Cari amici,
finalmente il tanto atteso commento finale. Altre opere non richiederanno un tale dispiego di forze.
L'orchestra che per prima dovette eseguire il "Tristan" dopo uno sguardo alla partitura dapprima si rifiutò di suonarla. Dovrebbe bastare questo a rendere la rivoluzione in atto con questo lavoro. Pensate per un secondo a come funziona qualsiasi musica "normale" (non parlo delle grandi sperimentazioni elettroniche o degli enormi passi avanti fatti con il metal, il punk o il rock dagli anni Settanta in poi): una serie di suoni, una melodia, che poi chiude in un modo "definito" (io non conosco la teoria della musica, ma ho un'idea di cosa si sta parlando: esistono leggi, nei sistemi tonali, che regolano quali debbano essere le note a disposizione). Per la prima volta, nel Tristan, si vede che le melodie, i gruppi di suoni, sono volutamente "spezzati", sospesi, senza soluzione, a rendere la passione che prende i due amanti e che non trova sazietà in questa vita. La partitura è piena di dissonanze, spesso impercettibili. Inutile dirlo, la prima vera risoluzione e definizione del suono si ha nel finale Liebestod di Isolde, in cui ogni dramma trova pace. La sensazione è allora di stasi, di sonnolenza, di cristallinità, di ultimo sospiro. Gli allestimenti moderni dell'opera sono arditissimi. La presenza scenica e gli atti compiuti sono quasi nulli, incuranti dello spettatore ottocentesco, poco preparato a una simile visione cinematografica. Il peso dato alla parola e all'impianto poetico, tutto di mano wagneriana, con tanto di assonanze (Liebe-Leben-Sterben, amore-vita-morire) è totale.
I temi musicali usati da Wagner per richiamare le situazioni sono sottili, a differenza che in altre opere. Se in altre opere wgneriane i temi sono associati a oggetti e facilmente riconoscibili, qui è tutto come filtrato, come chiuso in una campana di vetro. Il tema dello sguardo, il tema della passione, il tema della morte per amore sembrano tutti figli della stessa idea sonora e serve un pò di allenamento per individuarli. Un esempio di come essi sono usati a livello drammatico, a confermare l'assunzione della musica a personaggio principale? Quando Tristan spira tra le braccia di Isolde, si sente il tema dello sguardo, lo stesso che si era sentito dopo che avevano bevuto il filtro ma interrotto bruscamente a metà. Il sorgere del sole alla fine del secondo atto quando i due vengono scoperti è accompagnato da una variante del tema della morte per amore, profezia del loro destino.
Wagner è troppo spesso dimenticato anche come poeta. Il suo testo è indubbiamente prolisso, incredibilmente irreale e incompatibile con un film moderno (la litigata tra gli amanti nel primo atto è costituito da una decina di cicli di 3 minuti di parole ciascuno in media; la lentezza della scena non sembra voluta per un intento espressivo o canzonatorio nei confronti del pubblico ottocentesco, e questo è un difetto innegabile). Eppure le trovate e gli apporti personali del compositore alla storia (il fatto che i due si amino PRIMA di bere il filtro, l'assenza di motivi medioevali troppo marcati che facilitano la rappresentazione in epoche moderne, l'imprintig filosofico di tutto il testo) sono fattori che impreziosicono di molto la struttura e la valutazione generale del lavoro. Vista dal vivo, la scena d'amore è un momento mistico, una fuga dalla realtà, in termini estetici e non solo. D'altro canto, il monologo infinito di Tristan nel terzo atto è una sfida ardua anche per un appassionato incallito come me: la musica è ferma, le parole si susseguono con una lentezza misurabile, dopo un pò arrivi a chiederti: ma quando finisce?
Le ultime critiche sono per eventuali neofiti. SCONSIGLIO vivamente la visione o l'ascolto di quest'opera senza una preparazione adeguata. A preparazione avvenuta, che è un pò lo scopo di questa rubrica, si potrà affrontare qualsiasi cosa, quindi anche questa.
Capolavoro insuperato, il mio voto da 1 a 5 è 4 e mezzo. Una volta che lo si può avvicinare è in grado di regalare tanto. Spesso fanno capolino suoni che non avevi mai sentito negli ascolti precedenti, che ti trasmettono qualcosa di nuovo, di diverso sulla vicenda che, diciamocelo, archetipica quanto vuoi ma un pò banalotta (almeno senza l'aggiunta metafisica di Wagner).
Curiosità. Assieme alla Tetralogia (per cui però il discorso è completamente diverso), il Tristan è l'unica opera di Wagner rilevante a non prendere ispirazione da temi religiosi. In essa, e in modo diverso nel Parsifal (che andrò a vedere a Torino a fine mese), ha messo credo la sua vena irriverente e meno convenzionale, presentando i due eroi come privi di una qualsiasi religiosità riconducibile a quella cristiano-protestante. Una morale e una religione la loro, in definitiva, unicamente volta all'espressione del loro ego e del loro amore.
Hitler era ossessionato dalla visione nichilistica del Tristan. A Vienna, quando ancora barboneggiava o si arabattava qui e là, l'ha visto all'opera quaranta volte (fonte documentata: si veda la biografia di Hitler scritta da Joachim Fest). Del resto non aveva i CD come li abbiamo noi.
Il vostro amico corrispondente dall'Emilia
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martedì 11 gennaio 2011
domenica 9 gennaio 2011
Tristan und Isolde: TRAMA
Scritto da
Bolo
alle
13:42
Cari amici,do ufficialmente inizio alla mia rubrica d'opera, che Ballets ha con grande sensibilità individuato come una possibilità interessante di ampliare il blog. Grazie amico!
Non inizio con uno svolgimento storico dell'opera. Vado più a sensazione. Propongo oggi un capolavoro del solito Wagner (manco a dirlo... varierò lo giuro!).
La trama è patrimonio della cultura archetipica di tutta Europa, base ed ispirazione di altre storie simili. Le versioni della storia sono molto varie e spesso in contraddizione tra loro. Esistono intere biblioteche dedicate ai significati storici, politici, psicoanalitici sottesi alla storia dei due amanti sfortunati. Qui mi limito a dare un sunto della trama nella versione wagneriana, dotata di alcune geniali modifiche che più la avvicinano alla nostra sensibilità moderna.
Tristan è un cavaliere inglese di un Medioevo fuori dal tempo che uccide un cavaliere irlandese per affermare la superiorità dell'Inghilterra, ma rimane ferito gravemente. Viene tratto in salvo su una zattera da Isolde, principessa irlandese, e curato. Dopo del tempo la giovane si rende conto che egli è un nemico e sta per ucciderlo, quando i loro sguardi si incontrano. Perciò lo risparmia e lo lascia andare senza una parola. Tristan torna alla corte di suo zio, il re Marco, e gli propone in moglie proprio la principessa irlandese, certo che questo accrescerà il suo prestigio e porrà fine alle ostilità tra i due paesi. L'opera inizia sulla nave che sta portando Isolde alla corte di re Marco, scortata da Tristan. La donna è visibilmente agitata e delusa dal comportamento di Tristan, che credeva di non rivedere mai più. Perciò, dopo una lunga chiaccherata con la sua ancella, le impone di preparare un veleno mortale per Tristan, che la evita. L'ancella prepara allora al suo posto un filtro d'amore. Durante la violenta litigata che segue tra i due giovani, Isolde finge di essere pronta a sposare Marco, ma di voler prima chiarire. Tristan giunge a capire i reali intenti di Isolde ma beve comunque parte del filtro. Isolde gli strappa la coppa di mano e ne beve a sua volta. Convinti di stare per morire, si guardano come quella prima volta e si abbandonano all'amplesso amoroso. L'ancella accorre e li informa disperata dello scambio dei filtri. Mentre la nave attracca e il re si avvicina, i due vengono separati.
Notte. Isolde attende di spegnere la torcia davanti alla sua stanza, segnale convenuto con Tristan per vedersi. La sua ancella la avverte che la caccia organizzata da re Marco per quella sera probabilmente è una trappola. Isolde non la ascolta e fa calare le tenebre. Parte allora il duetto d'amore più bello (e più lungo) di sempre: 40 minuti d'orologio dove i due amanti si scambiano parole d'amore e di rimpianto. Tutto basato sulla contrapposizione luce-ombra, amore-morte, sembra più una lezione di filosofia tedesca che un mieloso scambio tra innamorati: i due si sentono ingannati dalla luce del giorno e delle convenzioni morali, auspicano la morte per amore e l'avvento del regno della notte, l'unico che può vederli insieme. Sul finale del duettone la musica si agita pesantemente, a rendere l'atto sessuale e l'orgasmo raggiunto dagli amanti. Nell'istante in cui sorge il sole, sopraggiunge il re Marco, che li scopre. In un triste monologo, in cui la delusione dell'amico si fonde alla gelosia dell'innamorato, Marco va avanti a lamentarsi ma senza scomporsi poi troppo. Con un accento bellissimo, Tristan invita Isolde a visitare il suo regno, il regno che tutti gli altri comprende. Isolde accetta. Subito dopo Tristan si lascia ferire da una spada impugnata da un soldato di Marco.
Castello diroccato sul mare. Tristan è morente su un letto all'aperto, assistito da un suo fedele amico. Allucinante il monologo di Tristan, che dura quasi 35 minuti, e prepara la scena finale. Da esso si evince una visione nichilistica della vita. L'amore, il fine ultimo dei due amanti, può essere conseguito solo con la morte, che ha sempre accompagnato la loro storia. Tristan sogna Isolde che accorre dal mare per curarlo. Quando la nave di lei sopraggiunge, lui, in un'ultima spinta di vita, si alza e le corre incontro sanguinante. Isolde arriva, ma è troppo tardi. Isolde lo chiama e cerca di risvegliarlo invano, dopodichè sviene. Nel frattempo Marco l'ha inseguita. Marco, figura di discutibile spessore, si rivolge con parole di perdono a Isolde, che però non lo ascolta. Il Liebestod finale (Morte per amore) è eseguito spesso anche da solo. Isolde si lascia morire sul corpo dell'amato, convinta che nell'alitante Tutto si ritroveranno.
Il post mi sembra già sufficientemente lungo, per cui lascerò un commento particolareggiato sull'importanza di quest'opera per la storia della musica in un post a sè.
Il vostro corrispondente dall'Emilia
domenica 28 novembre 2010
La Tetralogia: IL CREPUSCOLO DEGLI DEI
Scritto da
Bolo
alle
02:14
Cari amici,la mia storia giunge finalmente a compimento. Dovrò poi far seguire questo delirio da un commento finale...
QUARTA GIORNATA
Il sipario si apre su una notte densa, in cui le Norne, le tre filatrici del destino, si interrogano sugli eventi passati, presenti e futuri. La loro premonizione sul futuro e i loro poteri sembrano notevolmente indeboliti. Mentre filano la fune del destino si spezza. Esse lo prendono come un segno della fine del mondo così come lo conoscono e si ritirano negli anfratti della terra, avvilite e rassegnate.
Alba. Siegfried e Brunilde escono dalla loro dimora sulla rupe di Brunilde e ingaggiano un bellissimo duetto di fiducia e di speranza. Il primo intende partire in cerca di nuove avventure; la donna, ormai mortale e soggiogata da lui, lo lascia partire. Siegfried dona a Brunilde l'Anello maledetto come pegno del loro amore e della sua fedeltà, confermando ancora una volta la sua capacità di essere refrattario al male. Siegfried parte allora sul fiume Reno.
Reggia dei Ghibicunghi, il popolo che vive sulle sponde del Reno. Gunther, il re, si rivolge al fratellastro Hagen, suo consigliere, chiedendogli come può rinsaldare il suo potere. Hagen, apparentemente in buona fede, osserva che sia Gunther che sua sorella, Gutrune, sono senza consorti. Parla allora di Brunilde, una donna splendida assunta su una rupe, protetta da un mare di fuoco, che solo il più grande eroe del mondo, l'uccisore del drago, Siegfried può conquistare. Gunther gli domanda quindi come ciò possa giovargli. Hagen spiega che per convincere Siegfried a conquistare Brunilde per lui basterà farlo innamorare di Gutrune e promettergliela in sposa in caso l'impresa riesca. Gunther e Gutrune sono subito interessati alla cosa. Manco a farlo apposta, in quel momento giunge Siegfried. Subito tra lui e Gunther si crea complicità; Siegfried nella sua bontà scevra di consapevolezza del male si fida e beve da un calice in cui Gutrune ha sciolto un filtro d'amore. Siegfried allora si dimentica di Brunilde e si innamora di Gutrune. Dopo aver fatto un giuramento di fratellanza, Gunther e Siegfried partono alla volta della rupe di Brunilde, affinchè il secondo possa conquistare la sua donna (allucinante...) per il primo. Una volta rimasto solo, Hagen rivela allo spettatore di essere il figlio di Alberich e intenzionato a impossessarsi dell'Anello per il padre.
Brunilde è sulla sua rupe e accarezza l'Anello. In quel mentre giunge Waltraute, una delle sue sorelle Walkirie, che la informa che il loro padre, Wotan, è tornato al Walhalla con la lancia spezzata, che ha radunato tutti i suoi guerrieri nella grande sala e che aspetta la fine. Brunilde si mostra preoccupata fino a un certo punto, mostrando di essere ormai incapace a ricordare la sua vita di prima. Quando la sorella le vede l'Anello al dito e le intima di gettarlo nel Reno per salvare una volta per tutte il mondo, Brunilde si scalda e le dice che mai rinuncerà al pegno d'amore di Siegfried, a costo di vedere il Walhalla crollare, rimanendo così invischiata nella maledizione, anche se per lei l'Anello non rappresenta il Potere, ma l'Amore. Waltraute parte allora disperata, maledicendo la sorella e profetizzando la fine degli dei. Rimasta sola, Brunilde vede il mare di fuoco accendersi. Convinta che Siegfried sia di ritorno, si affretta alla base, laddove trova uno sconosciuto. Siegfried ha indossato l'elmo magico e ha assunto le fattezze di Gunther. Brunilde cerca di difendersi, ma Siegfried-Gunther le ruba l'Anello. In una barca sul Reno avviene lo scambio e Siegfried anticipa l'imbarcazione alla reggia dei Ghibicunghi.
Notte. Hagen riceve la visita del padre Alberich, che dopo tante vicissitudini spera di riottenere finalmente il suo Anello e dominare la Terra. Hagen raduna il popolo, contando di irretirlo nel seguito. Giunge Siegfried, che si ritira con Gutrune. Nel seguito giungono Gunther e Brunilde, prostrata dal dolore. Quando vede Siegfried accompagnato con Gutrune non capisce ciò che accade, dichiara pubblicamente di essere la sua donna e di aver giaciuto con lui. Quando poi vede l'Anello al suo dito comprende di essere stata ingannata. Siegfried, inconsapevole di ciò che accade, giura sulla lancia di Hagen di essere nel giusto e di non aver tradito la fiducia di Gunther. Brunilde del canto suo fa lo stesso e lo accusa di mentire. Ormai inviperita, quando tutti si ritirano, progetta con Hagen e Gunther l'uccisione di Siegfried, rivelando al primo che Siegfried può essere colpito solo sulla schiena (la tradizione reputa questo fatto alla caduta di una foglia di tiglio sulla sua schiena durante il contatto con il sangue del drago; una sorta di variante del mito del tallone d'Achille). Poi si avvia all'altare, dove vengono celebrate le sue nozze con Gunther e quelle di Siegfried con Gutrune.
Siegfried si allontana durante una battuta di caccia. Giunto sulle sponde del Reno incontra le ondine, che cercano di sedurlo. Lo mettono in guardia dall'Anello e lo pregano di restituirlo. Siegfried non ne vede il motivo perciò rifiuta. Le ondine se la ridono mentre gli predicono la morte, certe anche loro che ormai gli eventi non possono essere mutati. Raggiunto dai partecipanti alla caccia, tra cui Hagen e Gunther, Siegfried inizia a raccontare del suo scontro con il drago. A seguito dell'ennesimo filtro propinato da Hagen, riacquista la memoria e, come rapito, narra anche della sua conquista di Brunilde. Di fronte alla sorpresa degli astanti, Hagen si sente finalmente giustificato dai giuramenti posti sulla sua lancia di uccidere l'eroe. Dopo un'ultima invocazione alla donna amata, Siegfried spira. Gunther sembra pentito e avverte che la volontà di Hagen ha avvelenato gli eventi sin dall'inizio. La Marcia Funebre per Siegfried è un bellissimo intermezzo musicale che rievoca la sua vita.
Alla reggia dei Ghibicunghi giunge la battuta di caccia con il corpo di Siegfried. Hagen mostra compiaciuto il cadavere a Gutrune che si dispera. Poi, di fronte a tutti, dichiara di potere, a ragione, rivendicare per sè l'Anello di Siegfried. Quando si avvicina per impossessarsene la mano del cadavere si alza come ad ammonirlo; Hagen resta sconvolto, conscio della sua sconfitta. In un monologo finale interminabile, Brunilde mostra di aver compreso la verità: la fine degli dei era in opera dal principio, da prima della forgiatura dell'Anello. Esso ha solo accelerato il processo. I maneggi di suo padre Wotan hanno portato a questo e alla morte dell'uomo nuovo, Siegfried. Rivolta al cielo mormora comunque parole di pace per lui. Prende indisturbata l'Anello dalla mano di Siegfried e si getta nella pira funebre di Siegfried con il suo cavallo. A quel punto il Reno esce dagli argini e le ondine tornano in possesso del loro oro, mentre Hagen annega. Il fuoco raggiunge la dimora degli dei, che ne viene completamente invasa e distrutta.
Il mondo di prima non esiste più, ma la speranza di un mondo migliore è ora possibile.
FINE DELLA QUARTA GIORNATA
Qui di seguito alcuni link fondamentali. La parte musicale dell'ultimo link è universalmente riconosciuta come uno dei vertici musicali di tutti i tempi (questo ve lo consiglio vivamente; per quanto riguarda le immagini la produzione è un pò datata ma efficace).
Duetto Siegfried-Brunilde e viaggio di Siegfried sul Reno:
http://www.youtube.com/watch?v=9hznQe0DlZE
Seconda parte morte di Siegfried e Marcia Funebre:
http://www.youtube.com/watch?v=VqZWd3_WhvM&NR=1
Finale opera:
http://www.youtube.com/watch?v=dpzwvlEVLgM
Buon ascolto cari amici... Ho terminato questo progetto.
Il vostro corrispondente dall'Emilia in trasferta
venerdì 26 novembre 2010
La Tetralogia: LA VALCHIRIA
Scritto da
Bolo
alle
21:50
Cari amici,la mia narrazione continua.
SECONDA GIORNATA
Sono trascorsi anni dalla prima opera. L'eroe Siegmund si rifugia in una casa rustica durante una tempesta. Lì è accolto dalla bella Sieglinde: è subito passione. Ma improvvisamente arriva a casa il marito di lei, Hunding, una sorta di bigottone, a cui è stata maritata senza amore. Dopo una cena tesa, Hunding scopre che Siegmund appartiene ad una stirpe, quella dei Walsidi, contro cui egli combatte. Siegmund narra le sue gesta, di come combattè per anni a fianco del padre (la madre era morta e la sorella scomparsa), poi scomparso anche lui nella foresta. Sieglinde addormenta il marito con una pozione e ha così modo di discutere con Siegmund: la giovane rivela che il giorno del suo matrimonio un uomo cieco in un occhio infilzò una spada nel tronco centrale della casa, sfidando i presenti a sfilarla, impresa tentata da molti ma mai riuscita. I ragazzi percepiscono di stare scoprendo sempre più cose in comune... Siegmund riesce a estrarre la spada magica dal tronco e la chiama Notung. In un lampo di illuminazione, dopo questo gesto, si scoprono fratelli di sangue: Sieglinde è la sorella perduta da Siegmund. Incuranti della morale comune, si abbandonano all'impeto della passione, consumando l'incesto. Subito dopo fuggono dalla casa di Sieglinde.
Valle rocciosa. Il dio Wotan cavalca con la figlia Brunilde, una delle Walkirie, semidee reputate alla ricerca di guerrieri valorosi da uccidere e da portare nel Walhalla. Wotan è informato dell'incesto consumato da Siegmund e Sieglinde e ordina a Brunilde di aiutare il primo nel probabile duello con Hunding. La moglie di Wotan sopraggiunge imponendogli invece di dare la vittoria a Hunding: Wotan è il garante della legge, dell'ordine, dei giuramenti, perciò DEVE garantire la vittoria al marito e non al fratello incestuoso. A questo punto Wotan si confida con la figlia e le confessa tutta la verità. Le racconta la storia di Alberich, dell'Anello maledetto, dell'oro, dei giganti, spiegandole il suo piano per riavere l'Anello e liberare il mondo dalla minaccia del Nibelungo: ha generato Siegmund e Sieglinde affinchè il primo riconquisti l'Anello per lui, ignaro del suo valore, dal momento che lui, legato dalla maledizione e dalle Rune scritte sulla sua Lancia, non può farlo. Le impone quindi, a malincuore, di dare la vittoria a Hunding. Brunilde intercetta i fratelli in fuga e, mentre la giovane giace addormentata, dice a Siegmund di seguirla nella rocca beata del Walhalla. Ma Siegmund afferma di voler essere solo là dov'è Sieglinde e preferirebbe ucciderla che lasciarla. La vergine Brunilde, finora ignara dell'amore umano, si commuove e decide, contro il volere del padre, di difendere Siegmund. Durante il duello tra i due uomini interviene però Wotan in persona che manda in frantumi la spada magica, consentendo a Hunding di uccidere il figlio. Brunilde raccoglie i frammenti di Notung e porta via una Sieglinde sconvolta. Wotan, disgustato dai suoi pasticci e dall'ingenuità con cui ha creduto di risolvere in senso positivo l'avventura dell'opera precedente, uccide Hunding e si mette all'inseguimento della figlia traditrice.
All'inizio del terzo atto c'è la celebre cavalcata delle Walkirie, le altre 8 oltre a Brunilde, che accorrono in suo aiuto. Brunilde ha ormai scelto l'Amore e dice a Sieglinde di lottare e sopravvivere se non altro per il figlio che porta in grembo. In un momento di altissima intesa femminile, la Walkiria dona alla ragazza la spada frantumata e la lascia libera, dopo averle detto di chiamare il nascituro Siegfried. Mentre le sorelle cercano di proteggerla, Wotan arriva e le caccia, rimanendo solo con la figlia. Soggetta ormai all'ira paterna, apprende che la punizione che Wotan ha in serbo per lei è pesante: la perdità della divinità e un destino di donna comune. Il dio conta di addormentarla su una rupe e lasciarla in balia del primo bruto che, svegliandola e rubandole la verginità, la condannerà al futuro che ha scelto. Durante un duettone infinito, Brunilde gli spiega che ha fatto libera ciò che lui, prigioniero dei suoi poteri, voleva ma non ha potuto fare. Alla fine lo implora almeno di coprire la rupe con un mare di fuoco, di modo che la svegli solo il più coraggioso tra gli eroi. Wotan, intenerito, accoglie la sua richiesta e, durante uno dei momenti più struggenti della Tetralogia, si congeda dalla figlia dopo averla addormentata.
FINE SECONDA GIORNATA
Qui di seguito il congedo di Wotan. Chi non ha pazienza si ascolti solo il secondo link.
http://www.youtube.com/watch?v=hNPBclhziXE&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=3sB_-rxMtAM&feature=related
Buon ascolto cari amici.
Il vostro corrispondente dall'Emilia in trasferta
La Tetralogia: L'ORO DEL RENO
Scritto da
Bolo
alle
12:48
Cari amici,incoraggiato dal commento di Ballets al mio ultimo post su Wagner ho deciso di raccontarvi una storia... Per trasmettervi come sia sciocco relegare a tutti i costi in un ambito "impegnato" l'opera lirica. E anche perchè, ahime, ora come ora non ho nulla da fare...
Se non conosco la "Divina Commedia" di Dante sono un ignorantone, ma se non conosco la tetralogia di Wagner "L'Anello del Nibelungo" (datata, completa, 1876) sono a posto, anzi evito di apparire come un nonnetto in giacca e cravatta che si sorbisce ore di declamazioni su un palco. Capolavoro musicale portatore di valori senza tempo, la Tetralogia è una storia unica divisa in quattro parti, ciascuna ascoltabile singolarmente. Wagner ha rielaborato alcuni miti nordici aggiungendo qualcosa di suo. Chi è appassionato di fantasy non esiterà a riconoscere alcuni temi cari al buon Tolkien, che ha pubblicato "Il Signore degli Anelli" quasi 80 anni dopo la prima rappresentazione della Tetralogia. A storia finita (dopo il quarto post) spero vi siate trovati a capire un pò di più chi ascolta l'opera.
PRIMA GIORNATA
Fiume Reno. Le tre sciocche figlie del fiume montano la guardia all'oro custodito dal padre. Giunge improvvisamente il Nibelungo Alberich (una sorta di nano) che vuole possederle. Le ondine si burlano di lui e gli rivelano che l'oro del Reno consente di dominare la Terra a colui che rinuncia all'Amore. Chi mai farebbe un simile scambio? Il nano, frustrato dalle loro risa e dai loro rifiuti, rinuncia all'Amore e ruba l'oro, che usa per forgiare un Anello, mentre le ondine piangono la perdita dell'oro.
Valle in cui sorge una splendida rocca, il Walhalla, la dimora degli dei. Wotan (il dio Odino) ha promesso la dea dell'Amore ai giganti, i fratelli Fasolt e Fafner, per la sua costruzione. Egli è rappresentato come signore della guerra e dei corvi. Egli è senza un occhio perchè lo ha perso strappando uno dei rami dell'albero della vita. Con quel ramo ha costruito la Lancia Runica, con la quale si è fatto garante dell'ordine, dei patti e dei giuramenti. In questa prima parte è ossessionato dal consolidare il proprio potere. Quando i giganti vengono a reclamare il loro tributo, il dio lo rifiuta. Loge, dio del fuoco e dell'inganno, giunge al momento giusto, raccontando dell'oro rubato e propone uno scambio: l'Anello al posto della dea dell'Amore. Wotan e Loge scendono nel regno di Alberich per recuperare l'Anello.
Il regno di Alberich è una sterminata miniera in cui i Nibelunghi sono schiavi della sua volontà e costretti a lavorare per estrarre oro dalla terra. Il fratello di lui, Mime, gli ha forgiato un elmo magico con cui può diventare invisibile o cambiare aspetto. Il suo scopo è ridurre "il mondo di sopra" come quello "di sotto" e rendere tutti tanto disperati da non volere più l'amore, ma l'oro. Quando giungono Wotan e Loge, inizia una lotta d'astuzia che Alberich perde. Ridotto in catene è costretto a cedere il tesoro dei Nibelunghi, l'elmo e l'Anello. Prima di scomparire lo maledice, condannando alla brama di potere e alla morte coloro che lo portano. Al ritorno dei giganti, Wotan cede tutto il tesoro e l'elmo, ma rifiuta di consegnare l'Anello. Appare allora Erda, dea della terra e della conoscenza, che gli intima di lasciarlo andare, perchè "Quanto è, finisce". Turbato dalla profezia della dea, Wotan consegna l'Anello ai giganti. Fafner uccide il fratello Fasolt, che lo aveva toccato prima di lui, avverando per la prima volta la maledizione di Alberich. Una volta impadronitosi dell'Anello, si trasforma in drago e fugge con il tesoro. Tutti gli dei, a parte Wotan, che è preoccupato, sono felici e si apprestano ad entrare nel Walhalla, mentre le figlie del Reno piangono, reclamando l'Oro e lasciando intendere che il lieto fine è lontano.
FINE PRIMA GIORNATA
Qui c'è una foresta di simboli e di richiami. Le interpretazioni possibili sono infinite. A me piace pensare semplicemente ad una bella storia. Ma per chi volesse andare oltre a tutti i costi, c'è chi ha visto nell'oro e nell'Anello il simbolo della società capitalistica, una società spersonalizzante, priva di poesia e umanità. L'umanità sarà il tema della Seconda Giornata. Come avrete già capito l'opposizione fondamentale Potere-Amore permeerà tutta la storia. Ma il messaggio non è così scontato. In quel "Quanto è, finisce" si percepisce, in modo incredibilmente profetico, come si vedrà nell'ultima giornata, la fine di un'epoca, come di lì a poco le guerre mondiali avrebbero drammaticamente confermato.
Qui di seguito il finale epico, tipicamente wagneriano.
Nella viva speranza di avervi annoiato esco di casa.
Il vostro corrispondente dall'Emilia in trasferta forzata
martedì 9 novembre 2010
Musica e reinterpretazione
Scritto da
Bolo
alle
17:58
Cari amici, questo è uno spazio di condivisione in un senso ampio. Per questo adesso rimpiazzo il mio promesso post su Fini con la recensione di un'opera, stimolando una riflessione accennata nel mio vecchio post "Il grande dittatore" sull'interpretazione del passato e sul potere della cultura.
"Tannhauser" è un'opera di Richard Wagner diretta la prima volta nel 1845 e rimaneggiata fino alla fine della sua vita. Non mi soffermerò sugli aspetti rivoluzionari della sua musica e del suo teatro, anticipatori del cinema, quanto sulla sua capacità di essere, via opportune reinterpretazioni, attuale al massimo.
Il plot è datato ma non del tutto scontato per i tempi di allora. Tannhauser è un cantore del X secolo che scopre con la sua musica la montagna di Venere, luogo traboccante di sesso e delizie innominabili. Dopo un lungo periodo al suo interno, decide di lasciare Venere e tornare nella società, in cerca di libertà e di nuove avventure. Venere lo maledice e gli predice il suo ritorno. La società riaccoglie Tannhauser come un eroe dopo la lunga assenza; qui egli ritrova Elisabetta, innamorata di lui da sempre di un amore casto e pulito. Ma durante una gara di cantori, Tannhauser, in preda alla maledizione, rivela di essere stato nella montagna di Venere. L'ipocrita corte di palazzo lo ripudia e vuole metterlo a morte ma Elisabetta lo difende, facendo appello alla speranza della redenzione umana. Tannhauser parte allora in pellegrinaggio per Roma per ricevere il perdono del Papa. Ma il Papa si rifiuta di accordarglielo e paragona la sua speranza di salvezza all'impossibilità del suo bastone di rifiorire. Il cantore si rimette quindi in cerca della montagna di Venere, disgustato dalla falsità del mondo e della speranza cristiana. Venere compiaciuta sta per accoglierlo di nuovo, abbandonato da tutti, quando gli giunge la notizia della morte di Elisabetta e delle sue costanti preghiere. Mentre alcuni pellegrini portano il bastone del Papa di nuovo verde, Tannhauser muore, certo di avere trovato la redenzione.
Solo una sciocca visione superficiale vedrebbe in questo un drammone cristiano, offuscato da cupi fumi nordici o nazisti. L'atmosfera nordica è palpabile, certo (si pensi allo scambio vita di Elisabetta-anima di Tannhauser). Ma in quest'opera non c'è solo questo. Tannhauser è un reietto della società perchè ha assaporato sapori sessuali proibiti. Sapori che certamente anche i nobili che lo condannano conoscono... Neppure il Papa lo perdona. Eppure Dio (in cambio di una vita umana) lo perdona. Da questo punto di vista l'opera si trasforma in un tentativo da parte di Tannhauser di essere accettato, capito, compreso. Ecco come, usando un punto di vista diverso, si possa INTERPRETARE, rileggere, scoprire. Wagner non penso avesse in mente questo, magari no, ma importa?
In Italia Wagner non solo non si rappresenta molto per una faccenda di costi. Esiste un pregiudizio troppo diffuso sulla sua "nazisticità". Wagner è morto nel 1883. E non era un santo. Ma Hitler è nato nel 1889. La finiamo di accostare queste due personalità come fossero la stessa cosa? La reinterpretazione, la stessa che ho operato io in modo grossolano qualche riga fa, ha permesso di fare di Wagner un nazista. Non è allora possibile un rinnovamento?
Negli ultimi anni ammetto che c'è un'inversione di tendenza. Quest'anno (e pure due anni fa) la Scala inaugurerà con "Die Walkure", altro capolavoro di questo genio tanto incompreso. Ma è noto quale sia lo stato degli stanziamenti alla cultura in Italia.
Vi lascio nella speranza di non avervi annoiato con un link che vi consiglio per apprezzare semplicemente la bellezza, scevra da ogni connotato politico. Ed è da uomo dichiaratamente di sinistra che vi parlo.
Il vostro corrispondente dall'Emilia
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