto, il costo di un affitto qui è paragonabile a quello che vi trovereste a pagare in una grande città italiana: si possono trovare monolocali tra i 450 e i 700 euro al mese (a seconda della zona, della vista, eccetera) mentre una camera singola in appartamento condiviso può costare tra i 300 e i 450 euro al mese. Anche qui, se si viene dall'italia, c'è qualcosa in più da considerare: in Francia esiste una tassa di abitazione che deve essere pagata da chi abita nella casa, sia che questo sia proprietario sia che sia inquilino.. E' calcolata in base alla metratura e in base alla zona ed è stimabile più o meno pari al costo di una mensilità di affitto o qualcosa di meno. Nel caso uno sia proprietario della casa in cui vive, beh, si dovrà pagare sia la tassa di abitazione sia la tassa di proprietà (che e' in generale più alta). In più, in Francia è obbligatorio farsi un'assicurazione contro gli incidenti domestici (rottura tubature, o cose così) che va a costare un'altra decina di euro al mese. L'equivalente della tassa sulla spazzatura che abbiamo noi in Italia è compresa nella tassa di abitazione.

Un sacco di costi in più quindi, ma a stare in Francia c'è pure qualche vantaggio: niente bollo sull'auto, benzina meno cara perchè con meno accise, per esempio. Nella zona di Sophia Antipolis, bus economici (20 euro al mese) o addirittura gratuiti per andare al lavoro (anche se non funzionano gran che bene!). E poi 35 ore settimanali (nel caso vi assumano con contratto a 37,5 ore, le 2,5 ore a settimana lavorate in più vengono accumulate mese per mese per andare a costituire giorni di ferie). 

Vita di tutti i giorni in costa azzurra: i prezzi nei supermercati mi sembrano più o meno in linea con quelli italiani anche se ci sono differenze sostanziali su alcuni prodotti (yogurt e cereali incredibilmente economici, verdura e frutta cara, eccetera). Una birra in un pub in costa azzurra può costarvi davvero cara se non state attenti a scegliere il posto, però è chiaro, essendo località turistiche, un bar sul lungo mare può avere prezzi doppi rispetto ad uno più all'interno. Contratti ADSL tra i venti e i trenta euro al mese come per abbonamenti per telefoni cellulari tutto compreso (anche se esistono rare e piacevoli eccezioni come Free che propone 120 minuti di chiamate e sms illimitati per 2 euro al mese!). 

Chiudo segnalando un sito (glassdoor) che raccoglie recensioni di aziende di tutto il mondo fatte anonimamente e spontaneamente da attuali o ex impiegati. Può essere un buon aiuto perchè se siete fortunati può fornire info su stipendi, criteri di assunzione, prospettive e qualità dell'atmosfera e del lavoro all'interno dell'azienda! 

...Buona fortuna!

giovedì 22 novembre 2012

Choosy, un mese dopo


Circa un mese fa, l’uscita della Fornero a proposito dei giovani: troppo “choosy” nella scelta lavorativa, cioe’ troppo schizzinosi. La frase aveva scaturito parecchia indignazione nel mondo giovanile anche perché, andando indietro nel tempo, questa ne seguiva altre che avevano già esasperato i toni, tutte provenienti dal governo dei tecnici: sfigato chi si laurea a 28 anni, sprovveduto chi ancora aspira al posto fisso per il proprio futuro lavorativo.

Personalmente, io non sento di unirmi al coro degli indignati ma devo dire che questa volta il motivo che ha dato luogo all’esternazione della Fornero non l’ho proprio capito. Negli altri casi, le affermazioni dei tecnici su giovani, laurea e lavoro erano state avventate e forse poco diplomatiche ma secondo me andavano a battere una strada che poteva effettivamente portare qualcosa. Insomma, è sicuramente vero che tra i laureati a 28 anni ci sono pure storie di gente che lavorava per pagarsi gli studi o ha avuto difficoltà di ogni genere, ma ce ne sono anche parecchi che ci hanno solo messo molto più tempo. E, se è pur vero che la mancanza di un contratto a tempo indeterminato  ti preclude la possibilità di vivere una vita al pieno delle possibilità, è altresì vero che, a diciotto anni, maneggiare per ottenere un posto fisso in comune “perché non si fa un cazzo e non te lo possono togliere” è un estremo da estirpare. In questa direzione, qualche frecciatina come quelle che erano state lanciate non faceva certo male.

Il choosy della Fornero, invece, mi sembra del tutto campato per aria. Questo articolo del Fatto conferma in cifre quello che chiunque di noi già sa, cioè che, in Italia, la maggior parte della gente che si laurea in una qualunque disciplina, poi finisce a fare tutt’altro nella vita. Segno che così choosy i giovani non sono. Segno anche che il sistema universitario italiano fa schifo, o almeno fanno schifo la sua capacità di interagire ed adattarsi al mondo del lavoro. E fanno schifo anche i criteri di trasparenza che vengono adottati nel presentare il binomio università - prospettive lavorative ai giovani liceali. La realtà – per me – è che i giovani dovrebbero essere molto più choosy di quanto nono siano stati fin’ora e dovrebbero cercare di esserlo molto prima dell’inserimento lavorativo, cioè appena finiscono le scuole superiori.  Dovrebbero essere choosy nello scegliere l’università oppure nel decidere se sceglierla. In tanti altri paesi del mondo le cose sono molto più chiare: ci sono università migliori e università peggiori e , per ciascuna materia, si sa fin da subito quanto, il decidere di cimentarsi con l’una piuttosto che con l’altra, possa o meno precludere determinate prospettive lavorative. In Italia no. Istruzione di alto livello per tutti, pazienza se a ventisei anni, laureato in lettere, scopri che – per fare il commesso – allora avresti preferito impiegare questi anni per imparare a fare l’elettricista e costruirti una professione. La realtà è che, se vogliono costruirsi un futuro, i giovani italiani dovrebbero imparare a snobbare le università di provincia e le materie fini a se stesse, riempire la valigia e andarsi a misurare con istituti di sicuro valore, siano questi in Italia o all’estero, oppure mollare i libri e buttarsi fin da subito su una professione seria.

Ma il choosy della Fornero, non è solo questo. Letto in altri termini è anche una provocazione nei confronti dei giovani ad opera di una delle rappresentanti della generazione che ha maggiormente contribuito a devastare il mondo universitario. Non parlo tanto del fatto che lady Fornero ora sia al governo ma del suo ruolo precedente a quello attuale, cioè quello di professoressa universitaria. La Fornero appartiene alla generazione di docenti che ha sfasciato l’università attuale, con la sua sciatteria e la sua pigrizia. Ordinari che hanno passato gli ultimi vent’anni dedicando molto più tempo a tentar di imbastire truffe mascherate da corsi universitari che a produrre ricerca. Gente incapace di capire il fatto che, in mezzo a università e mondo del lavoro, non ci può essere il vuoto e interessata unicamente a promuovere – con mezzi subdoli - i propri corsi di laurea, allo scopo di ottenere iscrizioni e quindi fondi. Gente che non è mai in ufficio e che non fa nulla e si lamenta quando non ottiene il posticipo del pensionamento. Gente da anni a capo della principale macchina produci disoccupati che esista  e che non si vergogna ad andare in giro adire idiozie sul come dovrebbe funzionare il mondo. Gente che, per anni, ha bandito concorsi di assunzione in cui una buona raccomandazione interna contava piu' di pubblicazioni e collaborazioni internazionali. Gente che non producearticoli, non va a convegni, non fa nulla, perché il divano di casa è troppo comodo. E’ chiaro che non sono tutti così e che tantomeno lo è la Fornero. Ma è altrettanto chiaro che se noi ci meritiamo un choosy, tanti di loro si meriterebbero un calcio nel culo.

Chiudo linkando un post fantastico che ho trovato su un blog che non conoscevo e che tratta lo stesso tema: mi raccomando leggetevelo tutto – commenti compresi – perche’ ne vale la pena! 

lunedì 12 novembre 2012

Casa Borghezio

Post interamente dedicato a uno dei miei personaggi preferiti in assoluto: Mario Borghezio. Quando lo vedo o lo ascolto parlare, sento un entusiasmo – un affetto quasi – sul genere di quello che mi scaturiscono i protagonisti di alcuni action movie triti e ritriti, visti e rivisti, che quando entrano in scena sei certo che ti regaleranno delle soddisfazioni: Borghezio alla radio o in tv per me è come Stallone nei vari Rambo, come Chuck Norris in Walker, come Steven Seagal in tutta la sua filmografia, come Kurt Russell in fuga da New York.. Insomma, un idolo. Un idolo perché mattatore di una realtà che non è la realtà, o almeno non la mia. E’ probabilmente per questo che lo riesco ad apprezzare: mi sembra di vedere un film o una fiction a puntate di cui lui è il protagonista assoluto e con pieno merito.

Per esempio, mi fa morire una recente variante al suo consueto protocollo per cui, adesso, dopo aver detto le peggiori bestialità sull’uno o sull’altro, si scusa dicendo che non era sua intenzione offendere: geniale! Impazzisco quando, con dieci parole, un insulto e uno sberleffo, riesce a condensare l’intero spirito leghista. E mi strappano un sorriso persino le oscenità che diceva nel primo periodo leghista, nei comizi di Pontida piuttosto che nei raid sui treni o contro zingari e moschee. Mi ricordo che allora le prendevo molto più sul serio mentre adesso mi sembrano tutte vecchie puntate della stessa surreale commedia. 

Ebbene, è da poco uscita una nuova puntata di Casa Borghezio. La trama trascende un po’ quelli che sono i confini soliti, segno che forse, come succede tante fiction che vanno avanti da anni, cominciano a mancare i contenuti. Invece che prendercela con immigrati e palandrane, con Monti e le tasse, oggi si va sull’esoterico. Borghezio assieme al suo collega Fontana, si imbarcano dall’Italia alla volta di Bruxelles. Con loro, una statua della madonna di Fatima da portare niente meno che al Parlamento Europeo. Perché? Perchè solo la Madonna può salvare l'Europa dalla crisi globale. Mah! Sembra tutto semplice ma – non si sa come – la Madonna si ferma ad Amsterdam: è scomparsa, non la si trova più. Il duo interpreta la cosa come un segno: “Significa che dai tecnocrati di Bruxelles proprio non ci vuole andare!” dichiara Borghezio. Potrebbe finire qui ma questa e' una fiction di tutto rispetto e infatti, pochi giorni dopo, arriva il colpo di scena: la Madonna ricompare. Era stata smarrita dalla KLM in qualche deposito bagagli, come un souvenir qualunque, terreno e profano.. Epilogo: il duo cambia meta. La Russia, affinchè questa si consacri finalmente alla Madonna. Siamo al delirio puro.

Qual'e' la morale di questo post? Il seguente paradosso: cioe' il fatto che, estrapolando i contenuti da cio' che e' pura commedia, trovo paradossalmente piu' tollerabile il Borghezio che - da parlamentare europeo - se la prende con gli immigrati, piuttosto che quello che perde tempo inseguendo Fatima. Per quanto non condivida nessuno degli argomenti leghisti, capisco che quel tipo di razzismo e xenofobia nasce dal bisogno di difendere i propri interessi e la propria sopravvivenza in un periodo di vacche magre. Cioe' segue una sua logica, per quanto rozza, primitiva e violenta. Portare in giro per gli aeroporti una statua della Madonna e' puro cabaret e mi fa solo venire in mente il fatto che lo stipendio di parlamentare europeo lo paghiamo noi. Per fare dell'altro.

martedì 6 novembre 2012

Varie: Sicilia, Nate Silver, Marchionne - Della Valle, car pooling, animali

L’elezione in consiglio regionale siciliano del figlio di Raffaele Lombardo, Toti (?) Lombardo. 24 anni, studente in Giurisprudenza (anche se probabilmente sarebbe più corretto usare la formula “iscritto ad una facoltà dove si insegna Giurisprudenza”) dal nulla ha preso piu' di nove mila preferenze. Come avrà fatto? Meglio lasciare la domanda in sospeso onde evitare eventuali querele. A prescindere da lui, comunque, io rimango sempre un po' scettico a riguardo dei politici under trenta (in Parlamento non sono cosi' pochi): sono d'accordo, in generale, sulle correnti rinnovatrici (o rottamatrici/differenzianti) su cui si spinge in questo periodo, ma quando vedo quanto e' difficile nella vita di tutti i giorni "fare carriera" e ottenere incarichi (e stipendi) di un certo rilievo all'interno di un'azienda o di un ambito privato, qualche pensiero maligno mi viene. Sara' invidia (in parte di sicuro) e sara' anche il fatto che nella vita conta anche in buona percentuale il caso, ma i casi di gente che per esempio entra in parlamento a 26 anni o poco piu' mi lasciano perplesso. Per cio' che riguarda l'affaire Lombardo, rimane solo la constatazione del fatto che la Sicilia – quantomeno per ciò che riguarda l’amministrazione regionale – si conferma amplificatore del peggio del peggio che l’Italia ha da offrire. 

Un personaggio sul quale non ho approfondito molto ma che mi sembra avere una storia degna di nota: Nate Silver. E' comparso nell'ambito di un articolo della Stampa a proposito delle elezioni in USA. Beh, questo tizio - classe '78 - a quanto pare diventera' (o lo e' gia', non ho capito) sondaggista di riferimento del team di Obama. Questo ragazzo a quanto pare era balzato alle cronache per avere inventato un algoritmo di tipo statistico che predice il rendimento dei giocatori di baseball in campo (!!). L'algoritmo si chiama PECOTA ed e' il piu' utilizzato per statistiche e previsioni nel suo ambito. Ha trascorsi da giocatore di poker professionista e - a quanto pare - nelle elezioni del 2008 ha azzeccato le previsioni su quasi tutti gli stati. Tanto di cappello ad una carriera cosi': riuscire a unire due passioni e farne un prodotto cosi' apprezzato e' davvero il massimo!  

Lo spettacolare botta e risposta Della Valle - Marchionne a proposito della forzata riassunzione dei alcuni operai fiom e della conseguente volonta' di fiat di cassaintegrarne 19.. Della Valle: "Oggi ci ritroviamo con un mago Otelma delle quattro ruote che spara una dichiarazione al giorno e fa un auto quando gli pare". Marchionne: "Quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole". Bellissimo.

Blablacar: un sito che pubblicizza car pooling. Quando Trenitalia colleziona piu' minuti di ritardo che chilometri percorsi ma il prezzo della benzina non lascia alternative, val la pena di considerare il car pooling. Non ho ancora molta esperienza nel campo ma questo sito mi pare funzioni davvero bene!


Le grandi inchieste de La Zampa, rubrica animalista de La Stampa: qualcuna e' davvero divertente.. (link: 1, 2 , 3, 4, 5, 6)

mercoledì 31 ottobre 2012

Lavorare vicino a casa ma oltreconfine


Siccome mi e' capitato piuttosto spesso di scrivere sul blog di lavoro, prospettive per i neolaureati e non solo, non posso non spendere qualche riga a descrivere l'esperienza lavorativa che ho appena cominciato in Francia.

Usciti dall'Universita' di Genova (ma non solo da questa) pochi di noi sanno che oltre alle mecche lavorative di Torino ma soprattutto Milano, esiste almeno un'altra realta' a portata di mano: quella di Sophia Antipolis. Sophia Antipolis e' un'area collocata in Costa Azzurra, pochi chilometri dietro le citta' di Nizza, Antibes e Cannes (cioe' a circa due ore d'autostrada da Genova): non e' propriamente una citta' ma un agglomerato di aziende e di servizi ai lavoratori di tali aziende, i quali risiedono principalmente nei tre centri che ho elencato prima ma che passano la loro giornata lavorativa qui. Le aziende presenti in quest'area hanno come denominatore comune quello di essere aziende tecnologiche: spaziano dall'ambito puramente informatico a quello elettronico e delle telecomunicazioni, a quello farmaceutico e delle biotecnologie. Insomma, il paradiso lavorativo del laureato in materie scientifiche. Non mancano universita' e istituti di ricerca: l'INRIA (il CNR francese - senza offesa per i francesi) ha una sede importante sul posto e interagisce con alcune delle aziende che hanno sede qui. 

L'azienda piu' importante con sede a Sophia Antipolis e' Amadeus, una multinazionale che si occupa di fornire software in ambito turistico: per dare un'idea delle dimensioni, questa sola azienda da' lavoro a piu' di 4000 dipendenti nella sola sede situata nel sud della Francia. In generale, gli stipendi sono molto piu' alti che in Italia e, se anche il costo della vita e' comunque piu' caro rispetto che da noi (parlo di Genova ma non di Milano), il bilancio rimane nettamente in attivo. Le assunzioni sono continue anche se la concorrenza e' piuttosto alta: Amadeus, per esempio, ha come politica quella di assumere gente da tutte le parti della Francia e del Mondo, privilegiando i curriculum migliori in termini di diplomi, voti ed esperienze maturate, a prescindere dal fatto che questi non siano molto legati al lavoro che ti propongono. Il flusso di assunzioni e' cosi' intenso da essere in parte gestito da aziende di consulenza che svolgono il mero ruolo di cacciatori di teste per Amadeus: scovano curriculum su Monster o su altri motori di ricerca e poi li segnalano ad Amadeus. Nel caso questi dia l'ok, loro li assumono spedendoli a lavorare li' e ricavandoci immagino un bel po' di soldi. Io stesso - a quanto ho capito - riceverei un premio se segnalassi alla mia azienda di consulenza il profilo di qualcuno che dopo la trafila del colloquio venisse assunto (quindi, se siete interessati..).

Ci sono parecchi italiani, per vari motivi: vicinanza, stipendi ma anche perche' evidentemente la formazione che abbiamo e' ben considerata (anche se ho notato che i politecnici di Milano e Torino sembrano essere privilegiati rispetto alle altre universita'). Su internet si trovano anche parecchi blog che descrivono piu' nel dettaglio vita ed esperienze qui, ma comunque in costa azzurra si vive bene: Nizza, Cannes e Antibes non le scopro certo io.. Insomma io, se dovessi scegliere tra qui e Milano, non ci penserei due volte!

Continua qui.

giovedì 18 ottobre 2012

Solar – Ian McEwan


Mi inserisco nella serie di recensioni di libri e film che ultimamente ha animato il blog proponendo un libro che ho appena finito di leggere e che – strano ma vero – mi è piaciuto. Il libro è Solar, l’autore Ian McEwan.

L’ho scelto in libreria facendomi ispirare dal momento, della quarta di copertina e dal minimo di curiosità che avevo nei confronti dell’autore. C’è chi dice che, in libreria, in realtà non sia tu a scegliere i libri ma siano bensì loro a scegliere te; c’è poi chi si innamora dell’impaginazione e dell’odore prima che del contenuto… Tutte cazzate. Se vai a caso in libreria 99 volte su 100 ti becchi delle sole ma stavolta mi è andata bene.

Non fatevi portare fuori strada dal titolo, qui non si parla di fantascienza: Solar è un romanzo il cui protagonista è un uomo di mezza età alle prese una vita sentimentale sgangherata, problemi di peso e una vita professionale ogni giorno che passa sempre meno stimolante. Michael – questo il suo nome – non è però un uomo qualunque: premio Nobel per la Fisica in gioventù, ormai ha come principale attività quella di vendere  la propria partecipazione e il ritorno che essa porta con sè a conferenze e istituti scientifici. Cinico e disilluso si troverà così a capo di un’istituzione scientifica nata per promuovere la ricerca nell'ambito delle energie rinnovabili e – nel bene e nel male – la sua vita cambierà.

Il libro a me pare davvero ben scritto (sarà che ne venivo da un Grisham!) e personaggio e storia mi sembrano ritratti davvero efficacemente, mettendo insieme cinismo e buoni sentimenti, tragedia e commedia. Inevitabilmente, qua e là McEwan deve scrivere di scienza e la qual cosa – se fatta male – può far cadere le palle al lettore esperto o annoiare il profano: a me, anche in questo campo, McEwan sembra avere lavorato bene ma c’è da dire che io sono una figura a metà, quindi non faccio molto testo.. In ogni caso, lettura consigliata!

martedì 11 settembre 2012

Laureati e mondo del lavoro

Notizia di questi giorni, i dati sulle previsioni di occupazione per l'anno 2012: meno assunti, più disoccupati (che novità!). Ma anche un più 2% di assunzioni tra i laureati rispetto al 2011. Domanda: nel male, si potrebbe pensare che sia buon segno per il nostro piccolo orticello? Bah.. Repubblica scrive: "Rispetto allo scorso anno, l'incremento della quota di laureati ricercati di 2 punti percentuali andrà a discapito soprattutto delle qualifiche professionali e delle persone prive di formazione specifica". Il nocciolo è qui e secondo me i numeri nascondono un sotto problema: nell'ultimo decennio si è puntato tantissimo sulla necessità di aumentare la percentuale dei laureati rispetto alla popolazione giovanile ma la proposta da parte del mondo del lavoro è rimasta la stessa. Con il risultato che fior di laureati usciti dalle migliori università finiscono a fare lavori dove la laurea è diventato un requisito per il solo fatto che le aziende riescono ad imporlo e non perchè davvero la posizione lo richieda. Oltretutto, un requisito che non viene neppure premiato in termini economici perchè le cifre dei contratti di prima assunzione le conosciamo tutti.

Il fatto è che, nella maggior parte dei casi, uno studia non solo per avere più facilità a trovare lavoro ma anche per avere più facilità ad avere una posizione migliore rispetto a chi non ha studiato. La realtà italiana di oggi (per la poca esperienza che mi sono fatto) è che le aziende assumono te piuttosto che un altro perchè, sì, ti sei laureato bene, magari con esperienze all'estero e lavori part time durante il weekend ma poi ti mettono a fare un lavoro che dieci anni fa veniva assegnato ad un ragioniere un po' sveglio. E allora a che cosa è servito tutto questo? Studiare ormai serve soltanto ad avere più probabilità di trovare un lavoro, punto e basta? Se è così è male perchè ci sarà parecchia gente insoddisfatta e quei pochi che non si rassegneranno saranno costretti ad andare all'estero.

Detto questo, come sappiamo tutti, ci sono discipline per cui una laurea non garantisce affatto il lavoro e ve ne sono altre per cui l'ingresso nel mondo del lavoro passa forzatamente attraverso stage mal o non retribuiti al solo scopo di farsi un po' di curriculum. Strumenti che sono ormai utilizzati dalle aziende a fini quasi ricattatori nei confronti della domanda lavorativa a discapito della vera occupazione, quella con un contratto e uno stipendio veri. Banche che assumono stagisti per un anno a 500 euro al mese informandoli il primo giorno che non vi sarà nessuna possibilità di assunzione (Questo accade a Genova. Che vuoi, la crisi..). Multinazionali che ogni anno di x stagisti ne tengono x-decimi, per poi assumere nuovamente x stagisti e così via. Le stesse aziende che, appena varcato il confine, adottano politiche (e stipendi) completamente diversi. Se davvero non c'è occupazione, perchè non regolamentare queste cose? Questo giro di stagisti sono posti di lavoro in meno, stipendi in meno, ricchezza in meno. E sono numeri che - a livello di grandi aziende - non possono fare la differenza ma servono solo a migliorare il risultato annuale ottenuto dall'amministratore delegato di turno. 

E poi un ultimo aspetto: gli straordinari. Ambito consulenza: le maggiori aziende di consulenza in ambito tecnologico ed economico non pagano gli straordinari. E' illegale, perchè dovrebbero farlo per la maggior parte dei contratti; ma ti impongono di farli e poi non te li pagano. La mia non è un'esperienza diretta perchè la mia (piccola) azienda si è sempre comportata onestamente ma sono stato contornato da situazioni come queste. Un progetto da chiudere e si è in ritardo: una, due, tre, persino cinque ore di straordinario al giorno non pagate. Tutti i giorni, per settimane. "Perchè non cambi?" - chiedi al collega. "Perchè dappertutto è così". Ed è vero: quasi dappertutto è così. E, di nuovo, sono le stesse multinazionali della consulenza che, varcato il confine, si comportano diversamente. Non pagare gli straordinari è sfruttare il lavoratore, evadere le tasse ma anche togliere occupazione al paese. Perchè se quelle ore le pagassero come dovrebbero pagarle (cioè di più di quelle canoniche, perchè oltre orario lavorativo), probabilmente qualche contratto in più lo farebbero. E, allora, perchè il governo non interviene? Dove sono i sindacati? Perchè non ristabilire la legalità? La litania su imu e sacrifici, su iva, tasse ed evasori, va bene se la beccano tutti. Multinazionali e grandi gruppi non esenti.

domenica 9 settembre 2012

Varie: Grillo e Cisl, criminalità nel chiavarese, Simone Farina e il calcio scommesse

Visto che a quanto pare è diventata una rubrica e che non scrivo da un po', provo a mettere un po' di cose assieme anche questa volta..

Cominciamo da una vicenda legata a Grillo - ce n'è una nuova ogni giorno ma a me ne interessa una di qualche settimana fa. Benigni parla alla festa dell'Unità, Grillo attacca: "Quanto lo pagano?". A quel punto, tutti in coro a dire che lo stesso Grillo aveva fatto altrettanto (cioè parlare su compenso a feste di partito) e che quindi non ha titolo per fare accuse di nessun genere. E qui nasce l'aneddoto: puntata della Zanzara (programma radiofonico di Radio 24 da me molto seguito), chiama Giovanni Guerisoli - segretario confederale Cisl fino al 2002 - e, per aggravare la posizione di Grillo, dice "Nel '99, a Numana in provincia di Ancona, abbiamo invitato Grillo alla nostra assemblea organizzativa e ha voluto 10 milioni cash e tutti in nero e noi glieli abbiamo dati". Il divertente è che, mentre lo dice, sembra non rendersi conto del fatto che sta sì sputtanando Grillo ma anche se stesso e tutta la Cisl (minuto 01:11:10). E si parla di Cisl non di uno dei soliti negozianti cortinesi! Ovviamente, il giorno dopo chiama Bonanni (leader Cisl) per smentire, e dice: "Non è vero, non c'è stato alcun pagamento in nero e posso dimostrarlo. Guerisoli è stato molto impreciso: era il '96 (e non il '99) e non era Numana ma Rimini per l'assemblea organizzativa della Cisl, ho la fattura." (minuto 39). Ora, non si può escludere che Guerisoli si sia effettivamente sbagliato (ma è quantomeno improbabile), ma la spiegazione che viene data da Bonanni, secondo me, è l'ennesimo esempio di come politicanti di ogni genere non tengano in minima considerazione l'intelligenza dei cittadini. Il fatto che ci sia stato un evento (fatturato) nel '99 non esclude certo che ve ne sia stato un altro (non fatturato) nel '96! E' come per la vicenda dell'appartamento di Scajola: piuttosto che ammettere qualcosa, meglio smentire adducendo scuse strampalate, tanto l'entourage accondiscendente che si ha intorno farà sì che la vicenda passi in cavalleria.

La mia lettera di qualche settimana fa che ho inviato al secolo (avevo scritto un post in proposito). E' stata pubblicata pochi giorni dopo (a destra la foto della pagina di giornale - grazie Secolo!). Naturalmente, non ho avuto risposta da nessuno dei due sindaci a cui l'avevo inviata (si spera di avere risposte nei fatti, che è la cosa che conta, ma non ci credo molto). Intanto, purtroppo, sono stato profetico: due settimane dopo la lettera, linciaggio nel chiavarese di un marocchino ladro recidivo (e sempre impunito) da parte di tre cittadini esasperati dai continui furti. Grandi polemiche: molti "hanno fatto bene", gente che si indigna, forza nuova che usa l'episodio per dar contro agli immigrati. Era meglio muoversi prima.

Simone Farina disoccupato. Calciatore in forza al Gubbio l'anno scorso (serie B, retrocesso), per ora non ha una squadra. Si era molto parlato di lui mesi fa perchè fu quello che aveva dato il via - con la sua confessione - all'inchiesta sul calcio scommesse. L'aver avuto il coraggio e l'onestà di parlare gli era valsa, ufficialmente, la stima di tutto il mondo del calcio. Prime pagine, tante parole e addirittura un invito ad allenarsi con la nazionale a Coverciano e uno come ospite d'onore alla cerimonia per la consegna del pallone d'oro. Grandi onori per uno che è sempre stato da serie cadetta. Adesso però - meno di un anno dopo - è senza squadra: solo un caso? 

Infine, brevemente tutto ciò di cui volevo scrivere in questi mesi e per cui non ho avuto tempo: Scilipoti e la fusione fredda (altri link: I, II, III); sindaco di Taranto in giro con la pistola nella fondina, e la tiritera di Vendola in proposito; Finocchiaro che fa la spesa con la scorta in parallelo con le polemiche che c'erano state sulla scorta a Saviano; Mussolini che firma foto zio; Dino Zoff che tiene una rubrica di formula uno; scandalo scommesse: prima tutti dentro, ora tutti fuori.