giovedì 22 novembre 2012

Choosy, un mese dopo


Circa un mese fa, l’uscita della Fornero a proposito dei giovani: troppo “choosy” nella scelta lavorativa, cioe’ troppo schizzinosi. La frase aveva scaturito parecchia indignazione nel mondo giovanile anche perché, andando indietro nel tempo, questa ne seguiva altre che avevano già esasperato i toni, tutte provenienti dal governo dei tecnici: sfigato chi si laurea a 28 anni, sprovveduto chi ancora aspira al posto fisso per il proprio futuro lavorativo.

Personalmente, io non sento di unirmi al coro degli indignati ma devo dire che questa volta il motivo che ha dato luogo all’esternazione della Fornero non l’ho proprio capito. Negli altri casi, le affermazioni dei tecnici su giovani, laurea e lavoro erano state avventate e forse poco diplomatiche ma secondo me andavano a battere una strada che poteva effettivamente portare qualcosa. Insomma, è sicuramente vero che tra i laureati a 28 anni ci sono pure storie di gente che lavorava per pagarsi gli studi o ha avuto difficoltà di ogni genere, ma ce ne sono anche parecchi che ci hanno solo messo molto più tempo. E, se è pur vero che la mancanza di un contratto a tempo indeterminato  ti preclude la possibilità di vivere una vita al pieno delle possibilità, è altresì vero che, a diciotto anni, maneggiare per ottenere un posto fisso in comune “perché non si fa un cazzo e non te lo possono togliere” è un estremo da estirpare. In questa direzione, qualche frecciatina come quelle che erano state lanciate non faceva certo male.

Il choosy della Fornero, invece, mi sembra del tutto campato per aria. Questo articolo del Fatto conferma in cifre quello che chiunque di noi già sa, cioè che, in Italia, la maggior parte della gente che si laurea in una qualunque disciplina, poi finisce a fare tutt’altro nella vita. Segno che così choosy i giovani non sono. Segno anche che il sistema universitario italiano fa schifo, o almeno fanno schifo la sua capacità di interagire ed adattarsi al mondo del lavoro. E fanno schifo anche i criteri di trasparenza che vengono adottati nel presentare il binomio università - prospettive lavorative ai giovani liceali. La realtà – per me – è che i giovani dovrebbero essere molto più choosy di quanto nono siano stati fin’ora e dovrebbero cercare di esserlo molto prima dell’inserimento lavorativo, cioè appena finiscono le scuole superiori.  Dovrebbero essere choosy nello scegliere l’università oppure nel decidere se sceglierla. In tanti altri paesi del mondo le cose sono molto più chiare: ci sono università migliori e università peggiori e , per ciascuna materia, si sa fin da subito quanto, il decidere di cimentarsi con l’una piuttosto che con l’altra, possa o meno precludere determinate prospettive lavorative. In Italia no. Istruzione di alto livello per tutti, pazienza se a ventisei anni, laureato in lettere, scopri che – per fare il commesso – allora avresti preferito impiegare questi anni per imparare a fare l’elettricista e costruirti una professione. La realtà è che, se vogliono costruirsi un futuro, i giovani italiani dovrebbero imparare a snobbare le università di provincia e le materie fini a se stesse, riempire la valigia e andarsi a misurare con istituti di sicuro valore, siano questi in Italia o all’estero, oppure mollare i libri e buttarsi fin da subito su una professione seria.

Ma il choosy della Fornero, non è solo questo. Letto in altri termini è anche una provocazione nei confronti dei giovani ad opera di una delle rappresentanti della generazione che ha maggiormente contribuito a devastare il mondo universitario. Non parlo tanto del fatto che lady Fornero ora sia al governo ma del suo ruolo precedente a quello attuale, cioè quello di professoressa universitaria. La Fornero appartiene alla generazione di docenti che ha sfasciato l’università attuale, con la sua sciatteria e la sua pigrizia. Ordinari che hanno passato gli ultimi vent’anni dedicando molto più tempo a tentar di imbastire truffe mascherate da corsi universitari che a produrre ricerca. Gente incapace di capire il fatto che, in mezzo a università e mondo del lavoro, non ci può essere il vuoto e interessata unicamente a promuovere – con mezzi subdoli - i propri corsi di laurea, allo scopo di ottenere iscrizioni e quindi fondi. Gente che non è mai in ufficio e che non fa nulla e si lamenta quando non ottiene il posticipo del pensionamento. Gente da anni a capo della principale macchina produci disoccupati che esista  e che non si vergogna ad andare in giro adire idiozie sul come dovrebbe funzionare il mondo. Gente che, per anni, ha bandito concorsi di assunzione in cui una buona raccomandazione interna contava piu' di pubblicazioni e collaborazioni internazionali. Gente che non producearticoli, non va a convegni, non fa nulla, perché il divano di casa è troppo comodo. E’ chiaro che non sono tutti così e che tantomeno lo è la Fornero. Ma è altrettanto chiaro che se noi ci meritiamo un choosy, tanti di loro si meriterebbero un calcio nel culo.

Chiudo linkando un post fantastico che ho trovato su un blog che non conoscevo e che tratta lo stesso tema: mi raccomando leggetevelo tutto – commenti compresi – perche’ ne vale la pena! 

giovedì 15 novembre 2012

The Apprentice - Sei fuori!




Ciao a tutti.
Questo post vuole essere uno spunto per ridere ( volendo si possono prendere spunti critici, per esempio in Italia è sempre forte il mito del selfmade man, colui che partendo da niente ha costruito un impero di cui ora gode benefici: ville, feste, belle donne, belle macchine, vacanze in barca e popolarità.. per cui Briatore è considerato da molti un modello vincente).

Mi sono imbattuto nelle pubblicità di un reality, appunto The Apprentice, L'apprendista; è un format che ha avuto successo in altri paesi e quindi esportato anche in Italia (non so se con successo o no). Penso che la prima edizione sia già terminata.

16 candidati (immaginatevi i classici stereotipi del giovane manager:bel curriculum, di presenza, fashion, sicuro di se,  ambizioso, competitivo, con la voglia di "arrivare") si sfidano sotto gli ordini del Boss (Briatore) in diverse prove in cui devono dimostrare abilità manageriali.
Ogni puntata viene eliminato un candidato con la frase-tormentone del boss: "sei fuori!"; l'ultimo candidato rimasto,il  vincente, riceve come premio di poter collaborare con Briatore in una delle sue imprese sotto lauto compenso.

Crozza ha fatto una parodia, secondo me, da sdraiarsi.
Vi riporto un paio di link per capire atmosfera/personaggi del reality

http://www.youtube.com/watch?v=RCiEj8rasvw
http://www.youtube.com/watch?v=L0EEPQ-sbjU

E ora Crozza................John Lennon, sei fuori!


http://www.youtube.com/watch?v=SjyQlmXpMJc
http://www.youtube.com/watch?v=ie-ueKpWLdU
http://www.youtube.com/watch?v=u8zN2aBARgI




mercoledì 14 novembre 2012

I "giovani" in politica


Ciao a tutti

un breve post per sollevare una questione della quale avrei già voluto scrivere tempo fa
Sono anni che ce la meniamo dicendo che la classe politica italiana è "vecchia", che devono entrare "volti nuovi", che c'è bisogno di "rinnovamento".

A me personalmente viene un po da ridere quando questo o quel partito, dati alla mano, si vantano di aver favorito l'ingresso di giovani o giovanissimi, in politica.
Non perchè ritenga che sia una cosa negativa, ma perchè secondo me sono dichiarazioni fuorvianti, per certi versi prive di significato.

Secondo me bisogna capire cosa si intende per "giovane": non sempre la giovinezza anagrafica corrisponde alla freschezza mentale ed al rinnovamento del quale ci sarebbe bisogno.
A me che mi frega se in politica entrano persone di 25-30 anni se poi hanno una mentalità vetusta da prima repubblica?

Per esempio, ai tempi del loro ingresso in politica anche Casini e D'Alema erano giovani (vedi foto)




Cos'è che ci si aspetta da un giovane? Secondo me la freschezza e l'indipendenza di chi non ha per certi versi nulla da perdere, e che quindi abbia, se fosse necessario, la forza di dare contro e non allinearsi con le linee guida del proprio partito.
Per giovane io intendo qualcuno che abbia le palle, eventualmente, di mandare a cagare i capi dei suoi capi, che non rimanga "avulso" dalla chimera del potere, forte del fatto che ha ancora una vita lavorativa davanti a se.
Insomma, da un giovane io mi aspetto che sia politicamente poco ricattabile.



Questo non sembra succedere, almeno nella maggioranza dei casi.

Perchè?

Gli elementi sono tanti, ma secondo me uno dei cardini che fa si che si instauri questo fenomeno è la mancanza di un limite al numero dei mandati, tema a parer mio di primaria importanza, ancora piu importante della riduzione del numero dei parlamentari e riduzione dei privilegi, e tutte le varie favole paventate piu o meno da tutti i partiti.

Parliamoci chiaro: se io sono un giovane di 30 anni che entra in politica con tutte le migliori intenzioni e mi si prospetta l'eventualità di una lunga e ben retribuita carriera politica a tempo indeterminato è difficile che mi metta apertamente di traverso a coloro che, domani, potrebbero darmi la possibilità di ricoprire ruoli politici importanti.
Se sono così forte da non cedere e porto avanti le mie battaglie politiche interne ad uno schieramento, evidentemente la stessa dirigenza farà in modo di favorire coloro che non si mettano di traverso, e verrei isolato. Insomma verrebbe premiato il "giovane-vecchio"
Viceversa se sono un politico di professione da anni ed anni, è ancor piu difficile che rischi il mio posto, dato che un altro lavoro non l'ho mai fatto e non lo saprei fare.





Se ci fosse costituzionalmente un limite del numero dei mandati secondo me le cose cambierebbero radicalmente.
Chi entrerebbe in politica lo farebbe sapendo di non poter pensare di vivere per sempre di quello, quindi, presumibilmente, entrerebbe dopo essersi costruito una propria realtà individuale e indipendente, con lo scopo esclusivo di servire il paese per un certo periodo circoscritto.

Ci sarebbero, magari, 45enni che entrano in politica con alle spalle 20 anni di lavoro, con una maturità e soprattutto un'indipendenza ben diversa di un 30enne che già da 10 anni milita tra le fila di questo o quel partito con la speranza di ricoprire ruoli sempre piu importanti, forte del fatto che, se uno riesce ad entrare a certi livelli potrà vivere solo di quello.

Ma ci sarebbero anche 25-30 enni che entrerebbero sapendo già che quando avranno 40-45 anni non potranno piu vivere di quello, e che quindi avrebbero tutto l'interesse a fare in modo che il mondo che li aspetterà alla fine della loro esperienza politica sia migliore di quello che hanno trovato


Probabilmente è un ragionamento ingenuo, ma secondo me questo tema è volutamente trattato riducendo tutto, in maniera superficiale, alla sola età anagrafica.

Fumo negli occhi, insomma, per non affrontare il problema come andrebbe affrontato


lunedì 12 novembre 2012

Casa Borghezio

Post interamente dedicato a uno dei miei personaggi preferiti in assoluto: Mario Borghezio. Quando lo vedo o lo ascolto parlare, sento un entusiasmo – un affetto quasi – sul genere di quello che mi scaturiscono i protagonisti di alcuni action movie triti e ritriti, visti e rivisti, che quando entrano in scena sei certo che ti regaleranno delle soddisfazioni: Borghezio alla radio o in tv per me è come Stallone nei vari Rambo, come Chuck Norris in Walker, come Steven Seagal in tutta la sua filmografia, come Kurt Russell in fuga da New York.. Insomma, un idolo. Un idolo perché mattatore di una realtà che non è la realtà, o almeno non la mia. E’ probabilmente per questo che lo riesco ad apprezzare: mi sembra di vedere un film o una fiction a puntate di cui lui è il protagonista assoluto e con pieno merito.

Per esempio, mi fa morire una recente variante al suo consueto protocollo per cui, adesso, dopo aver detto le peggiori bestialità sull’uno o sull’altro, si scusa dicendo che non era sua intenzione offendere: geniale! Impazzisco quando, con dieci parole, un insulto e uno sberleffo, riesce a condensare l’intero spirito leghista. E mi strappano un sorriso persino le oscenità che diceva nel primo periodo leghista, nei comizi di Pontida piuttosto che nei raid sui treni o contro zingari e moschee. Mi ricordo che allora le prendevo molto più sul serio mentre adesso mi sembrano tutte vecchie puntate della stessa surreale commedia. 

Ebbene, è da poco uscita una nuova puntata di Casa Borghezio. La trama trascende un po’ quelli che sono i confini soliti, segno che forse, come succede tante fiction che vanno avanti da anni, cominciano a mancare i contenuti. Invece che prendercela con immigrati e palandrane, con Monti e le tasse, oggi si va sull’esoterico. Borghezio assieme al suo collega Fontana, si imbarcano dall’Italia alla volta di Bruxelles. Con loro, una statua della madonna di Fatima da portare niente meno che al Parlamento Europeo. Perché? Perchè solo la Madonna può salvare l'Europa dalla crisi globale. Mah! Sembra tutto semplice ma – non si sa come – la Madonna si ferma ad Amsterdam: è scomparsa, non la si trova più. Il duo interpreta la cosa come un segno: “Significa che dai tecnocrati di Bruxelles proprio non ci vuole andare!” dichiara Borghezio. Potrebbe finire qui ma questa e' una fiction di tutto rispetto e infatti, pochi giorni dopo, arriva il colpo di scena: la Madonna ricompare. Era stata smarrita dalla KLM in qualche deposito bagagli, come un souvenir qualunque, terreno e profano.. Epilogo: il duo cambia meta. La Russia, affinchè questa si consacri finalmente alla Madonna. Siamo al delirio puro.

Qual'e' la morale di questo post? Il seguente paradosso: cioe' il fatto che, estrapolando i contenuti da cio' che e' pura commedia, trovo paradossalmente piu' tollerabile il Borghezio che - da parlamentare europeo - se la prende con gli immigrati, piuttosto che quello che perde tempo inseguendo Fatima. Per quanto non condivida nessuno degli argomenti leghisti, capisco che quel tipo di razzismo e xenofobia nasce dal bisogno di difendere i propri interessi e la propria sopravvivenza in un periodo di vacche magre. Cioe' segue una sua logica, per quanto rozza, primitiva e violenta. Portare in giro per gli aeroporti una statua della Madonna e' puro cabaret e mi fa solo venire in mente il fatto che lo stipendio di parlamentare europeo lo paghiamo noi. Per fare dell'altro.

martedì 6 novembre 2012

Varie: Sicilia, Nate Silver, Marchionne - Della Valle, car pooling, animali

L’elezione in consiglio regionale siciliano del figlio di Raffaele Lombardo, Toti (?) Lombardo. 24 anni, studente in Giurisprudenza (anche se probabilmente sarebbe più corretto usare la formula “iscritto ad una facoltà dove si insegna Giurisprudenza”) dal nulla ha preso piu' di nove mila preferenze. Come avrà fatto? Meglio lasciare la domanda in sospeso onde evitare eventuali querele. A prescindere da lui, comunque, io rimango sempre un po' scettico a riguardo dei politici under trenta (in Parlamento non sono cosi' pochi): sono d'accordo, in generale, sulle correnti rinnovatrici (o rottamatrici/differenzianti) su cui si spinge in questo periodo, ma quando vedo quanto e' difficile nella vita di tutti i giorni "fare carriera" e ottenere incarichi (e stipendi) di un certo rilievo all'interno di un'azienda o di un ambito privato, qualche pensiero maligno mi viene. Sara' invidia (in parte di sicuro) e sara' anche il fatto che nella vita conta anche in buona percentuale il caso, ma i casi di gente che per esempio entra in parlamento a 26 anni o poco piu' mi lasciano perplesso. Per cio' che riguarda l'affaire Lombardo, rimane solo la constatazione del fatto che la Sicilia – quantomeno per ciò che riguarda l’amministrazione regionale – si conferma amplificatore del peggio del peggio che l’Italia ha da offrire. 

Un personaggio sul quale non ho approfondito molto ma che mi sembra avere una storia degna di nota: Nate Silver. E' comparso nell'ambito di un articolo della Stampa a proposito delle elezioni in USA. Beh, questo tizio - classe '78 - a quanto pare diventera' (o lo e' gia', non ho capito) sondaggista di riferimento del team di Obama. Questo ragazzo a quanto pare era balzato alle cronache per avere inventato un algoritmo di tipo statistico che predice il rendimento dei giocatori di baseball in campo (!!). L'algoritmo si chiama PECOTA ed e' il piu' utilizzato per statistiche e previsioni nel suo ambito. Ha trascorsi da giocatore di poker professionista e - a quanto pare - nelle elezioni del 2008 ha azzeccato le previsioni su quasi tutti gli stati. Tanto di cappello ad una carriera cosi': riuscire a unire due passioni e farne un prodotto cosi' apprezzato e' davvero il massimo!  

Lo spettacolare botta e risposta Della Valle - Marchionne a proposito della forzata riassunzione dei alcuni operai fiom e della conseguente volonta' di fiat di cassaintegrarne 19.. Della Valle: "Oggi ci ritroviamo con un mago Otelma delle quattro ruote che spara una dichiarazione al giorno e fa un auto quando gli pare". Marchionne: "Quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole". Bellissimo.

Blablacar: un sito che pubblicizza car pooling. Quando Trenitalia colleziona piu' minuti di ritardo che chilometri percorsi ma il prezzo della benzina non lascia alternative, val la pena di considerare il car pooling. Non ho ancora molta esperienza nel campo ma questo sito mi pare funzioni davvero bene!


Le grandi inchieste de La Zampa, rubrica animalista de La Stampa: qualcuna e' davvero divertente.. (link: 1, 2 , 3, 4, 5, 6)

mercoledì 31 ottobre 2012

Lavorare vicino a casa ma oltreconfine


Siccome mi e' capitato piuttosto spesso di scrivere sul blog di lavoro, prospettive per i neolaureati e non solo, non posso non spendere qualche riga a descrivere l'esperienza lavorativa che ho appena cominciato in Francia.

Usciti dall'Universita' di Genova (ma non solo da questa) pochi di noi sanno che oltre alle mecche lavorative di Torino ma soprattutto Milano, esiste almeno un'altra realta' a portata di mano: quella di Sophia Antipolis. Sophia Antipolis e' un'area collocata in Costa Azzurra, pochi chilometri dietro le citta' di Nizza, Antibes e Cannes (cioe' a circa due ore d'autostrada da Genova): non e' propriamente una citta' ma un agglomerato di aziende e di servizi ai lavoratori di tali aziende, i quali risiedono principalmente nei tre centri che ho elencato prima ma che passano la loro giornata lavorativa qui. Le aziende presenti in quest'area hanno come denominatore comune quello di essere aziende tecnologiche: spaziano dall'ambito puramente informatico a quello elettronico e delle telecomunicazioni, a quello farmaceutico e delle biotecnologie. Insomma, il paradiso lavorativo del laureato in materie scientifiche. Non mancano universita' e istituti di ricerca: l'INRIA (il CNR francese - senza offesa per i francesi) ha una sede importante sul posto e interagisce con alcune delle aziende che hanno sede qui. 

L'azienda piu' importante con sede a Sophia Antipolis e' Amadeus, una multinazionale che si occupa di fornire software in ambito turistico: per dare un'idea delle dimensioni, questa sola azienda da' lavoro a piu' di 4000 dipendenti nella sola sede situata nel sud della Francia. In generale, gli stipendi sono molto piu' alti che in Italia e, se anche il costo della vita e' comunque piu' caro rispetto che da noi (parlo di Genova ma non di Milano), il bilancio rimane nettamente in attivo. Le assunzioni sono continue anche se la concorrenza e' piuttosto alta: Amadeus, per esempio, ha come politica quella di assumere gente da tutte le parti della Francia e del Mondo, privilegiando i curriculum migliori in termini di diplomi, voti ed esperienze maturate, a prescindere dal fatto che questi non siano molto legati al lavoro che ti propongono. Il flusso di assunzioni e' cosi' intenso da essere in parte gestito da aziende di consulenza che svolgono il mero ruolo di cacciatori di teste per Amadeus: scovano curriculum su Monster o su altri motori di ricerca e poi li segnalano ad Amadeus. Nel caso questi dia l'ok, loro li assumono spedendoli a lavorare li' e ricavandoci immagino un bel po' di soldi. Io stesso - a quanto ho capito - riceverei un premio se segnalassi alla mia azienda di consulenza il profilo di qualcuno che dopo la trafila del colloquio venisse assunto (quindi, se siete interessati..).

Ci sono parecchi italiani, per vari motivi: vicinanza, stipendi ma anche perche' evidentemente la formazione che abbiamo e' ben considerata (anche se ho notato che i politecnici di Milano e Torino sembrano essere privilegiati rispetto alle altre universita'). Su internet si trovano anche parecchi blog che descrivono piu' nel dettaglio vita ed esperienze qui, ma comunque in costa azzurra si vive bene: Nizza, Cannes e Antibes non le scopro certo io.. Insomma io, se dovessi scegliere tra qui e Milano, non ci penserei due volte!

Continua qui.

sabato 27 ottobre 2012

Cose estreme


Girovagando su youtube si trovano spesso cose estreme... Ecco quattro video abbastanza pazzeschi


Il primo è il record (anzi ex record) di altezza di tuffo: 172 piedi (52 m circa)
Gli americani sono proprio strani... hanno costruito una torre composta solo da una scala per l'occasione, e c'era anche un sacco di gente a guardare...
Da notare la ripresa dall'alto ma soprattutto la condizione delle fasce per i legamenti di questo soggetto che risponde al nome di Dana Kunze.






Il secondo non è un record ma una figata: la tuta alare.
Questo video è molto "fiero"  come si dice a Genova.
Velocità allucinanti, distanze dal crinale ridotte all'osso e musica da veri "becci" fanno il resto.
Al min 3.02 passa in un punto davvero stretto ad una velocità folle






Terzo video della rassegna vede protagonista l'italiano Brumotti.
Ho scoperto che ha lavorato per striscia la notizia e questo non gli fa onore, ma del resto uno che si è tatuato il suo cognome a caratteri cubitali in stile gotico sul petto non dev'essere del tutto dritto, e infatti a giudicare dal video è proprio così!!
Da notare dove si va a cacciare al min 3.00  !!!!






Ultimo video, sempre in tema di sport estremi: Jamie Thomas è un veterano dello skateboarding che nel 97 ha voluto superare il limite del buonsenso buttandosi giu da un muro alto oltre 5 metri e mezzo. Inutile dire che la tavola si è spaccata all'istante e quindi il salto non è stato ufficialmente "chiuso", ma il tipo non si è fatto nulla.
Quel salto ha preso il nome di "Leap of Faith", e tutt'oggi nessuno è riuscito nell'impresa. Qui sotto il video del primo (ed ultimo) tentativo di Thomas.
A questo link invece date un'occhiata a com'è andata ad un tipo coi rollerblade che provava lo stesso salto!





Al prossimo video inutile!


giovedì 18 ottobre 2012

Solar – Ian McEwan


Mi inserisco nella serie di recensioni di libri e film che ultimamente ha animato il blog proponendo un libro che ho appena finito di leggere e che – strano ma vero – mi è piaciuto. Il libro è Solar, l’autore Ian McEwan.

L’ho scelto in libreria facendomi ispirare dal momento, della quarta di copertina e dal minimo di curiosità che avevo nei confronti dell’autore. C’è chi dice che, in libreria, in realtà non sia tu a scegliere i libri ma siano bensì loro a scegliere te; c’è poi chi si innamora dell’impaginazione e dell’odore prima che del contenuto… Tutte cazzate. Se vai a caso in libreria 99 volte su 100 ti becchi delle sole ma stavolta mi è andata bene.

Non fatevi portare fuori strada dal titolo, qui non si parla di fantascienza: Solar è un romanzo il cui protagonista è un uomo di mezza età alle prese una vita sentimentale sgangherata, problemi di peso e una vita professionale ogni giorno che passa sempre meno stimolante. Michael – questo il suo nome – non è però un uomo qualunque: premio Nobel per la Fisica in gioventù, ormai ha come principale attività quella di vendere  la propria partecipazione e il ritorno che essa porta con sè a conferenze e istituti scientifici. Cinico e disilluso si troverà così a capo di un’istituzione scientifica nata per promuovere la ricerca nell'ambito delle energie rinnovabili e – nel bene e nel male – la sua vita cambierà.

Il libro a me pare davvero ben scritto (sarà che ne venivo da un Grisham!) e personaggio e storia mi sembrano ritratti davvero efficacemente, mettendo insieme cinismo e buoni sentimenti, tragedia e commedia. Inevitabilmente, qua e là McEwan deve scrivere di scienza e la qual cosa – se fatta male – può far cadere le palle al lettore esperto o annoiare il profano: a me, anche in questo campo, McEwan sembra avere lavorato bene ma c’è da dire che io sono una figura a metà, quindi non faccio molto testo.. In ogni caso, lettura consigliata!

martedì 16 ottobre 2012

Il Personal Computer


Una piccola chicca scoperta per caso, che la dice lunga su quanto sia cambiata la società in appena trent'anni, da quando cioè il personal computer ha iniziato prepotentemente ad entrare nelle case della gente comune. Si tratta di un brano di Primo Levi in cui lo scrittore racconta il suo primo approccio con l'informatica: buona lettura!



Due mesi fa, nel settembre del 1984, mi sono comprato un elaboratore di testi, cioè uno strumento per scrivere che va a capo automaticamente a fine riga, e permette di inserire, cancellare, cambiare istantaneamente parole o intere fra- si; consente insomma di arrivare d'un colpo ad un documento finito pulito, pri- vo di inserti e di correzioni. Non sono certo il primo scrittore che si è deci- so al salto. Solo un anno fa sarei stato giudicato un audace o uno snob; oggi non più, tanto il tempo elettronico corre veloce. Mi affretto ad aggiungere due precisazioni. In primo luogo chi vuole o deve scrivere può benissmo continuare con la biro o con la macchina: il mio gadget è un lusso, è divertente, anche entusiasmante, ma superfluo. In secondo, a rassi- curare gli incerti e i profani: io stesso ero, anzi sono tuttora, mentre scrivo sullo schermo un profano. Di cosa avvenga dietro lo schermo ho idee vaghe. Al primo contatto, questa mia ignoranza mi umiliava profondamente; è accorso a rinfrancarmi un giovane che pa- ternamente mi fa da guida, e mi ha detto: - Tu appartieni alla austera genera- zione di umanisti che ancora pretendono di capire il mondo intorno a loro. Que- sta pretesa è diventata assurda: lascia fare all'abitudine, e il tuo disagio sparirà. Considera: sai forse o ti illudi di sapere, come funziona il telefono o la Tv? Eppure te ne servi ogni giorno. E al di fuori di qualche dotto, quanti sanno come funziona il loro cuore o i loro reni? 

Nonostante questa ammonizione, il primo urto con l'apparecchio è stato pieno di angoscia: l'angoscia dell'ignoto, che da molti anni non provavo più. L'elabora- tore mi è stato fornito col corredo di vari manuali, ho cercato di studiarli prima di toccare i comandi, e mi sono sentito perduto. Mi è parso che fossero scritti apparentemente in italiano, di fatto in una lingua sconosciuta; anzi in una lingua beffarda e fuorviante, in cui vocaboli ben noti,come "aprire", "chiu- dere", "uscire", vengono usati in sensi insoliti. C'è sì un glossario che si sforza di definirli, ma procede all'inverso dei comuni dizionari: questi defini- scono termini astrusi ricorrendo a termini famigliari; il glossario pretende di dare un nuovo senso ai termini falsamente famigliari ricorrendo a termini astru- si e l'effetto è devastante. Quanto meglio sarebbe stato inventare, per queste cose nuove, una terminologia decisamente nuova! Ma ancora è intervenuto il gio- vane amico, e mi ha fatto notare che pretendere di imparare ad usare un compu- ter sui manuali è stolto quanto pretendere di imparare a nuotare leggendo un trattato, senza entrare nell'acqua; anzi mi ha precisato, senza sapere cos'è l'acqua, avendone solo sentito vagamente parlare. Mi sono dunque accinto a lavorare sui due fronti, verificando cioè sull'ap- parecchio le istruzioni dei manuali, e mi è subito tornata alla mente la leggen- da del Golem. Si narra che secoli addietro un rabbino-mago avesse costruito un automa di argilla, di forza erculea e di obbedienza cieca, affinchè difendesse gli ebrei di Praga dai pogrom; ma esso rimaneva inerte, inanimato, finchè il suo autore non gli infilava in bocca un rotolo di pergamena su cui era scritto un versetto della Torà. Allora il Golem di terracotta diventava un servo pronto e sagace: si aggirava per le vie e faceva buona guardia, salvo impietrirsi nuo- vamente quando gli veniva estratta la pergamena. Mi sono chiesto se i costrutto- ri del mio apparecchio conoscessero questa storia (sono certo gente colta ed an- che spiritosa): infatti l'elaboratore ha proprio una bocca storta, socchiusa in una smorfia meccanica. 
Finchè non vi introduco il disco-programma, l'elaborato- re non elabora nulla, è una esamine scatola metallica; però quando accendo l'in- terruttore, sul piccolo schermo compare un garbato segnale luminoso: questo, nel linguaggio del mio Golem personale, vuol dire che esso è avido di trangugia- re il dischetto. Quando l'ho soddisfatto, ronza sommesso, facendo le fusa come un gatto contento, diventa vivo, e subito mette in luce il suo carattere: è ala- cre, soccorrevole, severo coi miei errori, testardo e capace di molti miracoli che ancora non conosco e che mi intrigano. Purchè alimentato con programmi adatti, sa gestire un magazzino o un archivio, compilare istogrammi, perfino giocare a scacchi: tutte imprese che per il momen- to non mi interessano, anzi, mi rendono malinconico e immusonito come quel maia- le a cui erano state offerte le perle. Può anche disegnare, e questo è per me un inconveniente di segno opposto: non avevo più disegnato dalle elementari, e trovarmi adesso sotto mano un servomeccanismo che fabbrica per me, su misura, le immagini che io non so tracciare, e a comando me le stampa anche sotto il na- so, mi diverte in misura indecente e mi distoglie da usi più propri. Devo fare violenza a me stesso per "uscire" dal programma-disegno e riprendere a scrivere. Ho notato che scrivendo così si tende alla prolissità. La fatica di un tempo, quando si scalpellava la pietra conducendo allo stile "lapidario": qui avviene l'opposto, la manualità è quasi nulla, e se non ci si controlla si va verso lo spreco di parole; ma c'è un provvido contatore, e non bisogna perderlo d'occhio. Analizzando adesso la mia ansia iniziale, m'accorgo che era in buona parte illo- gica: conteneva un'antica paura di chi scrive, la paura che il testo faticato, unico, inestimabile, quello che ti darà fama eterna, ti venga rubato o vada a finire in un tombino. Qui tu scrivi, le parole appaiono sullo schermo nitide, bene allineate, ma sono ombre: sono immateriali, prive del supporto rassicuran- te della carta. "La carta canta", lo schermo no; quando il testo ti soddisfa, lo "mandi su disco", dove diventa invisibile. C'è ancora, latitante in qualche angolino del disco-memoria, o l'hai distrutto con qualche manovra sbagliata? Solo dopo giorni di esperimenti "in corpore vili" (e cioè su falsi testi, non creati, ma copiati) ti convinci che la catastrofe del testo perduto è stata pre- vista dagli gnomi geniali che hanno progettato l'elaboratore: per distruggere un testo occorre una manovra che è stata resa deliberatamente complicata, e du- rante la quale l'apparecchio stesso ti ammonisce: "Bada, stai per suicidarti". Venticinque anni fa avevo scritto un racconto poco serio in cui, dopo molte e- sitazioni deontologiche, un poeta professionale si decide a comprare un Versifi- catore elettronico e gli delega con successo tutta la sua attività. Il mio appa- recchio per ora non arriva a tanto, ma si presta in modo eccellente a comporre versi, perchè mi permette innumerrevoli ritocchi senza che la pagina appaia sporca o disordinata, e riduce al minimo la fatica manuale della stesura: "così si osserva in me lo contrappasso". Un amico letterato mi obietta che così va perduta la nobile gioia del filologo intento a ricostruire, attraverso le suc- cessive cancellature e correzioni, l'itinerario che conduce alla perfezione del- l'infinito: ha ragione, ma non si può aver tutto. Per quanto mi riguarda, da quando ho posto freno e sella al mio elaboratore ho sentito attenuarsi in me il tedio di essere un Dinornis, un superstite di una specie in estinzione: l'uggia del "sopravvissuto al suo tempo" è quasi scompar- sa. Di un incolto, i Greci dicevano: "non sa né leggere né nuotare"; oggi si ag- giungerebbe "né usare un elaboratore"; non lo uso ancora bene, non sono un dot- to e so che non lo sarò mai, ma non sono più un analfabeta. E poi dà gioia po- ter aggiungere un item al proprio elenco dei "la prima volta che" memorabili: che hai visto il mare; che hai passato la frontiera; che hai baciato una donna; che hai destato a vita un Golem. 
[L'altrui Mestiere - Primo Levi]

lunedì 8 ottobre 2012

Energia: libero mercato e interventismo di Stato


Ciao a tutti, tanto per cambiare mi trovo a scrivere di energia (per vostra sfortuna oggi sarò più prolisso del solito)

L'argomento che vorrei sollevare, nella speranza che qualcuno più competente di me possa chiarirmi le idee, riguarda il mercato dell'energia.

E' un tema complesso, ma la questione che sollevo, che spiegherò a breve, è abbastanza intuitiva, ed è sostenuta da una persona che non è proprio l'ultima arrivata: ha lavorato nel settore dell'energia per più di 35 anni, sia in Italia che in Francia.. Insomma, è uno che ne sa a pacchi.

Egli sostiene che, stringi stringi, il libero mercato dell'energia di fatto remi contro all'ottimizzazione ed all'eficientamento energetico.
In pratica sostiene che l'energia sia ormai un bene primario, come l'acqua, e pertanto andrebbe gestita in buona parte dallo Stato.
In un mondo come il nostro, dove la libera competizione dei mercati dovrebbe consentire "intrinsecamente" un'ottimizzazione delle risorse (l'azienda per essere competitiva deve fare prezzi buoni, e per farlo deve spendere poco, quindi ottimizzare appunto) appare una tesi strampalata, però le argomentazioni a suo favore sembrerebbero essere convincenti..




L'energia non si può accumulare, perciò quella che serve va prodotta all'istante. La borsa dell'energia, nella quale avvengono le transizioni tra acquirenti e produttori, è un ambiente perciò piuttosto frenetico, per due motivi.

Ci sono interi reparti dedicati all'analisi predittiva del carico, e funzionano piuttosto bene, il problema è che come tutte le analisi predittive esse sono affette da errore.
Questo fatto unito soprattutto alla "gerarchia energetica", per la quale gli impianti rinnovabili hanno la priorità di erogazione in rete rispetto agli impianti classici, fa si che la rete possa variare l'effettiva richiesta a causa dei "buchi" lasciati dalle rinnovabili, dato che sono fonti stocastiche (percui se ho un campo solare da 50 MW e passa una nuvola, ho un gap energetico da colmare, e come? con le care vecchie centrali a combustibile fossile)




A livello "tecnico" questa impostazione ha diverse
conseguenze..
Innanzitutto per stare dietro alle oscillazioni del mercato le società sono portate a tenere parte di impianti termoelettrici a regime di minimo per tutto il giorno (che NON immettono energia ma che però bruciano combustibile fossile!) usati esclusivamente per coprire le punte di carico, oppure i "buchi" lasciati dalle fonti stocastiche.
Impianti termoelettrici che, quindi, funzionano da centrali vere solo per qualche ora., vi lascio immaginare i consumi e l'inquinamento assolutamente inutili..
Per non parlare della vita utile degli impianti, che si riduce drasticamente con il continuo accendi-spegni, ma anche con la continua variazione di potenza erogata.
[a questo proposito mesi fa era uscito un servizio di Report, mi pare.. purtroppo non sono riuscito a recuperarlo]


Inoltre, in quest'ottica continuamente mutevole e frenetica gli impianti vincenti sono quelli piccoli e reattivi, pronti, cioè a seguire il carico chiesto, che siano abituati a variare continuamente la potenza emessa.
In perfetta antitesi con l'effetto scala (per il quale, per produrre 100, è meglio UN impianto da 100 anzichè due da 50).
Il rendimento degli impianti inoltre non è costante, e varia a seconda dell'energia prodotta, percui vien da se che lavorando continuamente a carichi parziali e fuori dalle condizioni nominali, il rendimento sia inferiore (uguale: maggior consumi, piu inquinamento)





Ci sarebbe poi la questione della maggior difficoltà di investimenti a lungo termine, in quanto le società devono comunque chiedere finanziamenti bancari, e se i ritorni economici non si hanno nel giro di pochi anni non partono.
E anche questo fa si che le aziende investano in impianti più piccoli.





Insomma, la tesi finale è che quando era lo Stato a regolamentare tutto, poteva fare investimenti a lungo termine, su impianti grossi e piu efficienti, e farli lavorare sempre in condizioni nominali (dunque con i rendimenti massimi)



Certo, il fatto che l'energia fosse gestita in maniera monopolistica dallo Stato dava luogo ad altri problemi, però per certi versi ho la sensazione che non sia un discorso campato in aria.


Del resto, l'idea che mi sono fatto (da profano, lo ammetto, perchè di economia non ne so molto) ma che comunque mi sembra una cosa ormai assodata, è che il libero mercato lasciato a se stesso è deleterio, slegato dalla realtà, astratto, e non tutto quello che produce è buono.




E' chiaro che nessuno ipotizza un ritorno al monopolio di Stato, ma, anche in questo caso, un certo interventismo sarebbe forse auspicabile.
Non si tratta di tornare alle vecchie e pesanti centrali da 1 GW in su, e disincentivare la generazione distribuita, si tratta di coniugare le due cose: impianti grossi ed efficienti (fatti lavorare in condizioni nominali) a coprire un carico di base, affiancato ad una generazione distribuita di piccoli impianti (caldaie cogenerative, fotovoltaico, eolico) che soddisfi le necessità  di "isole energetiche".. Ma per far questo, come accennavo già qualche post fa, è essenziale lo sviluppo di una rete di distribuzione intelligente, le cosidette "Smart Grid"

Per finire qualche numero:
l'efficienza di rete è passata dal 37% circa al 44% dal 2002 al 2012.
Ottimo, abbiamo guadagnato 7 punti percentuali.
Peccato però che nel frattempo abbiamo costruito diverse centrali a ciclo combinato con rendimenti al 58%, molte vecchie centrali hanno subito una conversione a ciclo combinato (compresa la "nostra" centrale spezzina) per non parlare dell'"esplosione fotovoltaica", 13 GW solari installati in pochi anni.
Se questi impianti fossero gestiti in maniera coordinata ed intelligente, sicuramente ne avremmo guadagnati molti di più..


Per chi volesse approfondire l'argomento, ecco qualche link
  • sito del GME (Gestore del Mercato Elettrico), dove è spiegato per filo e per segno come funziona la borsa elettrica
  • sito di TERNA S.p.A. ,proprietario della rete elettrica 
  • rapporto redatto dalla Bocconi nel 2009, a 10 anni dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni energetiche


Alla prossima!


venerdì 5 ottobre 2012

A che punto siamo?

Da poco meno di un anno l'Italia è governata dai tecnici ed io ho cambiato idea almeno cento volte se questa sia una buona o una cattiva cosa.


Di base c'è il sollievo di aver allontanato i figuri che ci avevano governato prima e di vedere che continuano a non cavarsela per niente bene. Spero che finiscano nell'oblio, perché augurarmi che la giustizia faccia il suo corso mi sembra un lusso che non posso permettermi!

Poi viene la soddisfazione per la riacquistata credibilità internazionale, senza culone o proposte di ruoli da kapò da dover sopportare.

Poi ancora ci sono tutte le riforme promesse da decenni e approvate in tempi relativamente brevi. E già qui sono in confusione, perché se è vero che hanno abbassato lo spread e hanno reso più sostenibile il nostro apparato statale, hanno anche aumentato il carico fiscale della gente comune. Stanno combattendo davvero i grandi evasori o aumentando semplicemente i controlli sui piccoli esercizi? Per carità, non bisogna fare eccezioni neanche per scontrini da 10€, però neanche dimenticarsi di chi porta illegalmente in Svizzera o a Canicattì ben altre somme.

Sono molti quelli che dicono che è sbagliato il punto di vista: che non siamo obbligati a prendere come modello di riferimento il sistema economico della Germania, BCE, FMI, ecc. Può darsi, del resto Monti è un uomo cresciuto e formatosi in quegli ambienti, e come lui probabilmente il resto dei suoi ministri. Votare in primavera costituirà quindi un rischio per la fragile stabilità guadagnata, siamo d'accordo, ma dovrebbero diventare elezioni importantissime per dare al paese una direzione da seguire. Eccesso di ottimismo? Sì, ci sta.

Intanto mi limito a rilevare l'ennesimo segnale di cambiamento in atto. Nei giorni scorsi Schifani, l'onorevole presidente del Senato, si è presentato a Genova per inaugurare un nuovo padiglione del Gaslini. Il Secolo XIX riporta:
Parlerà anche di politica, fanno trapelare portavoce e ufficio stampa. Giornalisti convocati alle 16. [...] L’idea è quella di chiedere come si concilia la sua fretta di far approvare l’anticorruzione con la melina del Pdl che frena perché vuole una norma che “bruci” il processo a Berlusconi sul caso Ruby. [...] «Non spingete, non avvicinatevi troppo, altrimenti il presidente non parla». Ultime istruzioni da un distinto personaggio, si pensa a un componente dello staff. Finalmente Schifani si palesa.Sorpresa: il distinto personaggio prende il microfono. E fa la prima domanda. Poi la seconda.E la terza. Davvero “aggressiva” la terza sulla corruzione: «Non pensa che oggi ci sia necessità di pulizia e trasparenza in politica?». È anche l’ultima. Schifani se ne va. Inutilmente inseguito: vorremmo fargli altri quesiti. Il personaggio ripone il microfono. È l’inviato dal Tg1 Fabrizio Ziantoni. Era tutto concordato: tre domande di Ziantoni e poi stop. [...] Roba da Minculpop o da regime sudamericano. Ma forse è solo roba da regime tutto italiano dell’informazione.

Meravigliato dalla notizia? Tutt'altro! Piuttosto chi si sarebbe immaginato anche solo un anno fa un articolo di denuncia così diretto da un giornale che non è certo noto per alzare la voce contro i potenti? L'ennesimo segno che i potenti in questione stanno cambiando...

domenica 30 settembre 2012

Due film pesanti da vedere


Terza puntata di "Due film da vedere", questa volta dopo la bruttezza e l'uguaglianza, è arrivato il momento della pesantezza.

Esatto: i due film che sto proponendo non sono esattamente quel tipo di film che ti guardi in scioltezza come guarderesti una commedia di Woody Allen, però a me sono piaciuti tanto!!



Il primo è "Nòi Albinòi", produzione islandese del 2002, diretto dallo sconosciutissimo (almeno per me)  Dagur Kàri, narra le vicende di una cittadina islandese perennemente innevata, presentando diversi personaggi.



Il protagonista Noi, ragazzo introverso e problematico, il professore, i genitori, la bella Iris, sono descritti e presentati in maniera strana, sottile, delicata, ma non per questo poco efficace.
Le ambientazioni e la fotografia a me sono piaciute molto, malinconia riflessiva allo stato puro.
Una cosa che contraddistingue questo film sono i tempi: piatti, lenti, riflessivi, si da molto peso agli sguardi, ed i dialoghi sono piuttosto scarni.
Tutto ciò è condito da una serie di immagini e scene simboliche, che danno l'impressione di non cogliere fino in fondo dove voglia arrivare il regista, ma che comunque trasmettono un certo senso di "ineluttabilità".
Il finale è piuttosto improvviso ed inaspettato, originale.


Insomma, un film alla fine del quale non ci si alza "leggerissimi" ma che comunque vale la pena di essere visto, anche perchè tutto sommato dura abbastanza poco: circa un ora e mezza.



Altro film proposto è "Solaris", tratto dall'omonimo capolavoro di fantascienza di Stanislav Lem.

Ovviamente non mi riferisco al "Solaris" del 2002, quello con George Clooney, bensì a quello diretto da Andrej Tarkovskij , produzione sovietica anno 1972!!
Questo film è stato presentato al 25 esimo Festival di  Cannes vincendo il "Gran Prix speciale della giuria"



 Se vi piacciono i film veramente LENTI questo è il film che fa per voi.
La trama (che segue più o meno fedelmente quella del libro)  descrive le vicende che  si svolgono all'interno della base spaziale nei pressi del pianeta Solaris, il quale è composto da un immenso oceano organico, e del quale gli studi degli scienziati non riescono a spiegare la natura.

Nella base iniziano ad avvenire fenomeni inquietanti: pare infatti che l'Oceano sia un organismo pensante e capace di materializzare i pensieri delle persone.. Così il protagonista, uno psicologo di nome Kelvin (mandato la per indagare su questi avvenimenti), ritrova sua moglie, defunta anni prima.

A supporto di questa trama, molto bella secondo me, vi è una produzione direi buona, almeno detto da uno che di cinematografia russa non se ne intende molto.

Anche in questo caso a farla da padrone è il fattore tempo, molto spazio alle espressioni, alle ambientazioni, sintetiche e minimali, ma efficaci.
Non so se tutta la cinematografia sovietica fosse così, ma stiamo parlando di un film nel quale si hanno continue successioni di campi lunghi, primi piani, mezzi piani, e i dialoghi sono ridotti all'osso.
Il fatto che questo si protragga per circa 2 ore e 35 minuti vi da l'idea della "leggerezza" di questo film..

Però mi è piaciuto (anzi, mi è venuta voglia di riguardarlo) e consiglio a tutti gli amanti di fantascienza di vederlo, ma anche e soprattutto di leggere il libro!!



Alla prossima puntata!


sabato 29 settembre 2012

Renzi fa paura alla destra..


.. a giudicare dalle dichiarazioni di Berlusconi , Feltri,  Alfano, e persino della Minetti..

giovedì 27 settembre 2012

Makkox del 23 settembre

Geniale Makkox!
In particolare mi aspetto che apprezzeranno O., B., F.V., S., ecc...

Grazie alla pagina del Post.

venerdì 21 settembre 2012

Frasi, immagini e commenti


Volevo scrivere un post con un elenco di link, ma siccome Balletz ha il copyright allora ho pensato di ripiegare su un post con varie notizie, ma siccome il copyright stavolta ce l' ha Doson faccio un misto delle due, così vi attaccate!

  • Dall'articolo dell'altro giorno del Fatto, sul rapporto tra ambiente e fonti rinnovabili 
"Un alluvione di pale che ha conquistato tutto il sud. Loro in cima alle montagne, i pannelli fotovoltaici in terra. Creste d’acciaio in aria, e in basso silicio al posto degli ulivi, come in Salento, silicio invece degli agrumi, come in Calabria. Silicio e non pomodori, o vitigni, o alberi."
Siccome non c'è piu qualche grande nemico pubblico da abbattere pare che il Fatto si sia accorto che le FER non sono la panacea di tutti i mali (meglio tardi che mai) ,in perfetta coerenza con la linea tenuta durante il periodo referendario dell'anno scorso..
Il tono misto drammatico-indignato (che mi irrita da matti), ancora una volta, è usato per affrontare in maniera emotiva questioni tecniche che di emotivo hanno ben poco. La scontatezza di buona parte dell'articolo  fa il resto ..

  • Da un post (tratto dal Post) di Filippo Zuliani 


L'articolo non è recentissimo, ma è un'ottima analisi a tutto tondo di alcune fonti energetiche. In particolare è impressionante il divario tra costo del solare fotovoltaico e le altre fonti. Non so se oggi le cose siano cambiate (nel caso non credo di molto), però anche a quei tempi ricordo che in molti millantavano l'imminente raggiungimento della grid-parity per il fotovoltaico. Come oggi del resto.

  •  Da un album della National Geographic


Questa foto, che ritrae la scia dello Shuttle fotografata da una donna che era a bordo di un aereo di linea, è stata l'immagine del mio desktop per mesi.
Però credevo fosse un fake, e invece l'altro giorno ho scoperto che non è così!
Foto vecchiotte, ma uniche nel loro genere!

  • Dal libro "Breve trattato sulla decrescita serena" di Serge Latouche
"Sempre di più, la domanda si sposta dai beni di grande utilità ai beni di grande futilità. Elemento essenziale del circolo vizioso e suicida della crescita illimitata, la pubblicità, che costituisce il secondo bilancio mondiale dopo gli armamenti, è incredibilmente vorace: 103 miliardi di euro negli Stati Uniti nel 2003, 15 in Francia. Nel 2004 le imprese francesi hanno investito 31.2 miliardi di euro in comunicazione (cioè il 2 per cento del PIL e 3 volte il deficit della previdenza sociale francese)"
Questo passaggio mi è venuto in mente l'eltro giorno, quando ho rivisto una vecchia pubblicità televisiva che ai tempi era molto famosa, ma che, come è normale in mezzo ad un bombardamento mediatico frenetico, avevo dimenticato.
Si può non essere d'accordo con Latouche, però secondo me è inopinabile il fatto che lo sforzo (in termini di capitali economici ma anche di risorse umane) impiegato per instillare la necessità di cose per lo più superflue sia paradossale.



All'inizio avevo dedicato addirittura un intero post a questo soggetto, veramente fuori di testa (pazzesco il salto al min 1.10) poi ho pensato che forse stesse meglio all'interno di una piccola raccolta..



Io non sono vegetariano o vegano, alla fine, credo, la natura è natura, e una necessità come quella alimentare non è giusto sia soppressa dalla ragione.
Però non mi spiego come nel 2012 possano esserci ancora i circhi.
Al di la di questa singola vicenda, quando vedo queste gabbie in lontananza con all'interno una serie di animali esotici, o ancora peggio quando penso alla corrida spagnola immagino un futuro in cui penseremo a questo periodo alla stessa maniera di come oggi noi pensiamo all'epoca di Roma antica ed allo strano modo di divertirsi che avevano, ammazzando persone umane nelle arene.

Alla prossima..