martedì 6 settembre 2011

Un manifesto per un nuovo sistema educativo


Sul numero di settembre di Wired c'è una sezione dedicata alla scuola e in particolare alla necessità di una riforma radicale di un sistema scolastico vaccaio e superato. Tra gli articoli, mi è piaciuto particolarmente quello di Sir Ken Robinson, docente in educazione, creatività e innovazione. È un po' lungo ma molto interessante, anche per chi come me non è molto esperto del settore.
Da notare che in questo articolo si parla di istruzione a livello globale (o almeno, a livello di paesi occidentali), non solo a livello italiano.
Ogni singolo paese del mondo, in questo momento storico, è alle prese con la riforma del sistema educativo. Per due ragioni principali. La prima è di ordine economico. Come facciamo ad aiutare i nostri figli a trovare il loro posto nell'economia del Ventunesimo secolo? Ma come possiamo riuscirci se, come hanno dimostrato i recenti disastri, non siamo neanche in grado di prevedere lo scenario economico da qui a una settimana? La seconda ragione, invece, è di tipo culturale. Come possiamo educare i nostri studenti in modo che riescano a costruirsi un senso di identità, necessario per mantenere viva la comunità e trasmettere un patrimonio culturale mentre siamo parte di un processo di globalizzazione?  
Il problema è che si sta cercando di rispondere a questi due quesiti ripetendo quello che si faceva in passato. Così però consolidiamo il senso di alienazione di milioni di bambini e ragazzi che non vedono nessun motivo valido per andare a scuola. A noi raccontavano la storia che se avessimo studiato tanto, e avessimo avuto dei bei voti, saremmo andati all'università e avremmo trovato un bel lavoro. E questo bastava a trattenerci sui banchi. I nostri figli non ci cascano e, in effetti, non hanno tutti i torti. Certo, è sempre meglio avere una laurea, ma questo non garantisce più la possibilità di trovare un lavoro, specialmente se il percorso per raggiungerla ti porta a trascurare aspetti della tua personalità che ritieni importanti. Si parla così di alzare gli standard. Del resto, perché bisognerebbe abbassarli? Ma il vero punto è che l'attuale sistema scolastico è stato progettato, ideato e strutturato per un'altra epoca.
È stato concepito nel clima culturale e intellettuale dell'Illuminismo e nelle circostanze economiche della prima rivoluzione industriale. Prima del 1850 non esistevano istituzioni scolastiche pubbliche (al massimo si poteva essere educati dai Gesuiti che accoglievano chiunque fosse disposto a pagare profumatamente). Ma l'istruzione pubblica finanziata dalle tasse dei cittadini, obbligatoria per tutti ed erogata gratuitamente, è stata un'idea rivoluzionaria. Tanto rivoluzionaria che molti si opposero: "I ragazzai di strada, i figli degli operai, che se ne fanno dell'istruzione? Non impareranno mai a leggere e a scrivere, quindi perché perdere tempo?". Secondo i pregiudizi dell'epoca, le facoltà mentali erano direttamente proporzionali al ceto sociale di appartenenza.
La rivoluzione scolastica è stata imposta da un imperativo economico di quel momento storico, ma era pervasa da un modello intellettuale derivato essenzialmente dalla visione illuministica dell'intelligenza. Secondo questa concezione, la vera intelligenza consisteva nella predisposizione a un certo tipo di ragionamento deduttivo e nella conoscenza dei classici, sviluppando così un'abilità di tipo accademico. Queste convinzioni sono profondamente radicate nel corredo genetico dei nostri sistemi di istruzione pubblica, che dividono le persone in due tipi. Studiosi e svogliati. Intelligenti e stupidi. E la conseguenza è che molte persone brillanti pensano di non esserlo affatto, perché sono state giudicate secondo questa specifica visione della mente e dell'intelligenza. Il nostro modello scolastico poggia su due pilastri: uno economico e uno intellettuale, e a mio avviso questa architettura ha contribuito a creare confusione nella vita di molte persone. Alcuni ne hanno tratto enormi vantaggi, ma non si può dire lo stesso della maggioranza, che ne ha risentito pesantemente.
Prendiamo, per esempio, un'assurda quanto fittizia epidemia della modernità: la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Non fraintendetemi, non è mia intenzione negarne l'esistenza. Non possiedo le qualifiche necessarie per determinarne l'esistenza o meno. So che la stragrande maggioranza degli psicologi e dei pediatri è convinta che sia una realtà; ma è ancora tutto da vedere. Quello che so per certoè che non si tratta di un'epidemia. Abbiamo cominciato a imbottire i bambini di medicinali con la stessa facilità con cui ai miei tempi si toglievano le tonsille. Ma i nostri figli stanno vivendo nel periodo più stimolante in assoluto nella storia del pianeta. Sono bombardati da informazioni da tutte le parti e la loro attenzione deve costantemente diramarsi in direzioni diverse: computer, iPhone, pubblicità di centinaia di canali televisivi. E noi li penalizziamo perché si distraggono. Da cosa? Roba noiosa, principalmente a scuola. E cosi gli facciamo buttare giù Ritalin e Adderall e chissà cos'altro. Pensiamo un attimo all'arte, la vittima principale di questa mentalità. Le arti si focalizzano su quella che viene definita un'esperienza estetica. Un'esperienza estetica è quella in cui tutti i tuoi sensi stanno operando al massimo. Sei totalmente vivo. "Anestetico" è quando invece spegni i tuoi sensi e perdi il contatto con ciò che sta succedendo, e molti farmaci producono questo risultato. Stiamo istruendo i nostri figli anestetizzandoli. E credo che dovremmo fare esattamente il contrario. Non dovremmo farli addormentare, ma risvegliarli al suono di quello che racchiudono dentro di loro.
Tuttavia, il modello di cui disponiamo ce lo impedisce, perché è plasmato sugli interessi dell'industrializzazione e dell'immagine che si ha di essa. Vi faccio un paio di esempi. Le scuole sono ancora organizzate sul modello della linea di produzione, come in fabbrica. Ci sono le campanelle, delle strutture separate, gli alunni si specializzano in materie diverse. Educhiamo ancora i bambini per annate: li inseriamo nel sistema raggruppandoli per età. Perché mai? Perché si crede ancora che la cosa più importante che i bambini hanno in comune sia la loro età? È come affermare che la loro caratteristica fondamentale sia la data di produzione. Ebbene, io conosco bambini che sono molto più avanti dei loro coetanei in certe discipline, oppure che rendono di più in momenti diversi della giornata, o che fanno meglio in piccoli gruppi piuttosto che in classi numerose e addirittura bambini che a volte vogliono starsene per conto loro.
Un interesse reale per i modelli di apprendimento non parte da questa mentalità da catena di montaggio. Anche con il fiorire dei test e curricula standardizzati si sta incentivando un sistema basato sul conformismo, mentre dovremmo andare esattamente nella direzione opposta. È questo che intendo quando parlo di nuovi paradigmi. 
Di recente è stato fatto un validissimo studio sul "pensiero divergente". Non bisogna confondere il pensiero divergente con la creatività. Definisco la creatività come il processo che porta ad avere idee originali di valore. Il pensiero divergente non è un sinonimo, ma una capacità essenziale per essere creativi. È l'abilità di vedere molte possibili risposte a una domanda, e soprattutto molti possibili modi di interpretare quella domanda; è la capacità di pensare non solo in modo lineare ma "lateralmente", per usare la definizione di Edward De Bono, e di vedere molte risposte, non solo una. Esistono test per misurare questa abilità. Per farvi un esempio molto banale, si potrebbe chiedere alla gente: "Quanti modi ti vengono in mente per usare una graffetta?". La maggior parte di noi ne trova 10 o 15. Quelli più bravi ne trovano anche 200. E li trovano facendo domande del tipo: "La graffetta potrebbe essere alta 60 metri e fatta di gommapiuma? Deve essere per forza una graffetta come conosciamo?". Questo tipo di test è stato fatto a 1500 persone e i risultati sono riportati in un libro intitolato 'Breakpoint and Beyond'. Chi otteneva risultati sopra un certo punteggio poteva considerarsi un genio del pensiero divergente. Sapete quale percentuale ha raggiunto il livello 'genio'? Ah, dovete sapere un'altra cosa: erano tutti bambini dell'asilo. Ve lo dico io: il 98%. Essendo uno studio a lungo termine, hanno ritestato gli stessi bambini cinque anni dopo, all'età di 8-10 anni. La percentuale? Si era dimezzata. Li hanno riesaminati ancora dopo lo stesso intervallo di tempo, all'età di 13-15 anni: un tracollo. È un esempio davvero rivelatore. A rigor di logica avrebbe dovuto essere l'opposto. All'inizio non sei tanto bravo, ma man mano che cresci lo diventi sempre di più.
L'aneddoto, comunque, ci mostra due cose: la prima è che abbiamo tutti la capacità innata del pensiero divergente; la seconda è che essa si deteriora col tempo. Sono successe un sacco di cose a questi bambini mentre crescevano. Ma una delle cose più importante è che nel frattempo hanno ricevuto un'istruzione: sono convinto che il motivo sia questo. Per dieci anni a scuola si sentono dire che c'è solo una risposta giusta, che si trova alla fine del libro, "ma mi raccomando non sbirciate! E non copiate, che è da imbroglioni!". Anche se fuori da scuola la chiameremmo 'collaborazione'… Non è colpa degli insegnanti. Purtroppo è parte del dna del sistema scolastico. Dobbiamo cominciare a vedere le capacità umane sotto un'altra luce. Per prima cosa, dobbiamo sbarazzarci di questi concetti antiquati come scolastico, non scolastico, astratto, teorico, pratico e vederli per quello che sono: dei miti. E poi dobbiamo riconoscere che un apprendimento efficace avviene principalmente in gruppo, e che la collaborazione è il fondamento stesso della crescita. Se atomizziamo le persone, le dividiamo e le giudichiamo separatamente, formiamo una specia di barriera tra loro e il loro ambiente naturale di apprendimento. Infine, posso affermare che il problema cruciale risiede nella cultura delle nostre istituzioni, nel clima che vi si respira e nelle abitudini che hanno consolidato.

Link - 6 Settembre














  • per la serie "famosi in tutto il mondo" (parte 1), rapporto di foreign policy sulle leadership internazionali: Berlusconi è definito "il più grande imbarazzo italiano", nonché il peggior leader al mondo tra le grandi nazioni;
  • per la serie "famosi in tutto il mondo" (parte 2), Berlusconi intercettato dice che l'Italia è un "paese di merda" (vedi copertina di Libero) e tutto il mondo riprende la sua frase: merda in tutte le lingue del mondo (grazie a Wil);
  • per la serie "famosi in tutto il mondo" (parte 3), la copertina della sezione esteri del Times;
  • Luca Sofri su Matteo Renzi e Pippo Civati (che da un po' di tempo non collaborano più);
  • Civati sottolinea la frase "chiave" di una delle tante interviste di Veltroni su Repubblica;
  • a proposito di giovani del PD, c'è un nuovo progetto dei giovani del PD ligure che hanno creato un bel sito di idee e iniziative per opporsi alla proverbiale inadeguatezza del partito democratico verso i giovani. Giovedì 15 settembre ci sarà la presentazione di questo progetto, io forse andrò;
  • interessante post di Matteo Bordone sulle maratone televisive Telethon americane (confrontate con quelle italiane);
  • da Big Picture, le foto delle ville abbandonate da Gheddafi e saccheggiate dai ribelli.

Macchianera blog award 2011














Come ogni anno, si stanno svolgendo le votazioni per il Macchianera blog award, gli Oscar italiani per i blog.
Dopo la prima fase in cui si potevano indicare i propri blog preferiti nelle diverse categorie (io avevo indicato anche il Quinto Postulato!), è stata fatta una selezione dei blog maggiormente segnalati, e si è arrivati alla votazione finale.
Ventotto categorie, dieci blog/siti/blogger per categoria. Si può votare fino al 28 settembre, i risultati saranno dati alla BlogFest 2011, il primo di ottobre.

Qui sotto il modulo per la votazione!

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[Io ho votato Freddy Nietzsche come miglior blog, Francesco Costa come blog rivelazione e miglior blog di opinione, il Post come miglior testata giornalistica online. E voi?]


lunedì 5 settembre 2011

Che aria tira




Per la gioia della Sara, pubblico il link al sondaggio Demos-Repubblica commentato da Ilvo Diamanti sullo stato del paese: ne emerge un paese senza persone capaci di guidarlo fuori dalla crisi economica e politica, completamente sfiduciato nei confronti degli attuali leader, che ha compreso il fallimento del governo di centro-destra ma che non crede nella capacita' della coalizione di centro-sinistra di essere da meglio.




[...] la profonda differenza rispetto alla stagione di Tangentopoli.
Allora, mentre crollava il Muro, insieme alla Prima Repubblica, era diffusa la
convinzione che ci attendeva un futuro migliore. Che il cambiamento avrebbe
fatto bene [...] Inoltre, in quegli anni erano presenti soggetti e riferimenti
importanti [...]. Oggi non è così. Dietro alla crisi si stenta a vedere la luce.
Il Movimento invisibile e reticolare, emerso nei mesi scorsi, ha espresso una
domanda di cambiamento, fin qui ancora in attesa di rappresentanza. Mi pare
difficile che possa venire soddisfatta dai nomi che circolano in questi tempi.


sabato 3 settembre 2011

Братья Карамазовы (parte 2)

Cari amici...
Continua l'esplorazione di questo capolavoro.

Il padre dissoluto Fedor ha quattro figli: il primo Dmitrj è impulsivo e passionale e verrà accusato subito del delitto; il secondo, Ivan, è l'intellettuale, il cinico, l'alter ego del Raskol'nikov di Delitto e castigo, ma più incapace di cristallizzare il proprio percorso della ricerca della verità; Aleksej (Alesa), il puro, colui che più di tutti si è messo su una strada di fede facendosi monaco, ma è ancora inesperto e il suo personaggio sembra ancora in via di formazione (all'inizio del progetto, interrotto dalla morte di Dostoevskij, in effetti questo doveva essere solo il primo romanzo che raccontasse la vita di Alesa); moralmente sopra tutti, durante il romanzo fa esperienza del male, lontano dalle celesti e aeree idee che lo dominano e ne viene scioccato, data la sua inesperienza (la morte del suo padre spirituale e la percezione della decomposizione del suo corpo ne sono un esempio); e poi c'è Smerdjakov, il figlio ridotto a essere lo schiavo, l'emarginato instabile ed epilettico.

Tre grandi figure femminili a fare da contrappunto. La prima è Grusencka, la prostituta amata sia da Fedor che da Dmitrij e motore ideale della vicenda: il tema archetipico della lotta per la donna, coinvolgente consenguinei, non trova altrove simile espressività. Proveniente dal lato e oscuro della società, è una "cattiva" ma presenterà una levatura morale e spirituale inaspettata. Il secondo personaggio femminile è Katerina Ivanovna, orgogliosa donna aristocratica, promessa a Dmitrij e legata a lui da complicati sentimenti di amore-odio e intrallazzi finanziari. Questa figura la accumuno all'indimenticabile Nastas'ja Filippovna dell'Idiota, la più bella creazione di Dostoevskij, per capacità di risultare ambigua al lettore fin quasi all'ultima pagina. Al di là di questo paragone, Katerina Ivanovna si rivelerà ben peggiore della "puttana" Grusencka. Terza e forse un pò marginale rispetto alle altre due la figura di Lizaveta, la ragazza che, infatuata di Alesa, cerca di sedurlo nonostante i suoi voti. Quest'ultima la ricordo perchè è al centro di una delle immagini che ho più vivide del romanzo: dopo una discussione con Alesa, frustrata dalla (perlomeno apparente) stabilità di lui, quasi invidiosa della sua esperienza della bontà, si schiaccia volontariamente le dita nello stipite di una porta, in un tentativo di punire la sua inadeguatezza, come donna ma soprattutto come essere umano sordo al richiamo della bene.

L'affresco non è storico in senso stretto, ma qua e là si evince la presenza di una struttura sociale ed economica stritolante, quasi una profezia della rivoluzione imminente. Come altrove Dostoevskij affida questo compito "sociale" del romanzo (ma che è anche e soprattutto spirituale) alle figure emarginate, umiliate, prigioniere dell'alcol e di una condizione disonorevole: a farne le spese in questo romanzo è la tenerissima figura di un bambino, Iljusa, il cui padre è stato sbeffeggiato da Dmitrij e la cui famiglia Alesa cerca di aiutare.

Non posso non fare riferimento alla celeberrima scena in cui Ivan narra a Alesa la leggenda del Grande Inquisitore, in cui si racconta di un ipotetico ritorno di Cristo sulla Terra a cui viene risposto "Perchè sei venuto a disturbarci?". Questa leggenda ha mille livelli di lettura e meriterebbe un post più dettagliato a parte.

Anche il libro, come ho già scritto, ha mille livelli di lettura. Uno dei messaggi che credo di aver trovato io è che una delle istanze per esprimere la propria religiosità è accettare, comprendere, SFRUTTARE la presenza del male non come una punizione, nè acriticamente come una calamità, ma come un'esperienza, uno strumento diverso (spesso necessario) per raggiungere la verità e la felicità. Ma neppure questa ipotetica consapevolezza può impedire allo scrittore e al lettore di rimanere adombrato dal dubbio che alla domanda "Perchè esiste il male?" non esista una risposta, a nessun livello.

Ho ritenuto inutile mettermi a raccontarvi cosa succede per sommi capi, ho preferito presentarvi con un paio di pennellate poco esaustive i personaggi principali. Come vedete di carne al fuoco ce n'è parecchia. Anche questo, credo, caratterizza un grande classico.


Anime alla deriva

Cari amici...
Nel post precedente ho fatto riferimento ad un autore il cui romanzo di esordio mi ha colpito profondamente. Sto parlando di Richard Mason e del suo Anime alla deriva, un libro del 1999 scritto a soli ventidue anni, pieno di frasi folgoranti e dotato del fascino derivante da quelle storie che io chiamo "un pò malate": il maestro di questo genere è Patrick McGrath di cui vi scriverò prossimamente. Si tratta di drammi passionali, con una forte componente data al sadismo psicologico, ai sensi di colpa e alla distruttività delle emozioni.

Nella prima pagina l'anziano James confessa al lettore di aver ucciso la moglie Sarah. Parte così un lungo flashback che porta a spiegare le ragioni di un simile gesto, compiuto in età così avanzata. Si torna allora a cinquant'anni prima, a quando James, appena ventenne, conosce Ella, la cugina della sua futura moglie, e se ne innamora ricambiato di un amore distruttivo, segnato da un oscuro passato. Questo sentimento li porta per la prima volta a sperimentare la passione, passione che distruggerà anzitutto Eric, un amico di James innamorato di lui. Pagina dopo pagina ci si rende conto che la vita di James è stata segnata dall'ingenuità giovanile e, soprattutto, dall'inganno perpetrato nei suoi confronti...

Le atmosfere sono piuttosto cupe, velate da un presagio sempre crescente di marcio, di sfatto, di ineluttabile. Un senso claustrofobico di pesantezza, di stagnazione in una pozza di pensieri bui rapisce più si va avanti. La scrittura è in prima persona, una sorta di confessione/giustificazione in cerca di una assoluzione impossibile. Insomma è uno di quei libri in cui non vedi l'ora di svolgere il bandolo della matassa e di capire come sono andate le cose e che chiudi avendo accumulato un bel pò di impressioni.

"Il corpo insanguinato di Sarah ha meno potere di commuovermi che il dolce, aspro odore delle sigarette di Ella e del suo sapore da tanto tempo dimenticato, ma adesso affiorato alla memoria."
"Mentre la baciavo provai la pura gioia di esserci ritrovati, il potere assoluto e schiacciante della nostra passione, la forza di quella unione. E non ebbi il buon senso di averne paura."


Il Partito Del…

index

Massì, dai, oggi mi sento ispirato per aggiungere un po' di merda al buon nome (?) del PD.
Guardate, non lo faccio con cattiveria, credetemi: nonostante il mio cuore batta molto a sinistra, una sinistra estrema ed estremamente idealista, la mia ragione mi spinge sempre a tornare coi piedi per terra per cui io mi accontenterei tranquillamente di votare un partito di centro-sinistra anziché un partito di sinistra. Ve lo garantisco! Alla fine trovo che farsi contaminare, uscire dallo stretto delle proprie idee per trovare una mediazione con chi la pensa diversamente sia anche una sfida interessante! Altrimenti che presunzione!!


Però... ci vorrebbe un partito di centro-sinistra PRESENTABILE.


bersani"Ohibò, ragassi, ma siam passi!??" direbbe il caro Pier Luigi de noantri. "Partito Presentabile? Mica ci chiamiam PP, noi siam democratici, noi ci chiamiam PD, cioè Partito Del!".
Mi scusi, segretario, cosa vuol dire "partito del"?
"Partito Del, vuol dire che dopo puoi Inserisci linkmetterci la parola che più ti piace! Partito del popolo, Partito dei PapaBoys, Partito della Fiom, Partito dello smacchiamento dei giaguari... eccetera eccetera, mica posso stare qui a dirteli tutti. Scegli tu quello che vuoi e noi ce Inserisci linklo mettiamo!"
Chiedo scusa, onorevole, questo significa che potrebbe essere anche Partito delle Libertà?
"Massì, ma certo, che domande: quello è già quotatissimo tra il nostro gruppo dirigente!!"


Sono davvero sconfortato, l'indecisione regna sovrana i n questo paese di merda (non è un insulto, ma una dichiarazione del presidente del consiglio NON SMENTITA!!!). Indecisione tra il governo nel varare la manovra, indecisione tra l'opposizione (e indovinate chi è il principale partito di opposizione??) nel contrastare lo scempio di questa maggioranza e cercare di riprendere in mano le redini.
Ho apprezzato l'intervista a Renzi, su Repubblica, che sta sui coglioni a tutti ma a me continua a sembrare -quantomeno- sincero, concreto, innovativo. Il sindaco di Firenze parla chiaro di questione morale, di riforme dei partiti e dell'Italia, di primarie, ecc.
Da tenere presente l'articolo di Claudio Cerasa sul Foglio, che fa notare come Renzi non possa candidarsi alle primarie del centro-sinistra in quanto lo statuto del suo partito obbliga a presentare come unico candidato il segretario (ad esempio, questa è una norma dello statuto del PD, quindi dovrebbe essere chiaro che il PD la vorrà rispettare, ovvero il PD sosterrà Bersani: voi l'avevate capito?).
Luca Telese dal FattoQuotidiano è stato la scintilla che mi ha spinto a concepire questo post: ecco la sua analisi sulle non scelte del PD.
Infine un post di Dino Amenduni, sempre sul blog del Fatto, che ci porta un po' di sano ottimismo, gggiovane e spensierato!


Torniamo a casa e riprendiamoci sta Italia!

venerdì 2 settembre 2011

Espiazione

Cari amici...
Oggi sono proprio ispirato. Per gli amanti dei drammoni un pò morbosi, la recensione di un film visto ieri sera.

Datato 2007, tratto da un libro di Ian McEwan del 2002, questo Espiazione non ha deluso le mie aspettative. McEwan lo conoscevo per un allucinante Il giardino di cemento; credo che, come Richard Mason, di cui parlerò prossimamente, sia esperto di drammi passionali a tinte forti. E' un pò che il dvd è lì, ma sono sempre stato un pò scettico a guardarlo. Poi ieri l'illuminazione.

Cecilia (una bellissima Keira Knightley che ci ha messo tanto a farsi valere, con film come The Hole e La duchessa per citare solo quelli che ho visto e nota al grande pubblico per l'insopportabile Pirati nei Caraibi) è una borghese che, nell'Inghilterra del 1935, si invaghisce di Robbie (tal James McAvoy, mai sentito, che troppe volte sembra dover far affidamento su un bel visino e nient'altro), il figlio di una domestica ma assistito dai suoi genitori. In un solo giorno (che occupa la prima ora del film e ne costituisce l'essenza) le loro vite cambiano, perchè Briany, la sorella più piccola di Cecilia, una bambina, accusa ingiustamente Robbie di aver stuprato una sua cuginetta, per gelosia nei confronti delle loro effusioni e aiutata da uno scherzo del destino, una lettera a sfondo sessuale scritta da Robbie a Cecilia che la seconda non avrebbe mai dovuto leggere. Robbie entra quindi in carcere. Briany e Robbie iniziano allora due percorsi paralleli di espiazione...

L'Oscar alla colonna sonora (tra l'altro curata da un italiano) non è immeritato, soprattutto perchè è ossessiva la presenza, NELLA musica, del ticchettio di una macchina da scrivere, a rappresentare quella componente del caso che, combinata all'ingenuità o alla malvagità delle persone, può cambiare il corso di una vita.

Il messaggio, pur senza svelare troppo altro, è abbastanza desolante. Il film, dominato dalla morbosa ossessione per le colpe di ciascuno, fa comprendere come il peso di queste possa trascinarsi indefinitamente, indipendentemente dalle costrizioni, dalle punizioni o dalle privazioni a cui ci sottoponiamo; e come non esista perdono o redenzione per alcune di esse. Forse una forma di salvezza può derivare però dall'arte, dalla fantasia, dalla letteratura.

Non privo di difetti, dall'eccessiva pesantezza della seconda parte, con però uno splendido scorcio sul lato reale e concreto della guerra, ambientato sulla spiaggia di Dunkerque, alla concentrazione intimista sui tre personaggi principali, il film ha superato la prova.

Братья Карамазовы (parte 1)

"Se un seme cade a terra e non muore rimarrà solo;
ma se muore allora darà molti frutti."



Cari amici...
Il ritorno al commento di un nostro lettore mi ha fatto venire in mente un possibile ciclo di post su alcuni romanzi del grande Fedor Dostoevskij (1821-1881). Inizio con quello che ho apprezzato di più: "I fratelli Karamazov".

Troppo ci sarebbe da dire sull'autore e sulla Russia del tempo per dare un'idea non sommaria delle implicazioni del romanzo. Per ora mi accontenterò di qualche spunto qui e là, sperando di invogliare chi ancora non l'avesse letto a leggerlo.

Il modo in cui io sono arrivato a leggere questo capolavoro è dei meno nobili, ma subito mi apparve il grande regalo che mi era stato fatto. Al quarto anno di liceo organizzammo, in mancanza di una gita, una tre giorni "meditativa" in un luogo isolato nei paraggi con la prof. di filosofia e il prof. di storia sul tema del male. Per noi era più che altro un modo per staccare dal tran tran scolastico. Al termine di questo ritiro, come consiglio, non come compito, ci venne consigliata la lettura de "I fratelli Karamazov". Seguii il consiglio l'estate successiva. Ho raccontato tutto questo per darvi quella che fu la mia interpretazione del libro: un romanzo corale sul male, una meditazione sul libero arbitrio e sulla sensibilità cristiana.

Mi ha sempre affascinato particolarmente il punto di vista orientale, e russo in particolare, sulla religione "occidentale". Ritengo che Dostoevskij avesse molte più cose (e di qualità) da dire sull'argomento rispetto a un pidocchio rifatto come Manzoni o, per istituire un confronto più equo, a Tolstoj, troppo ossessionato dalla sua condizione di privilegiato per costruire una riflessione assoluta e universale.

Il messaggio è semplice ma rivoluzionario: la verità, la vita, la felicità sono raggiungibili attraverso un percorso che passa attraverso il male, la caduta morale, la consapevolezza di ciò che c'è di vuoto, basso e sterile nell'uomo. Religiosità problematica quella di Dostoevskij, impregnata di dubbi e tremori (come non pensare a Kierkegaard?). Memorabili alcuni dei suoi personaggi che, durante questo viaggio interiore, perdono salute mentale, rispettabilità e, in alcuni casi, la vita.

Il libro è lungo ma ha presentato una leggibilità inaspettata: troppe volte si crede che un classico, solo perchè tale, sia inaccessibile.

Non mi avventuro ancora nella trama, cosa che farò nel prossimo post e senza svelare troppo. Il nucleo centrale è la morte violenta di un padre dissoluto e vizioso, che del padre ha perso ogni connotato. I suoi quattro figli, avuti da tre madri diverse, rappresentano diverse istanze e modalità verso la vita, la religione e la libertà. Come in un giallo, dopo un pò ci si pone la domanda: "Chi è l'assassino?" Andando sempre più avanti ci si rende conto di come questa sia la domanda sbagliata, un non aver del tutto capito il libro. Una volta chiuso, infatti, abbiamo la conferma che quella è solo una delle domande, la più esteriore, che potremmo rivolgere al libro, quasi fosse un oracolo: ad altre, più universali, più importanti, si tenta di dare una risposta, previa interpretazione e lavoro personale del lettore. Dostoevskij è un grande della letteratura di ogni tempo perchè, come ogni grande, lascia spazio, anzi, ESIGE, una partecipazione attiva del lettore, una spinta creatrice dal lettore, che non è spettatore del tutto inerte di una vicenda come un'altra.

Concludo questo primo post. Quando si parla di Dostoevskij si tende a ricordare i personaggi maschili, più o meno corrotti. Io vorrei ricordare la forza espressiva delle sue figure femminili: sempre ambigue nelle parole e nei gesti, capaci sempre di dire una cosa e pensarne un'altra, diventano protagoniste di complessi intrecci in cui la psicologia, l'orgoglio e la morale individualista o religiosa prendono il sopravvento sulla canonica caratterizzazione della donna tramite la passione o l'amore. (continua)

Filippo Penati e la questione morale

Cari amici...
Una sola parola sulla vicenda che coinvolge Filippo Penati e sulla questione morale. Penati, classe '52, nato a Monza, è stato sindaco, eletto due volte, di Sesto San Giovanni dal '94 al 2001. Dal 2004 al 2009 è presidente della provincia di Milano, nel 2010 si candida a presidente della regione Lombardia ma viene sconfitto. Nel luglio 2011 è accusato per corruzione e tangenti.

Se ne fa un gran parlare e viene sbandierato dall'elettorato di centro-destra come la prova che "sono tutti uguali", come a deresponsabilizzare i loro indagati per associazione mafiosa (ispirandosi al celebre discorso in Parlamento di Craxi del '93). Sarà scontato dirlo, ma questo non è possibile: chiunque abbia responsabilità, dall'una e dall'altra parte politica, deve essere giudicato e le autorità devono poter stabilire le responsabilità suddette.

Chiunque pensi che non c'è differenza morale OGGI tra le due parti politiche commette un errore storico: non parlo semplicemente di una corruzione PERSONALE o di sottomettersi o meno alla giustizia (queste sono faccende da valutare caso per caso) parlo di un atteggiamento, di una impostazione verso le istituzioni. Che Berlusconi abbia sempre puntato a screditarle è sotto gli occhi di tutti; quindi smettiamola.

A sinistra, se vogliamo, la questione morale si ripresenta in un'altra forma: una eccessiva morbidezza, un preoccupante "lasciar passare" di cui paghiamo le conseguenze oggi per gli errori di ieri e di cui pagheremo le conseguenze domani se le cose non cambieranno oggi. In QUESTO SENSO sono tutti responsabili politicamente. Ma che ci sia un indiscriminato "no" da parte di tutta la classe politica e da parte di tutto l'elettorato al valore delle istituzioni è falso.


giovedì 1 settembre 2011

Designati - Agosto 2011


Siori e siore, nuova imperdibile rubrica sul Quinto Postulato!
Visto che qui non si parla solo di politica, da oggi inizia questa rubrica che ogni mese pubblicherà il meglio del design mondiale, oppure quello che trovo in internet e mi piace. Iniziamo!

Architettura

Iniziamo con una originalissima costruzione in Repubblica Ceca: la casina rosa.













All'esterno rosa e squadrata, all'interno un'originalissima spirale che non lascia niente al caso.











Gli interni in materiale antiscivolo verde con cuscini e proiettore sono un ottimo molto meglio di divano e televisore, e le sedie appese al soffitto sono la chicca.

Dalla casetta rosa alla casetta casetta, costruita in un intercapedine su più piani.


Tutto ciò di cui si ha bisogno in un metro e ventidue centimetri di spazio.

Interni

Per gli amanti del minimal, una scrivania a scomparsa.











Uno sgabello di design, anche per chi ama la matematica.


















Esterni

Per la serie "solo in Cina", una giostra molto ma molto panoramica a Guangzhou.















Nerd stuff

Un geniale zerbino: se entri leggi "Come on", se esci "Go away".












Un particolare silicone, dalle mille funzioni.

Grafica

Tutti i giorni lavoriamo al computer usando i più disparati fonts: arial, times new roman, helvetica e così via. Questo libro racconta alcune interessanti storie sui fonts più famosi.


















Qui invece si racconta la complicata storia del Times New Roman, uno dei font più usati (quello del NY Times).

Foto e Video

Bel progetto di tre ragazzi per raccontare le tre cose più belle del girare per il mondo: viaggiare, apprendere e mangiare. Tre video per queste tre parole. Qui il primo.



Un altro bel progetto, un timelapse con 500 persone in 100 secondi, e una marea di foto scattate.



Ultimo progetto per questo mese: una raccolta di foto imprendibili su un fotografo olandese molto ma molto ordinato...


Link - 1 Settembre


  • Matteo Bordone sui politici di sinistra italiani e i democratici americani;
  • Spinoza sulle rivolte londinesi e sul viaggio del Papa in Spagna;
  • Luca Sofri sul giornalismo e sulla (brutta) piega che sta prendendo Repubblica coi suoi titoloni;
  • Nonleggerlo pubblica le foto di una meravigliosa Santanché in versione hippy;
  • Paolo Cosseddu (quello di Popolino) e le vicissitudini con la polizia lombarda;
  • il Post e soprattutto Francesco Costa seguono da tempo le avventure di Joe Biden, il simpaticissimo vicepresidente americano. Qui una galleria fotografica;
  • durante la mia assenza, Steve Jobs ha abbandonato il suo ruolo di CEO alla Apple, lasciandolo a Tim Cook, in bocca al lupo a Jobs per la sua malattia;
  • tante foto da Big Picture: le rivolte a Londra (uno e due), i dormiglioni all around the world, i 50 anni dal muro di Berlino, l'uragano (o temporale tropicale? o diluvio? o acquazzone?) Irene e la super splatter lotta dei pomodori in Spagna.

Ero dal dentista




Volevo scrivere subito prima del 15000esimo visitatore della 15000esima visita (scrivo così perché sennò Doson si arrabbia. A proposito, dov'è Doson? Lui si che è un vero disperso, le sue ultime notizie risalgono a Tallin…) ma non ci sono riuscito per due motivi: il primo è che ero dal dentista, il secondo è che Lore e Bolo si sono volontariamente collegati più volte al blog per arrivare a 15000 visite prima di un post/commento.

Quindi, non solo il colpo di stato è fallito per brogli (siete peggio di Formigoni), ma dovrete subire una dura repressione.
Lore dovrà convincere entro una settimana gli altri autori del blog a scrivere almeno un post a testa, pena l'esclusione.
A Bolo invece verranno cancellati tutti i post inutili che scriverà da qui al 2012. Quindi, a Bolo verranno cancellati tutti i post che scriverà da qui al 2012. Bolo non vale patirci.

Per ricordarvi che il capo del blog sono sempre io, agirò in questo modo:
  • ho tolto l'ultimo post fregnaccia di Bolo (che riporto qui sotto in piccolo, molto piccolo). Bolo, di nuovo, non vale patirci;
  • ricomincio a scrivere, e metterò i miei seguitissimi link;
  • in breve raggiungerò e supererò di nuovo Lore;
  • entro stasera, farò fare al blog più visite rispetto alle ultime mie settimane di assenza.
Giusto per ricordare chi comanda!

Ok, dopo la goliardia, torno serio.

Sono stato assente per lavoro, vacanze, altri impegni e perché ero poco ispirato a scrivere.
Sono stato assente anche perché Blogo, il programma che uso io per scrivere sul blog, non funziona più e sto aspettando l'aggiornamento (questa volevo usarla come scusa ufficiale).
Vorrei trovare il tempo per scrivere post interessanti e non solo "divulgativi" (nel senso che pubblico commenti di altri), mi prometto sempre di prendermi più tempo per farlo ma poi le infinite vie del web mi distraggono dai miei impegni.

Nel frattempo però il blog non è morto, ha continuato a postare e a ricevere visite grazie a Bolo e soprattutto a Lore, socio fondatore nel blog.
Nel frattempo siamo arrivati a 15000 visite, 8500 visite su Paperblog (lì siamo in continua ascesa), 216 fan su Facebook (pubblicizzate ai vostri amici!), 20 lettori fissi su Google Reader.
Nel frattempo il post di Bolo "C'era una volta il West" è stato pubblicato nella prima pagina di Paperblog, non ho lo screenshot della homepage ma ho quello della mail che mi è arrivata.











Quindi dopo il normale rilassamento estivo si riinizia l'anno (accademico) carichi come delle molle, con l'impegno di aumentare le discussioni, pubblicare con costanza e soprattutto essere interessanti e ambiziosi. Anche se siamo rimasti in tre a postare.
Altro impegno che propongo per il prossimo anno, è quello di diminuire e usare con attenzione i tag. Usiamo sempre gli stessi e solo i più importanti, in modo da creare delle sezioni del blog in maniera semplice. Tentiamo di "rubricare" i nostri post, come io uso "link" e "commenti inutili" o Bolo usa "opera".

Visto che in qualche post precedente (o in qualche commento) si è parlato di quali fossero le linee guida di questo blog, vorrei dire la mia.

Mi piace il blog come diffusore di notizie, come avrete intuito dai link, o dalle schermate delle prime pagine dei giornali. Notizie di interesse generale (politica, attualità, società) ma anche diffusore di cose belle: bei post, libri, film, foto, video. Ma è anche bello il commento personale su un fatto di cronaca, sulla vita politica, sulla propria nazione o su sport e lirica.
Non mi piace il blog come sfogo dei propri sentimenti, come racconto di fatti personali, come propaganda politica o come pubblicità per raccolte di firme.
Mi piace mettere un'immagine grande all'inizio, e impaginare bene il post, con font e formato corretti e ordinati. Per questo, tento di usare il meno possibile l'orrido editor di Blogger.
Non mi piace Bolo che si firma alla fine del post (perché il tuo nome c'è già prima!) e Lore che nei suoi post ha sempre 10 fonts diversi!

I miei blog di riferimento (per il Quinto Postulato) sono quelli di Francesco Costa, Luca Sofri, Giovanni Fontana e Massimo Mantellini. Anche Matteo Bordone, ma lui è un fuori categoria. E poi ilPost, il miglior sito internet di informazione, un blog di blog e molto altro. Complimenti al direttore Luca Sofri e a tutti i ragazzi che lo gestiscono.

Ora posso riiniziare a postare, scusate per l'assenza.

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Il post di Bolo cancellato:

Ah ah ah ah ah!!!
L'appello del tirapiedi di Ballets (la corona era lì, ma lui ha preferito fare l'idealista) è saltato, l'imperatore dai riccioli d'oro non si è presentato entro il termine stabilito... La vostra egemonia è finita e la mia rivolta è cominciata. Propongo One come direttore generale e io come suo luogotenente (insomma... One scrive un post l'anno e io prendo possesso del blog).
Ora nessuno potrà fermarmi!
(giusto per sdrammatizzare rispetto ai miei post precedenti)
Scherzi a parte Ballets, mentre io e Lore siamo qui a festeggiare questo traguardo tu DOVE CAZZO SEI? Oggi mi hai fatto imbestialire e non devi nemmeno essertene reso conto... Omaggi al fondatore del blog scomparso! Che sia finito come la buona (finta) Amina?

Politi sui privilegi ecclesiastici - versione aggiornata!

Come mi ha fatto notare un nostro lettore, Andrea, ci sono delle imprecisioni nel mio post. Nella sezione Commenti potete approfondire la tematica.
Resta comunque valido l'invito a leggere l'articolo di Politi.


Interessante articolo di Marco Politi, il vaticanista di Repubblica, che commenta la risposta dell'Avvenire alle critiche ricevute da vari settori dell'opinione pubblica a proposito dei patrimoni della chiesa cattolica.

Da una parte, senza dubbio, c'è l'esagerazione nei toni di qualcuno che vorrebbe imputare il debito italiano ai privilegi che si godono oltre Tevere. Ma dall'altra c'è uno stato vaticano che è libero di gestire in maniera del tutto autonoma e segreta le proprie proprietà in Italia, e che può godere di smisurati privilegi fiscali, leggi otto per mille ed esenzione dell'ici.

Dove sta la ragione? Politi ha una opinione molto chiara e lineare, per quanto mi riguarda: invece di ridurre la questione a puro vittimismo nei confronti di quei cattivoni dei radicali e di certa stampa, Avvenire potrebbe rispondere alle perplessità di buon senso circa la destinazione finale di tutti questi contributi e benefici, in una parola trasparenza. Altri atteggiamenti (quelli che finora sono stati condotti dalle gerarchie ecclesiastiche) riflettono uno scappare di fronte alle proprie responsabilità.

"Non può durare". Ah no?


Cari amici...
Ho visto solo ora il film documentario "Draquila" di Sabina Guzzanti sul terremoto che ha colpito L'Aquila il 6 aprile 2009 e su tutte le cose vergognose correlate ad esso.

Mi ha colpito in modo indelebile l'ultima frase del film, pronunciata da un intervistato:

"Ho avuto occasione di parlare con molte persone che hanno vissuto sotto dittatura. E mi sono reso conto che la caduta morale e mentale deriva dal pensare "tempo uno o due anni cade". Questa è l'illusione, che ciò che è vuoto e fasullo non duri. Invece dura."

Non voglio dilungarmi a parlare del film, esso parla da solo. Le violazioni dei diritti, il ruolo della Protezione Civile, le speculazioni, la ruota mediatica, tutte le cose collegate al terremoto dell'Aquila sono in fondo quasi un pretesto per la Guzzanti per far riflettere sui metodi e sugli scopi di Berlusconi, sui pericoli che corre la nostra democrazia e su come sia ormai difficile lottare contro quasi venti anni di veleno.

La democrazia è un valore che non può essere barattato: anche per non rendere inutile il sacrificio di persone come Rudolf Jacobs o Libero Grassi. Ma il segreto è un altro, più sottile, in cui io spessissimo cado: non bisogna mai dubitarne, perchè nel momento in cui si dubita di essa è quello l'istante in cui si rivela fragile e attaccabile. Non bisogna lasciarsi andare. Insomma l'autocritica che faccio nei miei confronti è: anche se la democrazia consente simili oscenità, si rivela essere così facilmente attaccabile dall'avidità e dalla stupidità umana, si presenta soggetta a manipolazioni intrinseche non indifferenti, non per questo deve essere abbandonata; è ancora la strada maestra verso un Paese più equo e più giusto.

Non lo so. Io ho interpretato la frase che ho riportato come una chiamata: non cedere mai la propria integrità, a nessun livello; non affidarsi a un caso fortuito che ci liberi dalla merda; ma scegliere giorno dopo giorno la strada giusta e difenderla, per chi l'ha costruita e contro chi la vuole distruggere. Ma vi ho letto anche come una sostanziale mancanza di fede nella razza umana, così facilmente acquistabile oggi con ciò "che è vuoto e fasullo".

Nel mio post "Al tramonto" ho ricordato la straordinarietà della razza umana. Ma perchè siamo caduti così in basso? Cosa è accaduto? In meno di settant'anni, almeno nel nostro Paese, siamo tornati in una situazione in cui si ha la sensazione di dipendere da una serie di poteri sotterranei, in cui non ci si fida più del vicino di casa (chiedendosi cosa vota e se paga le tasse; chiedendosi, in definitiva, da che parte sta), in cui pochi "furbi" reggono i destini di così tanta gente...

Io sono rimasto colpito, ragazzi, perchè mi sono sentito chiamato in causa. Io sono uno di quelli del "non può durare". Ma mi sono fatto prendere dall'ansia che B. sia solo l'incarnazione particolare di un male più profondo e più duraturo, che non muore con lui. Se fosse così mi prenderebbe la disperazione, la stanchezza... Che cosa dobbiamo fare?

Il vostro corrispondente dall'Emilia turbato