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domenica 10 gennaio 2010

Logorio - Il Baubau, Favola per Bimbi Bianchi

Fluttuando leggero nel vicolo buio, si diresse verso lo spiraglio tra le tende. Il vicolo puzzava, ma era solo in posti come quello che aveva qualche possibilità di successo.

Lo spettacolo davanti ai suoi occhi superava le più rosee aspettative. Il Babau ruppe gli indugi e attraversò lentamente la finestra chiusa. La camera era piccola e spoglia - niente tv, niente videogiochi, praticamente nessun giocattolo: la vittima ideale - contro la parete c'era il letto, e sotto le coperte un bambino dalla carnagione scura. Molto scura.

Per la verità il suo lavoro cominciava a pesargli. Negli ultimi tempi era spesso costretto a visitare bambini di immigrati piuttosto che ricchi bambini borghesi, che erano sempre meno rispettosi. Tanto che, sebbene storicamente apolitico, aveva recentemente iniziato a manifestare simpatie leghiste ed a tingersi un po’ di verde, rinunciando al nero che lo aveva reso celebre tra i bambini italiani. Almeno finché non scoprì che anche la bandiera dell’Arabia Saudita era tutta verde.

Una volta nella stanza si adagiò ai piedi del letto ed aspettò che il bambino si svegliasse. Poco dopo il bambino aprì lentamente gli occhi e gli sorrise placidamente, cosa che lasciò di sasso il Babau. Ripresosi dallo stupore che lo aveva paralizzato, prese a parlare col suo forte accento torinese.

- Bambino, non hai paura?
- No - rispose il bambino, sempre sorridendo - I mostri che mi racconta mio papà, quelli fanno paura!
- Ora sei qui. Qui ci sono io. Devi rispettare le nostre tradizioni!
- Ah ah! Sei più buffo quando ti arrabbi.
- Stai calpestando le mie radici giudaico-cristiane!
- Queste? - chiese il bambino saltellandogli sulle tozze zampe - Ma i mostri non hanno le radici.
- Non c’è proprio niente che ti spaventi, qui?
- Sì. Mamma ha paura del sindaco. Dice che ci vuole cacciare tutti.

Il bimbo era completamente a suo agio, e giocava con la grande coda squamata del Babau. Il quale, visibilmente stizzito, uscì bruscamente e senza salutare. Era diretto verso il più vicino posto di polizia, fermamente deciso a denunciare gravi violazioni della Bossi-Fini.

E vissero tutti felici e contenti.

sabato 9 gennaio 2010

Leonardo - Identità è una statuetta pitturata

Presepi viventi e presepi morti

Una cosa che non ho ancora capito, malgrado il meritevole sforzo dei giornalisti accorsi a Rosarno, è se questi immigrati clandestini, che raccolgono pomodori a venti euro la giornata, dormendo su giacigli di cartone in compagnia dei topi, e ogni tanto si prendono pure qualche pistolettata dai locali... dicevo: una cosa che non ho capito è se siano musulmani o no.

Ed è strano, perché fino a ieri mattina sembrava l’unica cosa importante, quando si parlava di stranieri in Italia. Qual è il motivo per cui non si integrano? Forse perché vengono pagati una miseria? No. Perché vivono in condizioni disumane? Macché. Il motivo per cui non si integrano – almeno a sentire i più prestigiosi corsivisti del Corriere – non ha niente a che vedere con queste banali condizioni materiali. È un motivo ben più alto, spirituale. Insomma, è Allah. Tant’è vero che, come dice Sartori, solo i musulmani rifiutano di integrarsi.

Gli altri si integrano benissimo, no? Prendi i cinesi. Chi di voi non ha un amico cinese. Son così simpatici i cinesi, e si sono integrati così bene. Quel loro modo così occidentale di comprare rustici in campagna, chiuderci dentro una ventina di cottimisti e farli lavorare giorno e notte… in fin dei conti è anche quello un modo per integrarsi, no? Perché alla fine dei conti quelli che gli danno le commesse sono imprenditori italiani, no? E i rustici, in campagna, o i garage in via Sarpi, chi glieli vende?

Ma il musulmano non fa così. Il musulmano ha delle brutte abitudini. La preghiera del venerdì. Il Ramadan. Vade retro. Sono tutte manifestazioni del suo rifiuto ad integrarsi. Ed è per quello che protesta.

Non vuole garanzie, non vuole diritti, no, lui vuole di più. Il musulmano vuole attentare alle nostre radici, punto e basta. Lo scriveva anche ieri Panebianco. I neri di Rosarno non avevano ancora smesso di prendersi le pistolettate, e Panebianco sul Corriere aveva già individuato i responsabili. Sapete di chi è colpa se c’è una rivolta a Rosarno? Non ci credereste mai, sono gli intellettali liberal, “(e cioè politicamente corretti)”. Siamo noi che li abbiamo invitati qui. O credevate che fuggissero da una carestia mondiale, seguendo inconsapevolmente, in quanto offerta di manodopera a basso costo, un principio del libero mercato?

No, probabilmente essi vivevano beati nei loro tucul africani finché noi intellettuali liberal “(e cioè politicamente corretti”) abbiamo bombardato i loro pacifici villaggi con copie gratuite di Micromega. Costringendoli a venire qui. In cerca di condizioni migliori? No. Quello che veramente li ha spinti sulle nostre belle spiagge è il desiderio di toglierci le nostre belle tradizioni, a cominciare, indovinate… dalle statuine del presepe.

Proprio così. Il giorno che ricorderemo come l’inizio della rivolta di Rosarno, Panebianco dedica un capoverso del suo atto di accusa a quelle scuole (cinque? Sei? Fossero anche una dozzina?) che per risibili questioni di integrazione non hanno fatto il presepe. Altro che topi nelle baracche: il presepe. È quello il problema, secondo Panebianco.

Ci sono educatori (è inappropriato definirli diseducatori?) che hanno scelto di abolire il presepe e gli altri simboli natalizi, lanciando così agli immigrati non cristiani (ma anche ai piccoli italiani) il seguente messaggio: noi siamo un popolo senza tradizioni o, se le abbiamo, esse contano così poco ai nostri occhi che non abbiamo difficoltà a metterle da parte per rispetto delle vostre tradizioni. Intendendo così il rispetto reciproco e la «politica dell'integrazione», quegli educatori contribuiscono a preparare il terreno per futuri, probabilmente feroci, scontri di civiltà. 

Voi capite, il bimbo musulmano che non fa il presepe comincia a pensare “ehi, non lo fanno per rispetto a me, che mammolette! Non vedo l’ora di crescere e chiedere l’abolizione degli spaghetti! Oggi il presepe, domani il festival di Sanremo!” Ecco, nel cervello di Panebianco (e dei suoi lettori) il futuro probabilmente feroce scontro di civiltà scoppierà così. Non saranno neri derelitti che escono dalle loro tane puzzolenti e chiedono di essere rispettati per il lavoro che fanno: no, saranno adolescenti arroganti perché da bambini non li abbiamo esposti alla miniatura di Bue, Asinello e Bambino Gesù.


E lasciamo da parte ciò che possiamo solo immaginare: cosa essi raccontino, sulle suddette tradizioni, nelle aule, ai piccoli italiani e stranieri.

Già, chissà cosa raccontano. No, sul serio, cosa raccontano? Che la polenta è un cibo demoniaco? Che la pizza in realtà è un’invenzione africana? Che il campionato italiano di calcio ultimamente è una palla tremenda? Sia come sia, quello che succede a Rosarno è anche colpa loro. Ovvero, nostra. Insomma, mia. Soltanto mia? Eh, no, troppo facile. Panebianco, sapete, non è uno che si nasconde: e ha il coraggio (notevole, diciamo, per un corsivista del Corriere) di prendersela con una categoria molto meno toccabile: i preti.

Questi preti che invece di pensare alle tradizionali statuette, si dedicano all’accoglienza del loro prossimo. Questi preti che sfamano chi è affamato, dissetano chi è assetato, alloggiano chi è sfitto, curano chi è malato, ma che razza di cristiani sono? Pensassero di più a collocare il Bue e l’Asinello e meno alla cura di ‘sti maledetti samaritani a venti euro la giornata, che tolgono lavoro agli schiavi italiani.

La prossima volta che vi friggono un discorso a base di paroloni come Identità o Tradizione, pensate, per favore, al presepe di Panebianco. Secondo lui i preti sono "troppo accoglienti": da un punto di vista razionale potrebbe avere anche ragione, qualsiasi spazio limitato non può accogliere tutti, e l'Italia non fa eccezione. Ma i preti non sono razionali: sono preti. Se accolgono tutti indiscriminatamente, è perché glielo ha detto Gesù, a chiare lettere, nel Vangelo. E quando a saper leggere il Vangelo erano ancora pochi, i preti hanno inventato strumenti come il Presepe, che servivano proprio a ricordare il principio: Giuseppe e Maria erano due viaggiatori senza un tetto, e Dio si è incarnato in mezzo a loro. Prima di essere una tradizione, il Presepe era una lezione sull'ospitalità. Ma Panebianco non lo sa, o se l'è dimenticato, o non gli interessa. A lui interessa il Presepe in quanto tradizione, ovvero statuetta, guscio vuoto che non spiega più niente a nessuno, rimandando solo a sé stesso. E bisogna averne di cose vuote in testa, per vedere le baracche di Rosarno e di non accorgersi di quel che sono: presepi viventi, in mezzo a noi. Che frigniamo se ci toccano le statuette dipinte.

Rosarno 2010 (1)

Aggiungo qualche cosa a ciò che ha detto Lore, citando le parole di Maroni:
"A Rosarno c'è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un'immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall'altra ha generato situazione di forte degrado"
Quindi, secondo Maroni, gli unici colpevoli della situazione che si è creata a Rosarno, sono chi in qualche modo ha favorito l'immigrazione clandestina e i clandestini stessi. Il fatto che ci siano italiani che li facciano lavorare (in nero) a 20 euro al giorno, che li schiavizzino, che li facciano vivere in fabbriche abbandonate e che li prendano a pallettoni non è importante.
Se uno uomo è clandestino in Italia è colpevole, e quindi è colpa sua se poi gli italiani ne fanno l'uso che vogliono, come un oggetto.

Che schifo.

Spero almeno l'abbia detto solo per fare campagna elettorale.

Su questo tema, segnalo i post di Metilparaben, Civati(1), Civati (2), Gad Lerner e quello di Leonardo che pubblico per intero.

Rosarno 2010

Giudico le parole dell'On. Maroni a commento dei fatti che stanno coinvolgendo gli abitanti di Rosarno (cittadini regolari contro immigrati) quanto meno incaute: il ministro afferma che la causa degli scontri di queste ore sta nella "troppo tolleranza" delle istituzioni nei confronti dei clandestini.
Sarei pronto a scommettere che l'onorevole non abbia mai guardato, ad esempio, questo video:

http://www.leggonline.it/video.php?idv=1937&id_news=40858

Vorrei sapere se la signora sull'autobus che si lamenta coi "negri che rubano lavoro ai nosti figli" manderebbe i suoi figli a raccogliere arance a Rosarno e a dormire nel ridente capannone.