giovedì 14 ottobre 2010

Il lampo della liberta`

foto tratta da Repubblica.it

Mica solo Ballets pubblica foto...
Jay Fine ha aspettato circa quarant'anni per riuscire a fare quesa fotografia. Direi che ne e` valsa la pena...

Assenteismo bis: ancora cinema!! MODIFICATO

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Ritengo doveroso modificare questo mio post per i seguenti motivi:
1. non ho verificato la fonte di questa notizia (non trovo i dati ufficiali del Parlamento Europeo)
2. non ho specificato la data di tale notizia, 7 febbraio 2009.
3. ho trovato un articolo del 2 settembre 2010 che da` le presenze dell'on. Zanicchi addirittura al 90%.
Comunque lascio sotto la versione originale, chiedendo scusa per le inesattezze.
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Qualche tempo fa avevo commentato un post di Ballets su Barbareschi con un'altra notizia relativa all'attore/politico di Fli: ad una domanda sul suo assenteismo in parlamento Barbareschi aveva risposto: «Non ce la farei ad andare avanti con il solo stipendio da politico». Quindi si ritaglia dei momenti per le sue fiction...

Oggi sono qui per parlarvi di un altro grande personaggio della Tv italiana che si e` buttata in politica. Ce la ricordiamo tutti, noi nati prima degli anni '90, perche` il suo programma andava alla stragrande sulla Fininvest: ci ha insegnato il valore dei soldi e ci ha fatto assaporare anche un po' il gusto della scommessa... sto parlando dell'On. Zanicchi Iva.

Ebbene, la nostra parlamentare PdL a Strasburgo detiene, pensate un po', il record europeo di assenteismo!!! Un grande risultato per l'aquila di Ligonchio che commenta cosi: «Assenteista per modo di dire, avevo firmato un contratto per una fiction di otto puntate e i contratti si rispettano». Evidentemente era un contratto piu` importante di quello firmato con gli italiani dal suo leader politico.

Comunque ora cambia tutto, infatti recentemente ha dichiarato: «Ho detto che se mi avessero rieletto mi sarei impegnata».
Bene, una volta puo` succedere di non avere tempo di lavorare, ma due no! E bravi gli italiani che la rivotano...
La notizia e` stata presa qui da Blitzquotidiano ed e` un po' datata, ma immagino valida.

mercoledì 13 ottobre 2010

Il grande dittatore

Cari amici,
ho appena finito di vedere un film e subito mi ha assalito la voglia di parlarne con qualcuno. Data la tarda ora non ho che voi.

Bellissimo questo "Grande Dittatore" datato 1940, scritto, diretto e interpretato da un monumentale Charlie Chaplin. Registrato per caso su Sky ho deciso di guardarlo per saperne di più e l'esperimento è stato felicissimo.

La trama è semplice: la Tomania è un paese governato da un grottesco dittatore pasticcione che ha un sosia più umano, un barbiere ebreo che, dopo la guerra, si ritrova smemorato nel ghetto a preservare quel pò di umanità che resta. La comicità è decisamente d'altri tempi ma ho avuto momenti di ilarità sentita ed autentica. Se non altro è comicità intelligente. Quasi indimenticabile l'incontro tra il dittatore Adenoyd Hynkel del partito delle "croci incrociate" e l'equivalente del nostro Mussolini, Bonito Napoloni. Così come è indimenticabile la mimica facciale di Chaplin, che riesce a far ridere di colui che, in quegli anni, stava meditando di rovinare il mondo. Tutti sanno che Hitler era un acceso fan della musica di Wagner e che ne fece un momento centrale della sua operazione di unificazione tedesca. Un patito d'opera come me ha subito riconosciuto il meraviglioso stravolgimento comico in atto nella scena in cui il dittatore improvvisa una danza con un palloncino a forma di mappamondo sulle note del preludio del "Lohengrin" wagneriano.

Immaginate di essere uno spettatore del 1940. Oggi la visione non può che essere falsata da settant'anni di distanza; eppure qualcosa dell'intento del film trapela ancora: essenzialmente ridare speranza a chi non può averne. Non si tratta solo di un film comico. I momenti tristi o nostalgici ci sono e marcati. La satira di Chaplin non vuole sdrammatizzare, ha un forte intento costruttivo, culturale ed evocativo. Non prende in giro e basta. Vuole, con il pretesto della comicità del tempo, trasmettere qualcosa. Straordinaria la figura della vicina ebrea Hannah (interpretata da una ignota Paulette Goddard) il ruolo "serio" del film.

Credo non esistano parole per commentare lo splendido monologo finale del barbiere. Esso è ancora intriso di quell'ingenuità che gli eventi degli anni successivi (e dei giorni nostri) avrebbero smentito. Ma il tentativo è passato alla storia. Privo di retorica, per quanto utopistico, esso rappresenta l'afflato di un'umanità che non ci sta, di una dignità che ha ancora voglia di dire la sua, di una speranza decisa e convinta sul miglioramento delle cose. Umanità, dignità e speranza che noi sembriamo aver perduto. L'uso ancora una volta delle note di Wagner per unire e non per dividere è l'espressione del livello più alto di un'operazione di straniamento operata da parte di Chaplin e che ha, penso, ancora un valore al giorno d'oggi.

Vi consiglio questo film. E se non riuscite a guardarlo almeno informatevi su di esso.

Il vostro corrispondente dall'Emilia

martedì 12 ottobre 2010

Operazione Nostalgia

Cari amici,
vi anticipo su un argomento che NON mi sta molto a cuore; ma c'è sete di post in questo blog e quindi mi ritaglio un momento per svolgere qualche riflessione scontata da bar.

Altri quattro morti in Afghanistan. Qualcosa di strano? NO! Basta con gli abbandoni a cordogli drammatici e poetici da film anni Quaranta in piena guerra mondiale. Difendiamo la nostra terra dall'invasione nemica? No! A noi gente comune ci importa qualcosa degli interessi politici ed economici di quella zona del pianeta? No! Vittime del terrorismo? No! Si tratta di guerra a tutti gli effetti e smettiamola di menarcelo. E in guerra (ma dai... guarda un pò) si muore. Teniamo conto che si tratta di persone che hanno SCELTO di andare laggiù, mossi da chissà quali ragioni economiche o ideologiche.

Beninteso... E' giusto tutto questo? NO, certo che no. Ma mi sembra di stare perdendo il mio tempo a scrivere banalità, io che tendo a essere sempre molto refrattario a farlo. Può essere giusto condividere il cordoglio di chi vive la morte di una persona cara, così giovane peraltro; ma è lo stesso cordoglio momentaneo che può assalire al pensiero di ragazze stuprate e uccise dagli zii o di persone morte sulle strade. Niente di vissuto, niente di sentito, niente di veramente condiviso. E' tutto così schifosamente retorico, ha tutto un sapore di vecchio, di marcio, di nostalgico, di revival di ideologie sconfitte ma non dimenticate. Come non ricordare l'eroico "Ora vi faccio vedere come muore un italiano?" Che squallore...

C'è chi in passato ha parlato di morte sul lavoro. Scherziamo? Io sono un soldato in un paese dove si muore quotidianamente e tu sei un operaio in un frantoio non a norma dove ci sono strapiombi di cinque-sei metri senza ringhiera: se muoriamo siamo entrambi morti ingiustamente sul lavoro? Certo! Anzi no... Io almeno muoio per la patria...

Dieci anni insulsi passati a spendere denaro per consentire che in Afghanistan le nonnine attraversino la strada tranquille.

Di che mi sorprendo? Prenderci per il culo va di moda dall'inizio degli anni Novanta.

Il vostro corrispondente dall'Emilia

mercoledì 6 ottobre 2010

Monsignor Fisichella Rino

21 aprile 2010, il Messaggero riporta la seguente dichiarazione del monsignore a proposito dell'opportunità del presidente B di prendere la comunione:

«Facciamo subito un po’ di chiarezza. Il presidente Berlusconi essendosi separato dalla seconda moglie, la signora Veronica, con la quale era sposato civilmente, è tornato ad una situazione, diciamo così, ex ante. Il primo matrimonio era un matrimonio religioso. E’ il secondo matrimonio, da un punto di vista canonico, che creava problemi. E’ solo al fedele separato e risposato che è vietato comunicarsi, poiché sussiste uno stato di permanenza nel peccato. A meno che, ovviamente, il primo matrimonio non venga annullato dalla Sacra Rota. Ma se l’ostacolo viene rimosso, nulla osta».

2 ottobre 2010, il Giornale pubblica la seguente dichiarazione, sempre del monsignore, rispetto alla barzelletta (vecchiotta) con oggetto la presidente di un partito d'opposizione e dal finale bestemmiato:

“Bisogna sempre in questi momenti saper contestualizzare le cose e, certamente, non bisogna da un lato diminuire la nostra attenzione, quando siamo persone pubbliche, a non venir meno a quello che e’ il nostro linguaggio e la nostra condizione; dall’altra credo che in Italia dobbiamo essere capaci di non creare delle burrasche ogni giorno per strumentalizzare situazioni politiche che hanno già un loro valore piuttosto delicato”.

Alla Bindi che protesta contro le affermazioni di monsignor Fisichella, lo stesso chiarisce ulteriormente il concetto (purtroppo molto chiaro):

"Perché la bestemmia sia peccato, è necessario vi sia anche il deliberato consenso di voler offendere Dio e la piena avvertenza di quanto si sta facendo", scrive il neopresidente del Pontificio consiglio per la rievangelizzazione dell'Occidente nella sua rubrica sul settimanale 'Oggi'. "Così - prosegue - mentre il contenuto è sempre grave, non sempre la persona che bestemmia pecca. Ciò non significa indulgere, ma comprendere appunto il contesto in cui si bestemmia. Eludere questa condizione equivale a essere giudici spietati, privi di ogni vera comprensione e misericordia, sempre necessari davanti al peccatore".

E aggiunge:

"Rosy Bindi senza conoscere il mio giudizio sulla barzelletta di Berlusconi e come agisco in queste situazioni, mi ha criticato in modo maldestro, giudicandomi un relativista che deroga al secondo comandamento per difendere i potenti! Non le rispondo per serietà. Certo, avendo buona memoria, mi sorgono tre domande: è peggio dire un’insulsa barzelletta condita da un’imprecazione, o presentare una legge contro la famiglia e pro nozze gay? Salvare la vita di Eluana o preferire l’eutanasia? Migliorare la legge sull’aborto o favorire la Ru486? Da vescovo sono turbato se vedo le pecorelle smarrirsi nei meandri dell’interesse politico, ignorando l’abc della morale cattolica”.


Non fa una piega sta morale cattolica, sin dal suo abc.

Concluderò con un contestualizzabile augurio alle gerarchie cattoliche: cloro al clero!
-tanto non lo penso, si può indulgere... o forse sì??-

LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

Ero tornato da poche ore, l'ho visto, per la prima volta, era alto, bello,
forte e odorava di olio e lamiera.

Per anni l'ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua
bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L'ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato
dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L'ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.

L'ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli
permetteva di farmi frequentare l'università.

L'ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per
ogni ora di lavoro.

L'ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha
detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l'età
lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma
dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali
affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli
operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire
che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l'aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su " La Stampa" di
Torino, ho letto l'editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell'esposizione
del professore, i "diritti dei lavoratori" diventano "componenti non
monetarie della retribuzione", la "difesa del posto di lavoro" doveva essere
sostituita da una volatile "garanzia della continuità delle occasioni da
lavoro", ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al
minimo, non necessitava più del "tempo libero in cui spendere quei salari",
ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte
(teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di
Martedì 27 luglio 2010).

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è
capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun
valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l'aria.

Sono salito sull'auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.

Sono corso a casa dei miei genitori, l'ho visto per l'ennesima volta. Era
curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva
barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al
reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo
libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità.

(Luca Mazzucco)

martedì 5 ottobre 2010

sabato 2 ottobre 2010

L’Amaca di Serra

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Link – 2 Ottobre

Dai pochi post pubblicati ultimamente è chiaro che è un periodo pieno per tutti, io ho sempre un po’ di link interessanti trovati in giro.

  • Ormai Adro è la città più famosa d’Italia grazie alla giunta leghista, questo è un manifesto scritto da loro….;
  • Dal blog di Mantellini, video delle Iene sulla crisi in Costa Smeralda. Sicuramente un video un po’ qualunquista, ma interessante;
  • Post di Giovanni Fontana sul libro di Scalfarotto e altre storie;
  • Grande post di Spinoza sulla visita del Papa a Londra;
  • Generatore automatico di “Papi Stranieri” per il PD, creato da Metilparaben dopo che qualcuno propose Profumo come possibile leader del centrosinistra;
  • Divertente contest fotografico sugli “scatti compositi”;
  • Tante foto dal blog fotografico Big Picture: visioni di agglomerati urbani dall’alto, arrivo dell’autunno, visioni dalla Cina;
  • Bellissima esperienza grafica su sogni e incubi, da provare.

sabato 25 settembre 2010

...Gian...Monte...Franco...Carlo...

In questo periodo devo stra-studiare, ma non potevo non linkare questo video messaggio di Fini che rimarrà, credo, alla storia.
Mi ha fatto molto sorridere la frase:
"Il fatto [la scoperta che il cognato era andato a vivere nella famosa casa] mi ha provocato un'arrabbiatura a dir poco colossale".

Non so che aggiungere, se non che a me Fini sembra sempre troppo sincero per avere il passato che ha, e non parlo del MSI, parlo di quindici anni di alleanza col presidente B.
Boh.

martedì 21 settembre 2010

L'Italia in cui mi riconosco (forse)

Mancavo da un po' sul blog... Eccovi serviti.

venerdì 17 settembre 2010

Al tramonto

Cari amici,
mi concedo una breve sospensione della mia concentrazione sulla tesi per porre l'attenzione su una riflessione, frivola volendo, ma che mi sta molto a cuore, stimolata dal fatto che il Teatro Carlo Felice di Genova è alla frutta. Non ricordo se già avevo scritto in merito, nel caso lo faccio ora. Qui non è soltanto un melomane invasato di opera e di classica che vi parla. E' un uomo seriamente preoccupato per il misero peso che viene dato alla cultura o più in generale allo svago in un Paese in cui ce n'è così tanto bisogno.

Non siamo nulla senza la memoria. Non siamo nulla senza il passato che ci sorregge. E non siamo nulla se non abbiamo uno sguardo alle trame future del tempo. Non siete sorpresi di come quasi ogni cosa del mondo di oggi non si faccia per il gusto di essere fatta, per il fatto che è bella o per aspettarsi che duri nel tempo? Cosa credete che resterà di tutto ciò che conoscete? Non avvertite un intimo senso di fiacchezza e di inadeguatezza rispetto a coloro che ci hanno preceduto? Dove sono gli uomini che hanno fatto le piramidi e San Pietro? Dove sono gli uomini che hanno composto musica di una bellezza che nemmeno immaginate? Dove sono gli uomini che potevano, con un libro solo, condizionare le vicende della Storia? Non siamo della stessa schiatta?

Evidentemente no.

Un'involuzione della nostra specie è in atto amici. Il riflusso è già cominciato. Un profeta visionario dei primi del Novecento, Oswald Spengler, nel suo monumentale "Il tramonto dell'Occidente", aveva intravisto qualcosa di tutto ciò. Peccato fosse un destroide. Essenzialmente aveva capito che in modo naturale le civiltà evolvono e vanno in modo automatico verso un miglioramento delle condizioni di vita (quelle statiche collassano prima). Miglioramento che comporta un progressivo oscurarsi delle cose inutili per fare posto alle cose utili, che consentano la sopravvivenza di un maggior numero di persone. Quando questo processo si compie, la civiltà muore (o meglio si rinnova, spesso su basi diverse) e il ciclo ricomincia.

Ho semplificato il tutto dimenticando cose importanti. Ma vorrei sottolineare che non siamo all'apice. Siamo già nel ramo discendente della parabola. Rendiamocene conto. Non possiamo fare nulla per contraddire le predizioni di questa novella Cassandra? Non c'è spazio per la speranza e la bellezza?

Ditemelo voi, cari amici.

Il vostro corrispondente dall'Emilia (in trasferta)

giovedì 16 settembre 2010

Anarchia

Mi piaceva...
"Anarchico e` chi decide di amare davvero,
privato della paranoia di avere un rimpianto
Se trovo la forza di essere debole allora io amo davvero,
se posso essere debole ho perso anche la paranoia di avere un rimpianto"

"Umore nero" dei Sikitikis

Link – 16 Settembre

  • Uno dei tanti bei Buongiorno di Gramellini, sulla Gelmini e la scuola di Adro;
  • Post di Matteo Bordone a favore di Bersani, molto interessante;
  • Il documento dei “giovani d’alemiani” contro il “veltronismo”: sfido chiunque a leggere tutto attentamente fino alla fine;
  • Post fotografico di Paolo Virzì sulla sua visita al centro storico dell’Aquila;
  • Leonardo e i neologismi italiani, prima puntata;
  • Foto di Big Picture sul sistema solare, spettacolari.

lunedì 13 settembre 2010

C'è da commentare?

"E' assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. E' invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo".

Onorevole Giorgio Clelio Stracquadanio
13 settembre 2010